Ci sono tanti giornalisti presso la sala stampa della Camera di Commercio di Vibo, sita al primo piano dello splendido palazzo del Valenziano di Vibo Valentia che, a dire il vero, più che una sede amministrativa sembra un vero e proprio museo, visti i numerosi reperti archeologici e la splendida pinacoteca. Fulvio Mazza di Bottega Editoriale, l’ufficio stampa del Premio Tropea, modera l’evento anticipando, nel suo intervento di apertura, quello che sarà il tema centrale della conferenza: il rapporto tra il Premio e la stampa calabrese o anche il vincolo tra lettura e la crescita civile di una regione. “Il premio Tropea – dice Mazza - sarebbe l’evento, o meglio un evento “normale”, in altre parti d’Italia ma ciò non in Calabria dove la cronaca nera o i casi di disservizio rimangono i fatti del giorno”. Un Premio, dunque, che, grazie alla sua valenza nazionale, vuole “normalizzare” la nostra regione e la nostra provincia per renderla, almeno culturalmente, pari alle altre. Il Commissario straordinario della Camera di Commercio di Vibo Valentia, Michele Lico, il padrone di casa, ha poi lodato il Tropea; l’Ente, da sempre attento alle tematiche culturali,è stato fin da subito pronto ad appoggiare questo progetto che coniuga cultura, arte ed economia. Vico ha poi elogiato gli “Affaticati” per i successi delle prime due edizioni e l’impegno profuso con passione e coraggio affinché la terza sia ancora più ricca: “un progetto – ha aggiunto il commissario – per essere valido deve essere continuativo ed il Tropea lo è nonostante il contesto in cui è inserito sia difficile”. Il Premio, ha tenuto a sottolineare Lico, può fare da volano a tutto il comprensorio di Tropea al fine di promuovere il turismo culturale, quello che è stato meno valorizzato. È stata poi la volta, di Gilberto Floriani, Direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese che ha presentato i tre libri finalisti tuttora al “vaglio” dei 409 Sindaci della regione, che ricordiamo sono Mario Desiati con Il paese delle spose infelici (edito Mondadori), Carmine Abate con Gli anni veloci (targato sempre Mondadori) e Paolo Di Stefano con Nel cuore che ti cerca (edito Rizzoli).A dimostrazione di come l’evento “Premio” stia permeando il territorio, ha inoltre sottolineato il concreto interesse suscitato dai libri finalisti, presso le scuole provinciali e le Biblioteche del “Sistema”, da parte degli studenti.L’Assessore alla Cultura della Provincia di Vibo Valentia, Michelangelo Mirabello, ha poispiegato il senso del sostegno “provinciale” al Premio, in quanto proietta la cittadina tirrenica nel cuore del Mediterraneo, non solo dal punto di vista naturale ma anche culturale dando il giusto riconoscimento alla provincia di Vibo. Il premio, ha aggiunto l’assessore, è pensato bene perché non si limita a dare un riconoscimento ma coinvolge, con la formula del talk-show, per ben tre giorni, tutta la comunità “invitandola” ad occuparsi ed interessarsi di libri e di cultura: una manifestazione che interesserà sempre l’ente provincia di Vibo Valentia al fine di rendere il Tropea un appuntamento fisso nella prospettiva di far riscattare il territorio a livello nazionale. È poi intervenuta Rosa Luzza, Subcommissario prefettizio del Comune di Tropea, dicendosi lieta ed onorata di ospitare il Premio che ha tutte le potenzialità per continuare a crescere. Un plauso particolare è stato rivolto agli organizzatori che stanno promuovendo l’immagine della cittadina in tutta Italia.Come ha ben sottolineato il moderatore Mazza, poche aziende riescono, e soprattutto vogliono, coniugare impresa e cultura, ma non è il caso - ha sottolineato Mazza - della SPI, che è, difatti, il main sponsor del Premio. Il Presidente della Spi, Francesco Mangione, ha difatti sottolineato come un’impresa possa essere non solo business, ma debba anche avere un impatto sociale tastando ed arricchendo l’humus culturale di un territorio. Mangione ha poi dichiarato che le aziende in Calabria ci sono ma non comunicano e dunque non intervengono, appoggiandole, in manifestazioni che danno visibilità. La SPI invece c’è e vuole comunicare di esserci con il “Tropea” e con altre iniziative. Così ha spiegato l’investimento che la SPI ha voluto fare sul Premio per ben 3 anni, nonostante la crisi economica ancora in atto. Mangione ha poi voluto soffermarsi su un concetto preciso: non è il Premio, a suo avviso, che deve rendere lustro al territorio ed alla città di Tropea bensì il contrario, invitando così indirettamente molti a fare la loro parte. Angela Procopio, del Consorzio Asmez, ha illustrato il ruolo del Consorzio nel Premio “Tropea” con riferimento all’elaborazione dei voti dei 409 Sindaci, da cui scaturirà il vincitore. “La cura dei problemi passa per i libri”, così il Vicepresidente della Giunta regionale Domenico Cersosimo ha esordito nel suo intervento. “Contano molto meno gli asset fisici – ha spiegato – contano ben di più gli asset immateriali. Insomma contano di più le teste e i neuroni. Bisogna investire sulla Cultura”.Dopo essersi congratulato con il Presidente Lico per la bella sede della Camera di Commercio e con il patron del Premio Pasqualino Pandullo per l’iniziativa ma soprattutto per la programmazione (parola rara in Calabria), è entrato nel vivo della problematica. Ha dichiarato senza mezzi termini che “i libri sono la soluzione. Una società che legge ha risolto i suoi problemi. Esiste un dualismo strutturale nella cultura della lettura, molti che leggono nulla e pochi che leggono moltissimo, ma in Calabria si legge molto poco anche perché mancano le librerie. Se in Calabria si leggesse di più i problemi sarebbero molti di meno. Leggere è un atto rivoluzionario, il rapporto con il libro è l’atto più libero che esista. Il libro alimenta il circuito dell’immaginazione, il libro apre finestre cognitive, ti costringe a misurarti con il tuo intimo. I libri rappresentano la chiave della felicità perché costringono a interrompere la finzione dello sterile affaccendarsi quotidiano. Il libro ti riporta in un altro universo, ti apre al mondo aiutandoti a superare riti e tradizioni arcaiche, ancestrali. Coltivare l’anima dei calabresi, che vivono in una società chiusa e individualista, con il libro è basilare sia culturalmente ma anche economicamente: i paesi che leggono di più sono i paesi più ricchi”. Ha infine sottolineato l’importanza del Premio che è data da due motivi:il primo è perchè “si è scelto di lavorare con gli attori più importanti della filiera politica, coloro che più di tutti sono a contatto con i bisogni delle cittadinanza: i Sindaci”, il secondoperché “Il Premio riduce la distanza cognitiva del nostro paese, lanciando la Calabria sul piano nazionale”.Pasqualino Pandullo, patron del Premio, esaltando la letteratura come l’unico “mezzo” con cui l’uomo può comprendere la “bellezza assoluta” ha espresso la sua soddisfazione per come la terza edizione del Premio stia andando avanti e sia giunta oramai alla fase finale. Comprendere la bellezza attraverso i libri in un posto bello come Tropea è dunque uno degli scopi del Premio, il cui fine principale, a parte tutto il resto, è senz’altro quello di promuovere la lettura in Calabria. Egli ha infine evidenziato brevemente il programma delle tre serate. Ha annunciato che il perno saranno i tre finalisti, Carmine Abate, Mario Desiati e Paolo Di Stefano, ma che intorno a loro si alterneranno numerosi scrittori, intellettuali, giornalisti. Fra gli altri, a parte i presenti alla Conferenza stampa, citiamo Sveva Casati Modignani, Rino Gattuso, Annarosa Macrì, Pierfranco Bruni, Paola Bottero, Mauro Francesco Minervino, Matteo Mazzuca, Felice Cimatti, Luigi Lombardi M. Satriani, Mario Caligiuri, i Rettori delle tre Università calabresi, Francesco Lucifero, ecc. A coadiuvare Pandullo nella conduzione delle serate sarà, anche quest’anno, la giornalista Rai Livia Blasi; mentre l’atmosfera musicale sarà affidata alle note di Sergio Coniglio e ai fiati della Binghillo Blues Band.Pandullo ha poi ringraziato gli intervenuti alla conferenza e, particolarmente, la coordinatrice della kermesse Maria Faragò e la presidentessa della giuria tecnica, la giornalista e scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti.
IL DETERSIVO DELLA CULTURA CONTRO LA “SINDROME DI CALIMERO”
TORINO - L’hanno chiamata “la sindrome di Calimero”,richiamandosi al pulcino di una famosa pubblicità di tanti anni orsono, quella propensione molto calabrese a lamentarsi di una scarsa considerazione altrui, che in realtà non esiste, se non quando suscitata dalla propria ignavia. “La sindrome diCalimero: la Calabria è davvero piccola e nera?” è stato il tema filo conduttore dell’incontro, con il quale il Premio Tropea Letterario Nazionale, giunto alla terza edizione, è stato presentato anche quest’anno alla Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Ma se la Calabria soffre di una tale sindrome, definita in modo così originale, ci sono di converso tantissimi calabresi impegnati in campo culturale con un atteggiamento opposto a quello del “lamentismo”: convinti, cioè, delle proprie risorse, orgogliosi delle proprie iniziative e pronti a confrontarsi. Tutti d’accordo su questi contenuti i partecipanti all’incontro, ospitato dallo stand della Regione Calabria, presente alla kermesse torinese. A cominciare dal vice presidente e assessore alla cultura Domenico Cersosimo, perfinire col giovanissimo scrittore calabro-lombardo Matteo Mazzuca (che a soli 19 anni si è visto pubblicare da Mondadori la sua opera prima, un romanzo di genere fantasy ambientato nel mondo dei pirati) … passando da due dei tre finalisti del Premio Tropea 2009: Carmine Abate e Mario Desiati, che hanno partecipato all’anteprima. Il presidente dell’Accademia degli Affaticati, Pasqualino Pandullo, che ha moderato l’incontro, ha annunciato che alle serate del Premio in programma dal 3 al 5 luglio, oltre ai tre finalisti (la terna è completata da Paolo Di Stefano) saranno presenti a Tropea come ospiti tanti altri scrittori e giornalisti, protagonisti della scena nazionale.
Il vincitore del Premio Tropea, come da regolamento, sarà deciso dai 409 sindaci calabresi, affiancati da una giuria popolare formata anche da studenti. A tutti loro, sono già stati consegnati i tre libri finalisti.
Presente alla cerimonia nella sala dell’Antico Sedile, anche una coppia di abruzzesi ospitati a Tropea dopo il terremoto e coinvolti seduta stante nella giuria popolare del Premio letterario
di Lino Tipe
foto di Salvatore Libertino
Tropea -La loro casa non è stata distrutta dal tremendo terremoto del 6 aprile scorso. Ma il loro paese, San Demetrio ne’ Vestini, quindici chilometri da L’Aquila, altrettanti da Onna, di danni ne ha riportati, eccome. C’è ancora tanta confusione, manca il gas. E in attesa di sapere se e quando possano ritornare nella loro abitazione in condizioni di sicurezza, sono stati ospitati a Tropea dai loro parenti. Antonio Pugliese,il cognato, uno dei soci fondatori dell’Accademia degli Affaticati, e la moglie, domenica 26 aprile hanno proposto loro di accompagnarli alla breve cerimonia per la consegna dei libri ai giurati del Premio Tropea, nella sala del centralissimo Antico Sedile. Loro, i parenti abruzzesi, hanno accettato volentieri. E’ andata così, per caso. E così, Enzo Tarquini e la moglie Gina Marchione (geometra in pensione lui, casalinga lei) adesso fanno parte a pieno titolo della giuria popolare della terza edizione del Premio Tropea Nazionale Letterario. “L’augurio è che la lettura di questi libri – ha detto il presidente Pasqualino Pandullo consegnando loro i tre volumi finalisti – possa lenire le vostre preoccupazioni”. A tributare un applauso di saluto e di solidarietà alla coppia di ospiti aquilani, c’era anche il sindaco di Tropea, Antonio Euticchio. Secondo un rito che si ripete da tre anni, è stato lui, naturalmente, il primo dei sindaci calabresi a ricevere i tre libri finalisti del Premio Tropea. La consegna stavolta arriva – ed anche questo è un caso – all’indomani di una notizia importante per la cittadina tirrenica, e soprattutto per chi ha fatto della sua animazione culturalela propria “missione possibile”. Tropea infatti entra dalla porta principale nel piano appena varato dalla Regione Calabria in favore dei centri storici: il recupero e la ristrutturazione del Palazzo Giffone ha ottenuto un finanziamento di 4 milioni di euro. “Palazzo Giffone diventerà sede di un Centro mediterraneo di cultura e innovazione – ha annunciato a botta calda il sindaco -. L’intervento su questo edificio, che gode di una posizione unica, farà da traino per il rilancio dell’intero centro storico”. A ritirare i libri – anche dalle mani del vice presidente dell’Accademia, Lino Daniele - quindi, sono stati gli altri 45 giurati popolari tra cui 15 studenti delle superiori.La terna prescelta dal comitato tecnico-scientifico presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, lo ricordiamo, è formata da: “Nel cuore che ti cerca “ di Paolo Di Stefano (Rizzoli), “Gli anni veloci” di Carmine Abate e “Il paese delle spose infelici” di Mario Desiati (editi entrambi da Mondadori). Intanto, è partita la distribuzione delle copie dei tre libri agli altri 408 sindaci calabresi, chiamati a decretare il vincitore assoluto insieme con la giuria popolare: decisamente, una delle più originali campagne per la lettura mai realizzate. A curare la consegna a tutti i primi cittadini calabresi è, come dall’inizio, il Consorzio Asmez, pronto a anche quest’anno a fornire un così prezioso servizio a titolo gratuito. Le schede dovranno tornare compilate alla segreteria del Premio, guidata da Giuseppe Meligrana, entro la fine di giugno. Le serate finali sono in programma a Tropea per il 3, 4 e 5 luglio, precedute da una conferenza stampa che ne illustrerà il programma nel dettaglio.
Alberoni, Cersosimo, Baricco: crisi o non crisi, l'incremento di consumi culturali serve allo sviluppo
di Sandro D’Agostino
Ho letto con interesse l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 23.3.2009, a firma di Francesco Alberoni, sia perché l’argomento (Cultura e voglia di far bene: i pregi dei tempi di crisi) era stato trattato alla presentazione dei libri finalisti del “nostro” premio letterario città di Tropea, sia poiché mi è sembrata una visione edulcorata del periodo di crisi. Più convincente mi è apparsa la disamina del Prof. Cersosimo, intervenuto alla presentazione di cui si è detto appena sopra, il quale ha evidenziato come per le popolazioni del Sud Italia non è “periodo” di crisi ma la crisi appare una costante – tanto da non avvertire le conseguenze negative dei traumi che l’economia sta vivendo –specie se rapportata alle economie industriali del centro-nord Italia. E’ senza dubbio incoraggiante la positiva tendenza all’incremento dei consumi culturali ma i dati statistici appaiono contraddittori e comunque di dubbia interpretazione: il 12,5% delle famiglie italiane non posseggono neanche un libro presso la propria abitazione eppure, dicono gli statistici, che chi legge maggiormente si senta più felice. Io non credo che la crisi abbia una funzione pedagogica per cui gli studenti diventano più bravi, le madri ed i padri più assennati, i professori più attenti nel loro lavoro; e non quale sia il criterio scientifico per cui gli studiosi abbiano potuto stabilire che chi legge di più è più felice. Sono però certo che la cultura aiuti a vivere meglio. Non è un caso che la provincia di Vibo Valentia abbia un solo cinema ed abitiamo in una Regione che è la penultima nella classifica che certifica l’acquisto di libri. Ciò spiega la presenza capillare sul territorio di una delle più grandi organizzazioni cd. mafiose. E badate bene che la mafia è tutt’altro che ignorante, la mafia è colta, all’avanguardia nelle tecnologie, pronta a comprendere il cambiamento dei tempi. E’ il popolo calabrese che legge poco, che non si ciba di cultura perché è convinto che un destino avverso lo ha condannato alla crisi permanente; per cui viviamo in case che non sono intonacate e non è così grave se le nostre aiuole non hanno fiori, se i Tribunali sono pieni di procedimenti penali per abusi edilizi. E la crisi è di ogni giorno perché abbiamo abbandonato di ricercare ciò che è bello. Ha ragione Stefano Benni quando prudentemente dice ”io ripeto sempre che scrivere è un atto nobile nel migliore dei casi, ingenuo nel peggiore … scrivere non peggiora il mondo”. La cultura non porta necessariamente ricchezze ma può costare poco; rende liberi, ti consente di amare il bello, non ti fa sentire solo e, forse, nei periodi di crisi, lascia sperare in un mondo migliore.
Abate, Desiati, Di Stefano: chi si sarà il successore di Saviano e Carofiglio?
Il Premio Tropea 2009 ha la sua terna. I libri finalisti per questa terza edizione del “Nazionale letterario”, organizzato dall’Accademia degli Affaticati di Tropea, sono “Il paese delle spose infelici” di Mario Deisati, “Nel cuore che ti cerca di Paolo Di Stefano” e “Gli anni veloci” di Carmine Abate. Ad annunciare i tre titoli che si contenderanno la vittoria finale nelle tre serate estive del 3, 4 e 5 luglio è stata, come al solito, la Bottega editoriale, la nota agenzia stampa di Fulvio Mazza, che rappresenta ormai dalla prima edizione la voce ufficiale del Premio Tropea. La votazione è stata differente dalle altre edizioni, differente perché la giuria ha espresso con un divario di voti netto il gradimento dei tre libri rispetto alla rosa dei migliori sette rimasta in gara sino a ieri. Si è messa dunque in moto la macchina organizzativa dell’evento culturale più importante dell’estate calabrese, e lo ha fatto in una sala del Museo diocesano di Tropea piena di nomi illustri della cultura calabrese. Lo scorso anno c’era il presidente Agazio Loiero in rappresentanza della Regione Calabria, mentre quest’anno, ad inaugurare la terza edizione del fortunato evento è giunto il suo vice, nonché assessore alla Cultura Domenico Cersosimo. Il noto docente universitario ha innanzitutto voluto lodare il ruolo che il Premio assume in un contesto di crisi economica avverso, qual è quello che viviamo. Per fortuna ci sono imprese come la Spi, che in barba agli effetti che la crisi americana sta avendo sulle economie mondiali, ha voluto scommettere sul Premio diventandone lo sponsor ufficiale. “A me non piace – ha affermato il professor Cersosimo nel suo intervento – la Calabria fatta di sprechi, fatta di strade rotte, fatta di emergenze, a me piace questa Calabria”, una Calabria fatta di libri, che sono a volte “il mezzo migliore per intraprendere viaggi, parlare con nuovi personaggi, ascoltare la loro voce, la loro storia”. Un messaggio ripreso qualche istante dopo, ma da un punto di vistadiverso, anche dal giornalista e docente universitario Mario Caligiuri, che ha sottolineato il valore che il Premio Tropea ha assunto come traino per una rinascita culturale del nostro territorio. Tra gli ospiti importanti, oltre a Cersosimo, ha voluto portare il suo augurio di persona anche il presidente della Provincia Francesco De Nisi. A condurre questa prima tappa del Premio Tropea, come sempre, il presidente dell’“Accademia degli affaticati” Pasqualino Pandullo, al quale va il merito di aver scommesso con lungimiranza in questo evento, di aver visto nella cultura - cosa rara nella nostra amata Calabria - un’occasione di rilancio economico e un’opportunità di crescita sociale. L’associazione promotrice del premio, per allestire anche quest’anno una giuria di qualità, ha voluto contare sulla presenza dipersonaggi illustri del mondo della cultura. Dei componenti della giuria, presieduta dalla scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti, assenti Massimo Giovannini, Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e Giovanni Latorre, Magnifico Rettore dell’Università della Calabria di Rende, mentre Pierfranco Bruni e Corrado Calabrò, hanno voluto comunque esprimere la loro preferenza per delega. Oltre ai nomi già citati, dunque, il compito di decretare la terna è spettato a Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, Giuliano Vigini, direttore di Editrice bibliografica, Francesco Saverio Costanzo, Magnifico Rettore dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, Michele Daniele, giornalista pubblicista e Vicepresidente dell’Accademia degli Affaticati,ed il giovane editore tropeano Giuseppe Meligrana, che ricopre anche il ruolo di Segretario dell’Accademia degli Affaticati. Prima della votazione, però, ogni membro della giuria ha intrattenuto gli intervenuti illustrando loro i libri in gara. Otto voti sono andati al libro di Deisati, che assieme a quello di Abate, con quattro voti, è edito da Mondadori. Il secondo dei libri scelti, di Paolo Di Stefano, edito da Rizzoli, ha invece ricevuto cinque voti. E sono stati loro i protagonisti della mattinata, i libri, raccontati, svogliati, letti e infine votati. A raccogliere più voti, come detto, “Il paese delle spose infelici”, romanzo di Mario Desiati edito da Mondadori. Al centro del romanzo è la storia di Annalisa, regina delle spose infelici. Molti la desiderano nel piccolo paese alle spalle di Taranto in cui si svolge la vicenda. Due ragazzi, cresciuti uniti tra partite nel campetto da calcio di Pezza Mammarella, ben presto scoprono in Annalisa un nuovo centro magnetico della loro vita. Il tutto si svolge in un piccolo mondo di periferia che sembra descrivere, in miniatura, il ritratto del “Bel Paese” di oggi, di quell’Italia che Annalisa sogna da sempre di poter visitare in viaggio, ma di cui conserva soltanto una collezione di cartoline. Con “Nel cuore che ti cerca”, invece, Paolo Di Stefano racconta la storia di Rita, giovane ragazza rapita quando aveva dieci anni e fatta prigioniera in una stanza sotterranea due metri per tre. Una storia attualissima, quindi, che descrive non solo la povertà e le bassezza a cui l’animo umano può ridursi, ma anche l’inesauribile voglia di vita della protagonista, che resiste per otto lunghi anni in quell’inferno. È ad una adolescenza mancata che il libro dà voce, ed alla lotta di un padre che non si arrende all'evidenza delle indagini. Tutto da leggere anche “Gli anni veloci”, di Carmine Abate, che vede come protagonisti due quattordicenni, Nicola e Anna, con molti sogni nel cassetto. Lui, amante della corsa e dello sport, lei autrice di testi per canzoni e grande ammiratrice di Lucio Battisti. I due si incontrano in riva al mare, a Crotone, durante quelli che sono i loro anni più belli, trascorsi col vento tra i capelli. Sono per loro anni veloci, trascorsi anche con la necessità di fuggire via dalla loro terra, dalla sua durezza e povertà. L’appuntamento con il Premio Tropea è ora rinviato alle serate del 3, 4 e 5 luglio, quando verrà decretato il nome del vincitore assoluto che riuscirà a raccogliere maggiori consensi tra i 409 sindaci calabresi e tra i 41 componenti della giuria popolare della cittadina tirrenica. Il compito di raccogliere i voti dei primi cittadini di Calabria, spetterà ancora una volta al consorzio Asmez.
L'elenco dei libri selezionati dal Comitato tecnico-scientifico del Premio è stato reso pubblico. Di seguito troverete l'elenco dei libri che verranno pubblicamente votati nella riunione del Comitato prevista per domenica 22 marzo a Tropea presso i locali del Museo Diocesano.
Carmine Abate, Gli anni veloci. Mondadori, 2008
Mario Desiati, Il paese delle spose infelici. Mondadori, 2008
Paolo Di Stefano, Nel cuore che ti cerca. Rizzoli, 2008
Susanna Tamaro, Luisito. Rizzoli, 2007
Christiana Ruggeri, La lista di carbone.Mursia, 2008
Chiara Tozzi, Quasi una vita. Feltrinelli, 2008
Pietro Grossi, L’acchito. Sellerio, 2007
Edoardo Rebulla, La misura delle cose. Sellerio, 2008
Alberto Arbasino, L’ingegnere in blu. Adelphi, 2008
Raffaele La Capria, Chiamiamolo Candido. L’Ancora del Mediterraneo, 2008
Mauro Francesco Minervino, La Calabria brucia. Ediesse, 2008
Nicola Giovanni Grillo, Perché fuggire dalla Calabria. Geva, 2008
Federico Guglielmo Lento, Onorevole… per caso. ilmiolibro.it2008
Iniziativa dell’Accademia degli Affaticati. L’autore a confronto con Mario Caligiuri e Pasqualino Pandullo
di Lino Tipe
Un freddissimo pomeriggio infrasettimanale, per la presentazione di “La Calabria brucia”. Ma all’Accademia degli Affaticati piace così: muoversi nelle intercapedini, nei tempi morti, quando sembra più facile, dove invece è più difficile. C’è più gusto e più significato. Soprattutto se la risposta è quella del caldo pubblico convenuto al Museo diocesano, in una sala resa gelida da temperature a una cifra. L’unico a togliersi il cappotto, è stato proprio Mauro Francesco Minervino, l’autore del libro edito da Ediesse presentato a Tropea, martedì 17 febbraio. A riscaldarlo, bastano gli incendi estivi da lui descritti nel libro, accanto ai roghi ancora più devastanti causati dall’indolenza e dall’ignavia dei calabresi. Ad infiammarlo, si aggiunge il fuoco della sua passione civile, che scuote i suoi interlocutori: siano i suoi lettori, siano le persone che incontra per presentare questo suo ultimo lavoro.
Abbottonatissimo, al contrario, ma solo perché avvolto da paletot e sciarpa azzurra, il professore Mario Caligiuri. Per il resto, questo grande amico del Premio Tropea, di sottolineature, di citazioni, di commenti, soprattutto di prospettive legate alle lettura di “La Calabria brucia”, ne ha profuse a piene mani. Ha smontato e rimontato il libro di Minervino, lo ha spiegato al pubblico, lo ha condiviso, se n’è avvalso per rilanciare le traiettorie che ama.
Questo dell’antropologo paolano non è un libro semplice. Non può essere semplice un libro che descrive oltre le apparenze la Calabria di questi anni. Potremmo dire, per giunta, che queste pagine sono pervase di profonda malinconia. Però chi le ha scritte ama la sua regione, ha deciso di restarci per abbracciarla fino in fondo: questo afflato, secondo noi, è la condizione essenziale del riscatto.
E questa, al tempo stesso, è l’essenza più intima del libro di Minervino: occorre pensare questo mondo apparentemente incendiato esattamente come il nostro stesso corpo. Così fa l’autore di “La Calabria brucia”, raccontando la nostra regione come si racconta la propria vita. Perché nella vita non si vince mai – ha detto Arnaldo Colasanti presentando lo stesso libro a Roma – e non si perde mai: si pareggia. Se non fosse stato trattenuto a Torino da un imprevisto più imprevisto degli altri, chissà, il critico romano avrebbe spiegato l’importanza del pareggio a tanti di noi.
Premiato il Presidente dell’Accademia degli Affaticati
Un grande segnale, da un piccolo centro del Cosentino. Può sintetizzarsi così, il riconoscimento attribuito al presidente dell’Accademia degli Affaticati, nell’ambito del Premio Arcipelago, consegnato a Cervicati. La motivazione esplicitail riferimento al Premio Tropea. “A Pasqualino Pandullo – si legge nella targa – narratore quotidiano di storie ed avvenimenti, per la sua attività sociale e culturale, testimoniata dagli straordinari risultati ottenuti nella realizzazione del PREMIO LETTERARIO NAZIONALE CITTA’ DI TROPEA, di cui è animatore instancabile nella veste di Presidente dell’Associazione culturale “ACCADEMIA DEGLI AFFATICATI” .La premiazione è stata inserita nel contesto della manifestazione “Integrazioni culturali”, da intendersi come commistioni ben riuscite tra culture e civiltà, nonché tra forme d’arte diverse. Nel corso della serata, condotta da Paolo Talarico e Annalia Incoronato, sono state infatti ascoltate le esperienze personali ed artistiche di alcuni protagonisti di meravigliose storie d’integrazione culturale: Hesman Almolla, Miguel Angel Arenas, Rosalba Fedele, Raffaella Salamina, la Compagnia teatrale Aprustum di Castrovillari. Vincitori del concorso, rivolto ad autori italiani di narrativa e giunto alla terza edizione, sono risultati Claudio Elliot con il romanzo “Il barcone della speranza” (Edizioni Raffaello) e Claudio Saporetti con “Sulle strade dell’Iraq” (Rubbettino). “Sono lieto, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale - ha affermato Antonio Dardis, sindaco di Cervicati – di aver aver ospitato una manifestazione di così alto livello sociale e culturale, grazie anche alla Fondazione San Rocco e al suo presidente Giorgio Serra, sempre sensibile alla promozione di simili eventi nella nostra cittadina”. Un ringraziamento particolarmentesentito, Pasqualino Pandullo ha rivolto al Presidente dell’Associazione Arcipelago, l’ingegnere Antonio Talarico, che gli ha consegnato il riconoscimento. “Lo voglio dedicare – ha detto Pandullo – alle persone che con me condividono la grande fatica e la gioia, mille volte più grande, del Premio Tropea”.