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Premio Letterario Tropea

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I 30 libri in concorso (in ordine alfabetico per editore)  

Premio “Tropea”, 4a edizione: 30 i libri in concorso Ampia la scelta quanto ad autori ed editori. Da tale lista, uscirà la “terna” che si disputerà la vittoria a luglio       È stata resa nota la selezione in concorso al Premio “Tropea”, giunto alla 4a edizione: 30 i libri in concorso, un bel numero “tondo”. La selezione si compone dei seguenti titoli (in ordine alfabetico per autore): Eraldo Affinati, Berlin (Rizzoli); Rabih Alameddine, Il cantore di Storie (Bompiani); Tommaso Alibrandi, Giochi di fuoco (Manni); Marco Archetti, Gli asini volano alto (Feltrinelli); Alberto Bevilacqua, L'amore stregone (Mondadori); Riccardo Bocca, Gli anni feroci (Rizzoli); Guido Davico Bonino, Figlia d'arte (Manni); Angela Bubba, La casa (Elliot); Mario Calabresi, La fortuna non esiste (Mondadori); Massimo Carlotto, L’amore del bandito (E/O); Anne Cherian, La moglie indiana (Newton&Compton); Vincenzo Consolo, Il corteo di Dioniso (Lepre edizioni); Ildefonso Falcones, La mano di Fatima (Longanesi); Marcello Fois, Stirpe (Einaudi); Mimmo Gangemi, Il giudice meschino (Einaudi); Vittorio Giacopini, Il ladro di suoni (Fandango); Alicia Giménez-Bartlett con due opere Il silenzio dei chiostri e Una stanza tutta per gli altri (Sellerio); Arthur Japin, La donna che non voleva arrendersi (Bompiani); Gad Lerner, Scintille (Feltrinelli); Isabella Marchiolo, Un giorno come lei (Abramo); Gabriele Marconi, Le stelle danzanti (Vallecchi); Valeria Montaldi, Il manoscritto dell'imperatore (Rizzoli); Giovanna Moscato, Ritratto in bianco e nero (Aracne); Michela Murgia, Accabadora (Einaudi); Enrico Panunzio, L'apofasia del cav. Ciro Saverio Paniscotti, (Lepre); Laura Pugno, Quando verrai (Minimum Fax); Bjarne Reuter, L'impostore umbro (Abramo); Helga Schneider, La baracca dei tristi piaceri (Salani); Mattia Signorini, La sinfonia del tempo breve (Salani). Questa 4a edizione del Premio si contraddistingue dunque per la varietà dei titoli. A fianco delle firme “forti” quali, tra gli altri, Alberto Bevilacqua, Ildefonso Falcones e Gad Lerner, compaiono anche nomi di esordienti – già piccoli casi letterari – tra gli altri, Angela Bubba o Giovanna Moscato, entrambe espressione di case editrici, Elliot per la prima, Aracne per la seconda, di medie dimensioni che si ritrovano grazie al Premio “Tropea” a “competere” con i “grandi vecchi” dell’editoria quali Mondadori o Rizzoli. E quest’anno fa la sua “prepotente” comparsa il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Gems), che la fa quasi da padrona e offre un ampio ventaglio di generi e autori. In questo il Premio “Tropea” si dimostra specchio fedele del mercato editoriale che, come abbiamo visto negli ultimi mesi, ha visto il gruppo di Mauri Spagnol – grazie all’acquisizione di case editrici storiche – seguire il passo delle major Mondadori e Rcs. Ma soprattutto il “Tropea” allarga quest’anno gli orizzonti, ben più ampi dunque di quelli nazionali: diversi i successi editoriali esteri tradotti in Italia – quasi un terzo dei libri in concorso. Un trend importante, seguito da tempo dalle case editrici italiane, sia quanto ad acquisto di titoli stranieri sia quanto a vendita dei diritti esteri dei propri libri in catalogo. L’editoria si globalizza e il Premio “Tropea” registra ed amplifica questo fenomeno. Si preannuncia così, tra grandi firme, stranieri ed esordienti, in questa edizione del Premio “Tropea”, davvero una bella partita tra autori, titoli e case editrici. Ma siamo sicuri che alla fine a spuntarla sarà solo la “buona lettura”. La giuria è costituita da nomi di pregio, a partire dalla Presidente Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista del Corriere della Sera e scrittrice, nonché Presidente dal 2005 del Premio “Bagutta”, il più antico premio letterario italiano, nato nel 1927. Dalla tradizione, data dal Premio “Bagutta”, alla freschezza di un premio giovane ma non scevro di elementi di classicità come appunto è il Premio “Tropea”. I giurati sono: Pierfranco Bruni, scrittore e Vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani; Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; Mario Caligiuri, giornalista e docente universitario di Comunicazione istituzionale; Francesco Saverio Costanzo, Magnifico Rettore dell’Università Magna Grecia di Catanzaro; Michele Daniele, giornalista e Vicepresidente dell’Accademia degli Affaticati; Gilberto Floriani, Direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese; Massimo Giovannini, Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Giovanni Latorre, Magnifico Rettore dell’Università della Calabria di Arcavacata di Rende; Giuseppe Meligrana, giovane editore tropeano e Segretario dell’Accademia degli Affaticati; Pasqualino Pandullo, giornalista Rai e Presidente dell’associazione stessa e, ultimo ma solo a causa dell’alfabeto, Giuliano Vigini, saggista, consulente editoriale e docente di Sociologia dell’Editoria contemporanea all’Università "Cattolica" di Milano. Ogni giurato propone una rosa di opere, edite negli ultimi due anni, che dovrà poi confrontare con gli altri giurati in sede di selezione della terna. La modalità di selezione della suddetta terna è all’insegna della trasparenza: avviene infatti in una pubblica discussione ed è uno tra gli aspetti del Premio “Tropea” più interessanti. Dalla triade di libri verrà poi “eletto” il libro vincitore nel corso delle tre serate finali del Premio che quest’anno cade a metà luglio. L’altra tra le formule vincenti è la diffusione della triade dei libri presso i 409 sindaci di tutta la Calabria, che dovranno decretare – col voto combinato di una giuria popolare – il vincitore assoluto del Premio. In tal modo il territorio regionale viene educato alla cultura del libro. Il rapporto tra i sindaci e il Premio “Tropea” è a cura del consorzio Asmez, che ha la missione di assistere gli associati nell’introduzione delle innovazioni tecnologiche e gestionali. Il coinvolgimento dei sindaci è uno tra gli elementi più innovativi del Premio: grazie proprio alla diffusione capillare dei libri si fa tramite di un messaggio culturale – fondamentale per il sano sviluppo sociale nonché economico di un paese – imperniato sull’importanza del leggere. Un Premio dunque attento al sociale, e non solo, anche di qualità, come si evince dall’inserimento del Premio Tropea fra i “Premi di qualità” segnalati dal periodico Libri e Riviste d’Italia, organo del Ministero dei Beni culturali.  

Domenica 21 marzo la terna finalista del Tropea 2010

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I 30 libri in concorso (in ordine alfabetico per editore)

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 12 marzo 2010 )
 
Premio “Tropea”, 4a edizione: 30 i libri in concorso

Ampia la scelta quanto ad autori ed editori. Da tale lista, uscirà la “terna” che si disputerà la vittoria a luglio

     

È stata resa nota la selezione in concorso al Premio “Tropea”, giunto alla 4a edizione: 30 i libri in concorso, un bel numero “tondo”. La selezione si compone dei seguenti titoli (in ordine alfabetico per autore): Eraldo Affinati, Berlin (Rizzoli); Rabih Alameddine, Il cantore di Storie (Bompiani); Tommaso Alibrandi, Giochi di fuoco (Manni); Marco Archetti, Gli asini volano alto (Feltrinelli); Alberto Bevilacqua, L'amore stregone (Mondadori); Riccardo Bocca, Gli anni feroci (Rizzoli); Guido Davico Bonino, Figlia d'arte (Manni); Angela Bubba, La casa (Elliot); Mario Calabresi, La fortuna non esiste (Mondadori); Massimo Carlotto, L’amore del bandito (E/O); Anne Cherian, La moglie indiana (Newton&Compton); Vincenzo Consolo, Il corteo di Dioniso (Lepre edizioni); Ildefonso Falcones, La mano di Fatima (Longanesi); Marcello Fois, Stirpe (Einaudi); Mimmo Gangemi, Il giudice meschino (Einaudi); Vittorio Giacopini, Il ladro di suoni (Fandango); Alicia Giménez-Bartlett con due opere Il silenzio dei chiostri e Una stanza tutta per gli altri (Sellerio); Arthur Japin, La donna che non voleva arrendersi (Bompiani); Gad Lerner, Scintille (Feltrinelli); Isabella Marchiolo, Un giorno come lei (Abramo); Gabriele Marconi, Le stelle danzanti (Vallecchi); Valeria Montaldi, Il manoscritto dell'imperatore (Rizzoli); Giovanna Moscato, Ritratto in bianco e nero (Aracne); Michela Murgia, Accabadora (Einaudi); Enrico Panunzio, L'apofasia del cav. Ciro Saverio Paniscotti, (Lepre); Laura Pugno, Quando verrai (Minimum Fax); Bjarne Reuter, L'impostore umbro (Abramo); Helga Schneider, La baracca dei tristi piaceri (Salani); Mattia Signorini, La sinfonia del tempo breve (Salani). Questa 4a edizione del Premio si contraddistingue dunque per la varietà dei titoli. A fianco delle firme “forti” quali, tra gli altri, Alberto Bevilacqua, Ildefonso Falcones e Gad Lerner, compaiono anche nomi di esordienti – già piccoli casi letterari – tra gli altri, Angela Bubba o Giovanna Moscato, entrambe espressione di case editrici, Elliot per la prima, Aracne per la seconda, di medie dimensioni che si ritrovano grazie al Premio “Tropea” a “competere” con i “grandi vecchi” dell’editoria quali Mondadori o Rizzoli. E quest’anno fa la sua “prepotente” comparsa il Gruppo editoriale Mauri Spagnol (Gems), che la fa quasi da padrona e offre un ampio ventaglio di generi e autori. In questo il Premio “Tropea” si dimostra specchio fedele del mercato editoriale che, come abbiamo visto negli ultimi mesi, ha visto il gruppo di Mauri Spagnol – grazie all’acquisizione di case editrici storiche – seguire il passo delle major Mondadori e Rcs. Ma soprattutto il “Tropea” allarga quest’anno gli orizzonti, ben più ampi dunque di quelli nazionali: diversi i successi editoriali esteri tradotti in Italia – quasi un terzo dei libri in concorso. Un trend importante, seguito da tempo dalle case editrici italiane, sia quanto ad acquisto di titoli stranieri sia quanto a vendita dei diritti esteri dei propri libri in catalogo. L’editoria si globalizza e il Premio “Tropea” registra ed amplifica questo fenomeno. Si preannuncia così, tra grandi firme, stranieri ed esordienti, in questa edizione del Premio “Tropea”, davvero una bella partita tra autori, titoli e case editrici. Ma siamo sicuri che alla fine a spuntarla sarà solo la “buona lettura”. La giuria è costituita da nomi di pregio, a partire dalla Presidente Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista del Corriere della Sera e scrittrice, nonché Presidente dal 2005 del Premio “Bagutta”, il più antico premio letterario italiano, nato nel 1927. Dalla tradizione, data dal Premio “Bagutta”, alla freschezza di un premio giovane ma non scevro di elementi di classicità come appunto è il Premio “Tropea”. I giurati sono: Pierfranco Bruni, scrittore e Vicepresidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani; Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; Mario Caligiuri, giornalista e docente universitario di Comunicazione istituzionale; Francesco Saverio Costanzo, Magnifico Rettore dell’Università Magna Grecia di Catanzaro; Michele Daniele, giornalista e Vicepresidente dell’Accademia degli Affaticati; Gilberto Floriani, Direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese; Massimo Giovannini, Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria; Giovanni Latorre, Magnifico Rettore dell’Università della Calabria di Arcavacata di Rende; Giuseppe Meligrana, giovane editore tropeano e Segretario dell’Accademia degli Affaticati; Pasqualino Pandullo, giornalista Rai e Presidente dell’associazione stessa e, ultimo ma solo a causa dell’alfabeto, Giuliano Vigini, saggista, consulente editoriale e docente di Sociologia dell’Editoria contemporanea all’Università "Cattolica" di Milano. Ogni giurato propone una rosa di opere, edite negli ultimi due anni, che dovrà poi confrontare con gli altri giurati in sede di selezione della terna. La modalità di selezione della suddetta terna è all’insegna della trasparenza: avviene infatti in una pubblica discussione ed è uno tra gli aspetti del Premio “Tropea” più interessanti. Dalla triade di libri verrà poi “eletto” il libro vincitore nel corso delle tre serate finali del Premio che quest’anno cade a metà luglio. L’altra tra le formule vincenti è la diffusione della triade dei libri presso i 409 sindaci di tutta la Calabria, che dovranno decretare – col voto combinato di una giuria popolare – il vincitore assoluto del Premio. In tal modo il territorio regionale viene educato alla cultura del libro. Il rapporto tra i sindaci e il Premio “Tropea” è a cura del consorzio Asmez, che ha la missione di assistere gli associati nell’introduzione delle innovazioni tecnologiche e gestionali. Il coinvolgimento dei sindaci è uno tra gli elementi più innovativi del Premio: grazie proprio alla diffusione capillare dei libri si fa tramite di un messaggio culturale – fondamentale per il sano sviluppo sociale nonché economico di un paese – imperniato sull’importanza del leggere. Un Premio dunque attento al sociale, e non solo, anche di qualità, come si evince dall’inserimento del Premio Tropea fra i “Premi di qualità” segnalati dal periodico Libri e Riviste d’Italia, organo del Ministero dei Beni culturali.

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 12 marzo 2010 )
 
Domenica 21 marzo la terna finalista del Tropea 2010
Ultimo aggiornamento ( giovedì 04 marzo 2010 )
 
Riparte il Tropea: il regolamento 2010

PREMIO CITTA’ DI TROPEA

 

“Una regione per leggere”

 

IV edizione - 2010

 

Bandito dall’Associazione culturale

Accademia degli Affaticati - Tropea

 

Regolamento Edizione 2010
Premiazione il 16-17-18 luglio 2010 in Tropea

 

1 - L’Associazione culturale "Accademia degli Affaticati di Tropea" bandisce il “Premio Letterario Città di Tropea - Una regione per leggere” IVa edizione, da assegnare ad un’opera di narrativa in lingua italiana.

2 - Possono concorrere al Premio le opere di narrativa pubblicate in volume nel periodo compreso fra l’1 gennaio 2008 ed il 31 dicembre 2009 e regolarmente in commercio, i cui autori risultino viventi alla data della riunione del Comitato tecnico-scientifico. Possono essere scelte anche opere che abbiano ricevuto altri premi o che siano di autori già premiati. Il mese e l’anno di pubblicazione cui fare riferimento, sarà quello indicato a stampa sul libro; qualora tale indicazione mancasse, la stessa dovrà essere fornita dall’editore sotto la propria piena responsabilità mediante dichiarazione scritta. Se l’opera è stata pubblicata con uno pseudonimo, è necessaria una dichiarazione scritta in cui sia indicato il nome ed i dati anagrafici dell’autore.

3 - Il Comitato organizzatore dell’associazione, eventualmente coadiuvato da collaboratori esterni indicati e approvati dall’assemblea, entro il 31 dicembre 2009, nomina:

a) un Comitato tecnico-scientifico (giuria di esperti) presieduto da un giornalista di fama nazionale e formato da dodici elementi individuati nelle seguenti figure del mondo accademico, letterario e politico: i tre Rettori delle Università calabresi, uno scrittore, un esperto di editoria, un’autorità pubblica nel campo delle comunicazioni, un esperto di comunicazione, un addetto ai sistemi bibliotecari e tre esponenti dell’Associazione promotrice (presidente, vice presidente e segretario). Il Comitato tecnico-scientifico ed il Presidente hanno un mandato annuale rinnovabile. L’accettazione a far parte del Comitato comporta l’implicita accettazione del presente Regolamento; comporta inoltre la partecipazione agli eventi organizzati dal Premio in occasione delle celebrazioni conclusive, nonché la disponibilità ad intervenire ad altre iniziative collaterali organizzate nel corso dell’anno dall’Associazione Accademia degli Affaticati.

4 - Il Comitato organizzatore dell’associazione, eventualmente coadiuvato da collaboratori esterni indicati e approvati dall’assemblea, entro il 31 marzo 2010, nomina:

b) una Giuria popolare, composta da ciascuno dei Sindaci dei 409 Comuni della Calabria o da un delegato dal Sindaco designato, da 25 persone di estrazione diversa a cui si aggiungeranno, di diritto, gli altri 16 soci fondatori dell’Accademia degli Affaticati per un totale di 450 componenti.

5 - Ogni componente del Comitato tecnico-scientifico è tenuto a segnalare alla Segreteria del Premio, entro il 10 gennaio 2010 tre titoli di opere con le caratteristiche di cui al punto 1 che ritenga meritevoli di concorrere al Premio. Saranno ammesse alle selezione le sole opere segnalate dal Comitato tecnico-scientifico.

6 - La Segreteria del Premio di seguito comunicherà agli editori interessati l'Elenco completo delle opere segnalate dal Comitato. Gli autori o gli editori che non volessero partecipare al Premio devono esplicitamente dichiararlo per iscritto alla Segreteria del Premio entro e non oltre il 20 gennaio 2010.

7 - Gli editori o gli autori delle opere segnalate, dopo aver ricevuto comunicazione dalla Segreteria del Premio, devono spedire alla stessa, con sede in Tropea, c/o Meligrana Giuseppe Editore, Via della Vittoria 14, 89861 Tropea (VV) entro il 31 gennaio 2010 tredici copie di ciascun’opera, che saranno di seguito consegnate, a cura della Segreteria, a ciascuno dei membri del Comitato. Le copie dell’opera verranno inviate a titolo gratuito e non verranno restituite.

8 - Il Comitato tecnico-scientifico si deve riunire entro il 31 marzo 2010 per procedere alla selezione di una terna di finalisti. Prima di procedere alla votazione, verifica l’ammissibilità delle stesse al Premio sulla base del presente regolamento; tale giudizio è insindacabile. La seduta di selezione è pubblica, avrà luogo in Tropea il 21 marzo 2010 e si svolge secondo le modalità qui di seguito indicate:

a) Tutti i componenti del Comitato tecnico-scientifico, compreso il Presidente, presentano con singoli interventi una delle opere dell'Elenco di cui al punto 6. Quindi si passa all’individuazione, previa votazione palese, delle tre opere finaliste. Ciascuno dei membri del Comitato esprime pubblicamente due preferenze riguardanti altrettanti titoli presenti nell'Elenco. Vengono quindi prescelte le tre opere che ottengono il maggior numero di voti. Nel caso di un ex aequo, che porti più di tre opere a ottenere i voti necessari ad entrare nella terna dei finalisti, si pongono a ballottaggio le opere con il punteggio più basso. Ciascuno dei Giurati esprime allora una preferenza. Viene quindi prescelta l'opera che ottiene il maggior numero di voti. Nel caso in cui solo due opere riescano ad ottenere un numero sufficiente di suffragi, i componenti del Comitato tornano a votare, esprimendo un singolo voto a testa, anche per successive votazioni. Viene quindi prescelta l'opera che ottiene il maggior numero di voti. Il giudizio della Giuria è insindacabile.

9 - Agli autori di ciascuna delle tre opere prescelte viene consegnato, nel corso della manifestazione conclusiva, un premio in denaro del valore di cinquemila euro. Se un autore prescelto nella seduta di selezione si ritira prima della manifestazione conclusiva o non parteciperà alla stessa non avrà diritto al premio in denaro. La presenza nella terna dei finalisti del Premio città di Tropea comporta la partecipazione agli eventi organizzati dal Premio in occasione delle celebrazioni conclusive, nonché la disponibilità ad intervenire ad altre iniziative collaterali organizzate dall’Associazione "Accademia degli Affaticati".

10 - Le tre opere prescelte vengono quindi sottoposte al giudizio della Giuria popolare. A tale scopo gli editori delle tre opere devono inviare alla Segreteria del Premio 480 copie di ciascuna opera della terna, entro il 15 aprile 2010. Le 480 copie sono acquistate dall'Accademia. Ognuno dei 450 giudici esprime la sua unica preferenza, con l’indicazione del titolo e dell’autore prescelto, su apposita scheda, in forma scritta, secondo le modalità indicate dalla Segreteria, facendo pervenire la preferenza alla Segreteria del Premio entro il 15 giugno 2010.

11 – Il 30 giugno 2010 la Segreteria si riserva di scrutinare i voti attribuiti ad ogni singolo titolo.

12 - L’opera che ottiene il maggior numero di voti dalla Giuria dei 450 giurati viene proclamata vincitrice del “Premio Città di Tropea - Una regione per leggere 2010”, e la relativa dicitura deve essere riportata su un’apposita fascetta da realizzarsi, a cura dell’Editore, secondo le modalità indicate direttamente dalla Segreteria del Premio. All’opera vincitrice viene attribuito un ulteriore premio in denaro del valore di cinquemila euro. Nel caso di parità dì voti fra più opere il premio viene suddiviso in parti uguali.

13 - La consegna dei premi avverrà a Tropea in una pubblica manifestazione che si terrà nei giorni 16-17-18 luglio 2010. I premi devono essere ritirati personalmente dai vincitori, tenuti a presenziare a tutt’e tre le serate: in caso contrario non saranno assegnati.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 03 febbraio 2010 )
 
Tropea, orme medievali

La presentazione ufficiale del libro sui Templari.

   

È stato presentato nei locali del Museo Diocesano di Tropea, lo scorso 7 novembre, l’ultimo libro di Luciano Del Vecchio, tropeano da anni trapiantato a Bologna, dal titolo “Tropea, orme medievali – tracce templari tra storia e leggenda”, edito dalla Meligrana Editore. L’evento, che avuto il patrocinio dell’Accademia degli Affaticati, ha attirato un folto pubblico attratto dall’affascinante tematica della presenza templare a Tropea. A moderare l’evento è stato il sacerdote e storico della Chiesa Don Pasquale Russo che ha subito dato la parola al Prof. Pietro De Leo, Ordinario di Storia Medievale all’Università della Calabria di Cosenza che, nel suo intervento, ha voluto ricordare la figura del rimpianto “teologo” e cioè Don Francesco Pugliese, suo amico di vecchia data. Il “teologo”, come ha riferito l’illustre professore, era un amante dell’arte e della storia, e di quella tropeana in particolare, e più volte negli anni lo aveva coinvolto non solo negli studi sui vari monumenti della città tirrenica, ma anche nelle campagne di salvaguardia a tutela dello stesso patrimonio artistico e naturale della città, che stava molto a cuore al “teologo” visto il suo stato di abbandono. De Leo ha poi analizzato il libro del Del Vecchio, puntando il dito su quello che oramai è divenuto un vero e proprio abuso della tematica templare, che viene analizzata senza l’uso di fonti storiche certe; abuso che non si nota nello scritto del Del Vecchio, ha proseguito lo storico, poiché lui fa delle ipotesi su fonti storiche precise e quindi non azzarda a fare teorie. È stata poi la volta di Don Pasquale Russo a relazionare sul libro; egli ha fatto un breve excursus sulla storia della chiesa tropeana e sui suoi possedimenti durante gli anni “templari”, argomento che è in parte affrontato nel libro, ed ha avuto parole di forte apprezzamento per lo scritto che cerca di aprire un dibattito ed uno studio sui secoli medievali nella città di Tropea. Fuori programma l’intervento del Vescovo della Diocesi di Mileto-Vibo-Tropea, Mons. Luigi Renzo, uomo di fede ma anche di cultura, che si è mostrato molto interessato per tutte le due ore della manifestazione; il vescovo ha voluto affermare e rispondere anche ai dubbi del De Leo sulla presenza templare di un certo livello nella Calabria, dicendo che ci sono molti atti e documenti a Roma che attestano la presenza templare in Calabria, crocevia di traffici medievali. Ben vengano, ha concluso il vescovo, libri che cercano di mettere in luce periodi storicamente bui. È stata poi la volta dell’autore; egli ha sostanzialmente ribadito le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere e cioè il voler creare una serie di ipotesi, fondate su documenti certi, per innescare un dibattito sull’argomento templari in Tropea. Egli ha poi concluso il suo breve intervento salutando e ringraziando l’editore, il pubblico e suo fratello Alfonso, prezioso interlocutore nella stesura del libro.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 26 novembre 2009 )
 
PARLA MALE DEI PREMI CHI NON NE HA MAI VINTO UNO

Cresce la qualità del Premio Tropea che vanta un forte legame col territorio

 

di Mauro Francesco Minervino

  

Ogni anno in Italia vengono banditi oltre mille premi letterari. Sicuramente sono troppi e non tutti di qualità. Le crescenti perplessità sul Premio Strega, l’accapigliarsi intorno al Premio Viareggio di qualche tempo fa, e infine il recente scandalo scoppiato intorno al Premio Grinzane Cavour (ma a proposito: com’è che solo dopo che la bolla è scoppiata, politici e amministratori locali, banchieri, sponsor, scrittori e giornalisti, critici e giurati, tutta una folla di presenzialisti di mestiere che affollavano in giro per l’Italia le memorabili cene del Grinzane, adesso sembrano tutti colpiti da improvvisa amnesia e si affrettano a prenderne le distanze?), con le polemiche e gli strascichi giudiziari che ne sono scaturiti, hanno comunque portato a riflettere sul senso dei grandi premi e dei concorsi letterari nazionali. Resta il fatto che quello dei premi è un sistema che fa parte dell’industria editoriale, di cui i libri e la letteratura sono un prodotto, e se il sistema dei premi ha goduto e gode di così ampi sostegni, anche istituzionali, e perché è indispensabile all’industria culturale e alla circolazione dei libri. Non tutto quello che viene promosso in un premio è buono, ma nemmeno è detto che ogni premio nasconda una pastetta o premi opere che sono porcherie. E gli unici vantaggi concreti di un premio non è sempre detto che siano solo gli assegni guadagnati dagli autori. Certamente concorsi e premi letterari servono per conoscere e farsi conoscere. E’ indubbio che il vincitore dello Strega guadagnerà notorietà e lettori, e questo, e se il libro che vince vale davvero, è un bene non solo per lui e per il suo editore, ma per la cultura in genere. Ci sono poi meritevoli eccezioni che vanno in controtendenza rispetto alla deriva che in Italia discredita oggi i grandi premi. Dopo tre edizioni di successo, grazie anche a un meccanismo trasparente e democraticamente partecipato, da autentico concorso letterario, ci è invece piaciuto molto il clima di fiducia e la crescita nella qualità che caratterizza il Premio Letterario Tropea. Per il Tropea basta dare una scorsa a titoli e autori selezionati, all’elenco di finalisti e vincitori delle prime tre edizioni per farsi un’idea della qualità. Mentre è già tra i 50 premi letterari italiani più importanti per montepremi assegnato. Ma il pregio del Tropea non sta solo in questi primi dati, ma piuttosto nel suo carattere partecipato e nel suo originario compito culturale. E’ un premio che nasce per promuove la lettura in una Calabria che legge poco, e la sua missione dichiarata “una regione per leggere”, stabilisce un fortissimo legame con il territorio, offrendo così un sostegno concreto non solo alla promozione della cultura del libro ma anche ai processi di sviluppo civile e di crescita della legalità nella regione. E’ interessante anche per il tipo di giuria e per i metodi di selezione e di voto. Un sistema misto che prevede un voto tecnico, riservato agli esperti, e un voto popolare. Nel caso dei premi non è infatti l’idea di mettere in gara la cultura che dovrebbe far storcere il naso, quanto piuttosto la necessità di fare un bel repulisti degli «asset tossici» che anche tra le patrie lettere inquinano la circolazione dei buoni libri. E ripartire come ha fatto il Tropea da regole originali oltre che trasparenti, che alla fine premiano chi davvero se lo merita. Perché da quando è nato, il premio non è nelle mani delle lobby editoriali e degli uffici stampa o sotto il controllo delle sigle concentrate nei grandi gruppi editoriali. Il Tropea nasce infatti dalla selezione locale di un nucleo di giurati e di lettori indipendenti. In testa il giornalista Rai Pasqualino Pandullo e gli “Affaticati” tropeani, assieme ai rettori delle università calabresi, a operatori della cultura e dei servizi editoriali e librari della regione. Infine la giuria del Tropea è guidata da una personalità libera e garantista, una gran signora del giornalismo e della cultura italiana come Isabella Bossi-Fedrigotti, che a parte tropea mette la sua firma solo sotto lo storico premio Bagutta. Tutti insieme i giurati del Tropea, semplicemente discutendo sulla base del gusto letterario e del gradimento personale, segnalano le opere e i titoli da ammettere alla prima fase del concorso. Che non sono solo quelli spinti dai grandi gruppi, ma anche prodotti di singoli editori e autori che pubblicano per sigle di nicchia. C’è poi il vaglio di una giuria di qualità che comprende studenti e giovani, che sceglie e conferma la terna, e infine il voto di una giuria popolare che fa capo ai 410 sindaci o delegati dei comuni della Calabria. E sono questi lettori finali, è il caso di dire rappresentanti dei lettori “comuni”, che nella serata conclusiva esprimono il vincitore con un voto segreto, attraverso una rete telematica certificata e verificata da un ente terzo. Altra scelta interessante in un tempo in cui il marketing editoriale che rafforza la penetrazione dei libri è in mano a pochi “grandi” editori che dettano le leggi del mercato, è anche quella di presentare e offrire al pubblico libri di autori ed editori diversi (anche calabresi) ospiti del Tropea con la formula del talk, pescando al di fuori della terna e non solo in occasione delle serate estive in cui si assegna il premio. Lo scopo del Tropea è quindi raggiunto: quello di promuovere la lettura e portare gli scrittori in mezzo alla gente, rendendo più popolare l’accesso e la diffusione del libro e della buona letteratura in Calabria. In un tempo in cui la circolazione della cultura e la diffusione dei libri è in mano a pochi circuiti e sotto il controllo delle “grandi” centrali della comunicazione, è un risultato notevole e degno di riconoscimento, anche da parte dei poteri pubblici. Insomma, il Tropea è un bel premio, ben organizzato e culturalmente autorevole, ed è certamente un premio utile alla Calabria. Anche per promuovere e mettere assieme, non solo a parole, turismo e cultura. E poi spesso a parlar male dei premi sono solo quelli che non ne hanno mai vinto uno.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 21 agosto 2009 )
 
Scoprire “Gli anni veloci”

Intervista al vincitore del Premio Tropea edizione 2009, Carmine Abate. Lo scrittore non dimentica il collega Saverio Strati cui va l’augurio di <<essere riscoperto e letto>>

   

Di Carmen Putruele

   

La caparbietà è carisma. Il segreto del successo risiede nelle voglia di fare sempre meglio: come dimostra Carmine Abate, classe 1954, che con il romanzo “gli anni veloci” (Mondadori, 2008), ha trionfato quest’anno nel salotto buono di Tropea, aggiudicandosi il primo Premio letterario nazionale- “Una ragione per leggere”, giunto alla terza edizione. Un libro, ambientato a Crotone, sul potere delle passioni, dei sentimenti, della musica, e sul messaggio vitale “Che la vita è comunque bella: ecco cosa non devi mai scordare….”, di cui è portatore (pagina 7 del libro citato). E la giuria e il grande pubblico se ne sono accorti di sicuro, visto il risultato finale. Abate, ha portato al primo posto, ancora una volta, la qualità letteraria, che gli ha permesso di aggiungere questo prestigioso Premio Tropea, del back office, associazione culturale “Accademia degli Affaticati”, ad una ventina di altri primi importanti Premi assegnati, negli anni veloci o passati, a opere dell’intelletto umano uscite in diverse lingue, di un autore profondo e ottimista, che abbiamo intervistato, poco prima della proclamazione.

Come sono stati “gli anni veloci” di Carmine Abate? E perché questo titolo al suo romanzo.

<<Prima degli anni veloci ci sono quelli dell’adolescenza in cui il tempo sembra che non passi mai. Tutti abbiamo ricordi della nostra infanzia, io ne ho molti specialmente del passaggio alla giovinezza che proprio perché è l’età più bella e speranzosa passa troppo velocemente. Nel romanzo “gli anni veloci”, ambientato a Crotone, ci sono due età: gli anni ’70 e ’90. Anni segnati dalla morte di Lucio Battisti(1998)e prima ancora di Rino Gaetano (1981). Uno dei due protagonista del libro, si chiama Nicola ed è un giovane atleta, con il mito di Pietro Mennèa,(primatista mondiale nei 200 m dal ‘79 al ’96), che, sospinto dalla musica dei cantautori scomparsi (in particolare dell’amico Rino, coma sa chi ha letto il libro o come scoprirà chi lo leggerà), ripensa ai suoi anni veloci, alla storia d’amore più importante, vissuta all’età di 14 anni con Anna, altra protagonista, fan accanita di Lucio Battisti, e dopo tanti anni dall’ultima volta che si sono visti, scopre che l’amore c’è ancora, e vuole rivederla per svelarle un segreto che “brucia dentro da tanto tempo”. Il titolo del libro è ispirato proprio dall’energia vitale, dalla velocità sportiva di Nicola.

Lucio Battisti, Rino Gaetano, Pietro Mennèa. Quanto c’è in sé di questi personaggi reali ai quali ha voluto rendere omaggio?

<<Rappresentano i tre personaggi fondamentali della mia giovinezza. Da studente “squattrinato” che per caso ha portato in testa una montagna di riccioli proprio alla Battisti, non mi sono mai perso un 45°giri del mio mito, Lucio Battisti. Una voce molto bella che ha saputo raccontare attraverso la musica davvero le “Emozioni” della vita, rivoluzionando, grazie a Mogol, la musica leggera italiana. Sento, più vicino, umanamente, Rino Gaetano che nella sua breve vita è riuscito a scrivere delle canzoni come “Gianna” ,“Il cielo è sempre più blu” che rimarranno per sempre tant’è che Rino, ai giovani di oggi, compresi i miei figli, piace molto. L’atleta Mennèa è il mito di Nicola, personaggio inventato, che, rappresenta però la parte più autobiografica del libro. Anch’io, dai 14 ai 18 anni ho abitato a Crotone e sono stato uno degli atleti più forti nei 100 m a livello regionale e medaglia d’oro a Catanzaro ai gioghi studenteschi nel ‘70. Mi allenavo tutte le mattine, per me la corsa era un modo anche per scaricare le tensioni familiari, personali, generazionali. La dote che ho sempre apprezzo in Mennèa, poco più grande di me, è la caparbietà. Ha sempre saputo che le cose si possono raggiungere solo con i sacrifici, con l’impegno quotidiano>>.

Così come ha fatto lei.                                      

<< Be’, si. Nel libro c’è un messaggio: se tu hai un talento da solo non serve a niente, devi coltivarlo, ci devi lavorare su, e soprattutto non devi arrenderti mai. L’obiettivo messo in testa deve essere raggiunto, naturalmente senza calpestare nessuno>>.                                         

Lei, che è anche un insegnante, come vede i giovani di oggi?

<<Ne parla nel libro il personaggio Anna perché questo è un problema eterno. Nicola e Anna e l’intera generazione degli anni ‘70 avevano il grande sogno di cambiare il mondo. Pochissimi giovani di oggi sognano di cambiare le cose o pensano sia possibile cambiarle. È come se la società di oggi compresi i genitori avessero tarpato le ali a questo sogno, che manca, occupando gli spazi dei giovani e creando in loro solo confusione>>.

 Abate, nella sua vita, i sentimenti, quale posto occupano?

<<I sentimenti, sono tutto, nella vita di ogni uomo. In un mio libro precedente ”Il mosaico del tempo grande” un’epigrafe dice: ”tutte le storie sono storie d’amore”. Io, amo scrivere, storie d’amore, alla mia maniera, che cercano i sentimenti , i problemi veri della vita, l’amore, il mistero, la morte, l’identità dell’uomo anche in “microcosmi” come può essere considerata, Crotone, rispetto all’Italia. E Prima ancora ho scritto, nella medesima direzione, anche sulla Calabria arbereshe- cioè italo-albanese passando da Carfizzi dove sono nato, quindi, sempre su piccoli paesi che in tutti i libri, ho chiamato “hora”>>.

Durante la prima serata del Premio, il pensiero è andato anche da parte dei suoi colleghi Di Stefano e Desiati, a Saverio Strati. Lei in particolare, ha detto che le letture stratiane hanno contribuito a farlo diventare oggi scrittore. Ci spieghi meglio.

<<Io figlio di emigranti, ho vissuto, dopo gli anni trascorsi a Crotone, anche in Germania ed ho visto come vivevano gli altri nella mia stessa condizione. Poi ho cercato dei libri che parlassero del mio mondo, dell’immigrazione della Calabria e con occhi molto arrabbiati mi sono accorto che nessuno, intendo a livello nazionale, ne parlava se non proprio Saverio Strati. Da quel momento in poi, si è alimentata una grande stima per lo scrittore che non ho mai conosciuto personalmente ma ci siamo scambiati bellissime lettere e libri. Oggi vivo in Trentino e da poco sono venuto a conoscenza della vicenda che ha colpito il grande intellettuale (che non ha né redditi né pensione) e dell’iniziativa promossa dal “Quotidiano” , dalla gente e dalla politica regionale, in favore di Strati che io appoggio in pieno. Sono sicuro però che lo scrittore, che sa di aver realizzato delle opere eccezionali e di una modernità incredibile, solo per citare un testo: “Il selvaggio di Santa Venere”, desideri più di ogni altra cosa essere riscoperto e letto soprattutto dai giovani, che, troveranno, veramente, le cose più autentiche della Calabria. Questo auguro a Saverio Strati con tutto il cuore>>.     

Che immagine ha di sé?

<<L’immagine di una persona seria, che lavora molto. Credo, un uomo modesto e che ha dignità. E che è molto grato alla cronista per questa intervista>>.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Una chiave di lettura del Premio Letterario Nazionale “Città di Tropea"

di Carmen Putruele

  

Tropea (Vibo Valentia)- Standing ovation. ”[…]Qualcuno grida il nome mio, smarrirmi in questo… volli io per leggere in silenzio un libro scritto a[…]”(Lucio Battisti, Il mio canto libero, 1972). Si è conclusa la fase estiva della terza edizione del Premio Letterario Nazionale “Città di Tropea- una ragione per leggere” recentemente andata in scena con la qualità della letteratura nazionale più vicina ai nostri giorni, attraverso tre romanzi finalisti (prodotti freschi e attraenti e sorti anche in ambienti legati al dialetto) scelti con votazione, nella fase primaverile, da una giuria tecnico-scientifica presieduta dalla giornalista e scrittrice, Isabella Bossi Fedrigotti, dopo aver preso in esame, una vasta rosa di libri, presentati, per essere ammessi all’iniziativa culturale. Libri successivamente passati, fino al giugno scorso, al vaglio di una giuria popolare e di un’altra particolare composta dai 409 sindaci della Calabria che con le proprie preferenze, espresse anche via web, hanno piazzato al primo posto, il best seller dal cuore innamorato, “Gli anni veloci”(Mondadori, 2008) di Carmine Abate, alla seconda posizione, il noir psicologico dal cuore pensante, “Nel cuore che ti cerca” (Rizzoli, 2008) di Paolo Di Stefano, al terzo posto, il romanzo obsession dal cuore infelice, “Il paese delle spose infelici” (Mondadori, 2008) di Mario Desiati. Un lavoro finale, di presentazione del Premio, tutto nelle mani del presidente dell’associazione culturale “Accademia degli Affaticati -Topea”(nata nel 2006, l’ideatrice del Premio Letterario) e giornalista RaiTre, Pasqualino Pandullo, con a fianco la collega, laureata in Lingue, Livia Blasi, condotto asintoticamente all’incontro, che ha visto dal 3 al 5 luglio 2009, nella gremita e attenta piazza intitolata al filosofo “Pasquale Galluppi” (Tropea 1770-Tropea 1846), l’esibirsi e l’alternarsi di autori di vari generi letterari provenienti da flussi editoriali diversi, uomini e donne della politica regionale, provinciale e locale, della Chiesa, dell’informazione, dell’Università della Calabria, della musica, del teatro, della TV e spettacolo e dello sport. Molti ospiti illustri del vario e vasto mondo culturale per un grande pubblico intriso anche di tanta gente comune, presente all’iniziativa accolta come merita, mantenuta e valorizzata con il patrocinio di Regione Calabria e Banca d’Italia, Provincia di Vibo Valentia e Comune di Tropea, da diversi sponsor e per la quale, visto il successo raccolto, si ha l’intenzione di dare continuità. Un evento tutto calabrese, grazie al quale, Tropea, la perla del Tirreno, figlia della provincia di Vibo Valentia, d’estate, diventa il luogo di una tre giorni di miglioramento culturale “rapido”, studiato semplicemente utilizzando un superbo alleato della cultura che non conosce confini, il libro, da diffondere a contagio in tutte le generazioni del Paese e da premiare con il “Balcone d’Argento”, un riconoscimento appositamente realizzato dall’orafo Tommaso Belvedere. Pensieri e parole sulle note della caparbietà e dell’autenticità, doti, che accomunano i tre protagonisti del Premio Tropea 2009 (Abate, Di Stefano, Desiati) che hanno al loro attivo altri libri (ed anche pubblicazioni tradotte in diverse lingue)e altri riconoscimenti letterari. Tutto ciò, per promuovere la scrittura (un dare) e la lettura (un avere) <>. < Francesco De Nisi, presidente della Provincia di Vibo Valentia, presente tra gli ospiti- rappresenta un momento di orgoglio per il nostro territorio. La scelta migliore, dello stile e del plot dei libri, fatta da esperti veri, rende il Premio una manifestazione di punta orientata a stimolare l’interesse e a tenere viva l’attenzione del lettore e del turista del mondo del libro>> favorendo la lettura anche attraverso la conoscenza diretta degli autori nazionali. Si respira moltissimo, in particolare “dal tacco alla punta dello Stivale”, il fatto che i libri fanno parte di una educazione un po’ elitaria: perché sono costosi in denaro per acquistarli (non tutti i libri però lo sono! Infatti, tra questi, il libro più venduto è il tascabile in brossura o paperback) e perché richiede un approccio culturale di partenza buono, che può venire solo dall’appartenenza a famiglie ben coltivate. Ma come diceva lo scrittore italiano, critico d’arte e giornalista, Ugo Ojetti (1871-1946) << Si è sempre i meridionali di qualcuno>>; la giusta chiave di lettura, in questo caso, è che al di là dell’area geografica italiana di appartenenza dal Nord al profondo Sud si è sempre in tempo per migliorarsi e riconoscere “il genio” che alcuni che scrivono o leggono hanno, altri meno, che si traduce in una fame o una sete inestinguibili di qualcosa che solo il libro scritto o letto può placare. Insomma, in questa società sempre più frenetica il libro è il by-pass per il benessere dell’uomo outsider, che, tolta la benda sugli occhi e individuati liberamente “gli strumenti” che piacciono, può entrare al meglio nel clima culturale ultramoderno. Basta volerlo! Non a caso l’Unesco ha proclamato, ormai da diversi anni, il 23 Aprile “Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore” per la promozione e diffusione, della cultura conservata nei libri, dell’attività editoriale e della corretta protezione delle opere, su base planetaria. Il vasto patrimonio librario offre libri che conservano un’aurea di straordinarietà, di privilegio, in grado di creare contatti tra gli uomini, come quelli trasportati, per farli conoscere, dalla programmazione culturale del Premio “ Città di Tropea”. Opere letterarie per una ricchezza umana ed intellettuale, perché, oltre ad essere utili, hanno anche un senso e non si lasciano modificare dallo scorrere inesorabile del tempo e, tanto meno cedono all’avanzare di un tecnologia sempre più imponente tanto che secondo voci nuove ”[…]fra qualche anno, un numero sempre più alto di individui ricorrerà esclusivamente al computer per leggere. Non cercherà nella sua libreria il libro del cuore o come dicono le persone colte “du chevet”: lo cercherà nel computer. Semplicemente digitando. So quanto costerà psicologicamente a tanti individui aprirsi in questo campo[…].Chi ha contratto fin da piccolo l’abitudine a leggere nella maniera tradizionale, estraniandosi con il suo libro dalle noie del mondo, chi possiede quel prodigioso rapporto tattile con la pagina farà una fatica del diavolo ad accettare le nuove abitudini[…]” (Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, L’impossibile altrove, 2006).

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Intervista a Paolo Di Stefano, secondo classificato al Premio Tropea con il noir Nel cuore che ti ce

di Carmen Putruele

  

Appartiene a quella categoria di scrittori che hanno tutto l’interesse ad esercitare il loro talento nei limiti di una specialità molto ristretta, l’infanzia minacciata da qualcosa, dalla malattia , dalla follia, eccetera, vero e proprio leitmotiv del mondo narrativo di Paolo Di Stefano. E mentre i romantici esaltano il sublime letterario attraverso la bellezza, per Di Stefano la sublimità può essere espressa, dall’orrore come dalla bellezza. Dietro il “cuore innamorato” nel romanzo Gli anni veloci (ed. Mondadori, 2008) del professore Carmine Abate, al secondo posto del Premio Tropea 2009, il “cuore pensante” del noir Nel cuore che ti cerca (ed. Rizzoli, 2008) del giornalista culturale del ”Corriere della Sera”, proprio Paolo Di Stefano, dal temperamento determinato, nato ad Àvola (Siracusa), nel 1956. Un romanzo psicologico, ambientato a Milano, che tocca il cuore delle persone e delle cose, di fronte ad un’infanzia violata, e ispirato da un fatto di cronaca: la storia di Natasha Kampusch, una giovanissima scomparsa a Vienna nel 1998 e tenuta sequestrata da un uomo malato per otto anni. Un libro che affronta il rapporto morboso e crudele tra l’adulto e la bambina segregata nella stanza del castigo. Un dramma vissuto nel libro da Rita, una bambina di 10 anni, artatamente sottratta al padre, Toni Scaglione, un uomo dalle carezze asinine, una figura che mette in moto, il senso profondo di paternità, di un <<marito separato, da qualche tempo, padre di una bambina, felice di niente, tanto meno del lavoro[…]. Sono uscito dal mondo normale senza accorgermene, come… Barbara[…]. Quel lunedì di marzo al telefono era Barbara, la mia ex moglie. Singhiozzando mi ha detto: <>… Con la gola di colpo asciutta e le labbra che sentivo insolitamente tese, le ho ripetuto che io non sapevo proprio niente di Rita e che doveva credermi[…]>>. Rita che appare immobile e distaccata, è riuscita, ogni sera, trovando in sé una grande forza e una lucidità tali da salvarla, ad andare a dormire risvegliandosi ad ogni domani, che, le portava soltanto l’infelicità del momento. Dopo che l’energia visionaria, ha preso la mano dell’autore, Rita, ormai diciottenne, riacquista, dopo traversie estenuanti, la vista e la gioia di vivere. In lei si agitano sentimenti contrastanti di estrema intensità, allo spavento e alla paura, dopo otto anni, si accompagna l’allegria per l’avvicinarsi del momento tanto spasmodicamente atteso. Per miracolo, la libertà.

1D. Desiati, qual è Il cuore che (ti) ci cerca, sul serio ?

R. <Nel cuore che ti cerca, il cuore è quello di un padre, Toni Scaglione, che cerca la sua bambina, Rita, che si è persa, in realtà è stata rapita, nel mondo sbagliato di un genitore che ha perso la figlia per colpa di un adulto malato e forse irresponsabile. Toni, cerca di ritrovarla attraverso emozioni, attraverso il recupero di una affinità con una figlia, che forse non aveva mai avuto. Infondo, il cuore che cerca, è il cuore delle persone che ci stanno intorno, con le quali abbiamo dei rapporti quotidiani. Oggi, però, noi viviamo in una società dove persino nei rapporti familiari non c’è comunicazione. Col suo intervento, lo ha detto poco fa (la sera del 5 luglio 2009) l’assessore alla cultura della Regione Calabria: <>. Un cuore che cerca, è un cuore, che cerca di mettersi in comunicazione con un altro cuore e anche di ascoltarlo. Un tentativo, che, secondo me va fatto, al più presto, specialmente, con le persone che ci stanno più vicine>>.

2D. La paura, secondo lei, si può capire e superare attraverso la letteratura?

R. <>, rimango allibito, perché queste stesse persone, poi, sicuramente guardano la TV, in cui scorre questa realtà orribile che ci circonda. È un fatto di prevenzione, per cui la parola scritta non deve affrontare la paura o la letteratura deve essere solo di pura evasione>>.

3D. Paure e ossessioni… In realtà, perché è nato Nel cuore che ti cerca?

R. <>.

4D. De Stefano, suscita curiosità questa frase riportata nel libro citato: ”Entro un silenzio così conosciuto i morti sono più vivi dei vivi.” Giorgio Orelli, Nel cerchio familiare. Ce la commenta ?

R. Si, certo. Vi rivelo che la mia passione per la scrittura nasce da una morte, per malattia… (qualche secondo di commozione dell’autore Di Stefano). Quella di mio fratello Claudio, quando io avevo appena 10 anni e Claudio 5 anni. Un ricordo che mi ha molto sconvolto. Verso i 18 anni ho pensato che volevo assolutamente raccontare questa storia dolorosa. Un ricordo, negli anni sempre più vivo. Ad un certo punto, mio padre, addirittura, ha deciso di portare il corpo, senza vita, di mio fratello, dalla Svizzera dove abitavamo, ad Àvola, quindi al nostro paese d’origine. In questo caso, i morti sono più vivi dei vivi, cioè, nella memoria, continuano ad accompagnarci, ci danno motivazioni e tutto ciò, dà anche un aspetto di speranza, perché la morte non è fine totale. Tutta la vicenda, è narrata nel mio primo libro, dal titolo Baci da non ripetere (ed. Feltrinelli, 1994)>>.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Mario Desiati intervistato al “Balcone d’Argento”

di Carmen Putruele

   

Al terzo posto del Premio Tropea 2009, “il cuore infelice” del romanzo obsession, Il paese delle spose infelici (ed. Mondadori, 2008) del giornalista, Mario Desiati, originario di Martina Franca (Taranto) classe 1977, il first mover nonché il più giovane finalista all’evento letterario. Desiati, che oggi vive a Roma, laureatosi in legge, entra nella scrittura e attualmente è direttore della casa editrice “Fandango libri” (Roma). Con il suo terzo successo letterario ha notato e romanzato forme e storture della vita provinciale, attese, delusioni e accettazioni del vivere quotidiano inquadrato nella cornice della sua Martina popolana, ma come ha detto l’autore, Il paese delle spose infelici, potrebbe essere il paese di qualunque provincia italiana. È bastato un breve colloquio con lo scrittore per scoprire, oltre all’ingegno poliedrico, un trentènne <>. La sicura percezione dei fatti quotidiani viene dal fatto che fin dall’infanzia si è sforzato di capire ciò che i migliori e i più saggi di ogni epoca hanno cercato di comunicarci con le loro opere. L’autore lascia intravedere nel tono della narrazione, in cui si alternano passaggi più o meno veloci ad espressioni in cui le parole si fanno più aggressive e osano di più, un certo disgusto verso le forme più basse del vivere, tale da incoraggiare nel lettore più avveduto, una catarsi. Nel romanzo ben confezionato ci sono pagine vibranti le storie, che si mischiano, di un gruppo di ragazzi dalla vita intessuta di particolari ossessioni, soprattutto dei tre protagonisti: Annalisa <<[…]sempre in mezzo ai maschi e agli ultimi, i pazzi e gli ammalati[…], dannata calamita di brutalità e sensi[…]la regina dei segreti…>>, Domenico alias Zazà, Francesco alias Veleno, ed il loro dar libero corso a tali ossessioni, che hanno contaminato i cuori leggeri e infelici. Nel paesaggio intimamente connesso alla vicenda di sofferenza e di inquietudine dei suoi personaggi, ci si rivolge a < tentativi di suicidio>> (la sposa infelice, Valvolina, che nel giorno delle sue nozze tenta di buttarsi dal tetto della sinagoga di Monte d’Oro), alla tragedia (la misteriosa morte di Annalisa D’Efebo che non ha mai rivelato ai “suoi amori”, il suo matrimonio con un uomo malato), per recuperare una dimensione vivibile da un’altra parte, scavata con le unghie all’interno di una realtà opprimente. <<[…]In certe zone qui si sposano tra parenti quando ci sono gravi malattie. Neanche un secolo fa i tisici, i lebbrosi, gli appestati prendevano in moglie una cugina, una zia vedova, una donna che potesse accudirli con il vincolo del sacramento… e del sangue[…]>>dove si giocava sull’ossimoro riguardante il clima della generazione dei trentenni, dei “tutti precari”. I due protagonisti cercano di salvarsi, appunto, dando pienezza, ai loro sentimenti. Quindi, l’eterno inteso come intensità di sentimento, sul momento, ok. Ad esempio, quando sei innamorato, pensi che quella, sia la persona per sempre…. Ma siamo trentenni… cinici!!! … e sappiamo …!>>.

Desiati, come ha scovato Il paese delle spose infelici? Quale aiuto ha ricevuto dall’amico, poeta e musicista, Vittorino Curci?

R. < posti fondamentali per lo snodo narrativo del libro: come il lebbrosario(la tomba) un luogo della Puglia, dove ancora oggi, presso il Centro degli Hanseniani (l’unico Centro di ricovero e trattamento esistente in Italia, per la malattia dovuta al bacillo di Hansen, la lebbra), sono ricoverate 70 persone malate. Un altro luogo, a Castellana Grotte, (Bari) dove si svolge l’omaggio, come sa chi ha letto, che fa Zazà ad Annalisa morta>>.

Lei, crede più nell’amore “eterno” o nell’amicizia “eterna” ?

R. <Vita precaria amore eterno,(esatto!)

Con il libro Vita precaria e amore eterno (ed. Mondadori, 2006) ,lei, ha vinto il premio per l’impegno civile “Paolo Volponi”, il narratore scomparso nel 1994 ,che, guarda caso anch’egli era laureato in Legge e negli anni ‘50 svolse delle inchieste che composero un romanzo. Cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?

R.<< È un premio molto importante, per una letteratura impegnata, non semplicemente di denuncia, ma che cerca di raccontare i meccanismi della società italiana. Con il libro in questione mi sono occupato di precarietà. Io, sono uno scrittore, che parte sempre da un dato reale, però la maggior parte delle volte, mi indigna, e ciò nutre la mia scrittura. Mi piace molto una frase dello scrittore napoletano, Maurizio Braucci (uno degli sceneggiatori del film “Gomorra”): Gli scrittori del Sud molte volte scrivono con le nocche, non scrivono con le dita, tanto che hanno la rabbia nei pugni>>.

I prossimi obiettivi di Desiati?

R. <<È appena uscito il mio ultimo lavoro letterario, sull’emigrazione, dal titolo Foto di classe (ed. Laterza). Il libro racconta di giovani, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, che, hanno deciso di lasciare il Sud per andare a lavorare al Nord e di quelli che invece sono rimasti. Tutto nasce da un‘inchiesta che ho compiuto l’anno scorso. Cinquanta interviste a persone contattate con un “passaparola”. Impresa riuscita con la collaborazione della rivista letteraria “ Nuovi Argomenti” che ha formulato, appositi questionari, dai quali sono nate storie un po’ romanzate. Nei programmi, attualmente c’è soltanto la direzione editoriale “Fandango Libri”>>.

Secondo lei, la lettura e la scrittura aiutano a superare certe difficoltà interiori, emozioni contrastanti, specie di quei giovani e meno giovani di oggi, che faticano ad emergere?

R. Assolutamente si. La letteratura salva la vita… o te la rovina! Dipende dalle scelte letterarie. Comunque ti dà le chiavi per aprire le porte di un enorme castello: la tua esistenza. Le persone che hanno letto più libri sono sempre persone migliori. Ai giovani, manca lo spirito d’iniziativa, il coraggio. I ventenni ed i trentenni di oggi si poggiano ancora troppo sulla propria famiglia. Penso sempre a quello che successe in Francia nel 2006, a seguito di alcune leggi sul precariato, che, penalizzavano tantissimo il mercato del lavoro francese. Bene, Parigi fu bloccata per due mesi. In Italia, invece, di fronte agli stessi problemi, ci si limita a qualche manifestazione, poi tutto tace e si continua… a non emergere>>.

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