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Premio Letterario Tropea

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NEWS

Domenica 21 marzo la terna finalista del Tropea 2010

IL MAGISTRATO NICOLA GRATTERI PRESENTA AGLI STUDENTI DI TROPEA IL SUO ULTIMO LIBRO “LA MALAPIANTA” Lunedì 15 febbraio alle ore 9,30 nel salone delle conferenze del Liceo Scientifico, grazie a una sinergia tra Istituto Superiore e Accademia degli Affaticati Si apre con un evento organizzato in collaborazione con l’Istituto scolastico superiore di Tropea il nuovo anno dell’Accademia degli Affaticati. Lunedì 15 febbraio, infatti, il magistrato Nicola Gratteri presenterà il suo ultimo libro, “La malapianta” (Mondadori), nel corso di un incontro con gli studenti fissato per le ore 9,30 nel Salone delle conferenze del Liceo Scientifico tropeano. Accanto a Gratteri, anche il giornalista Antonio Nicaso, con il quale il magistrato antimafia, dopo “Fratelli di sangue”, ha scritto pure questo volume. Ad accoglierli, sarà il dirigente scolastico dell’Istituto superiore, Beatrice Lento, promotrice della manifestazione, che s’inserisce nel progetto “Legalità è futuro”. Moderatore dell’incontro, il giornalista Rai Pasqualino Pandullo, presidente dell’Associazione culturale “Accademia degli affaticati”. Sottotitolo de “La malapianta” è “La mia lotta contro la ‘ndrangheta”. In questo libro fresco di stampa (è uscito in libreria il 2 febbraio scorso) Nicola Gratteri ritorna ad approfondire un fenomeno criminale di portata internazionale che, dopo lunghi e colpevoli ritardi, inizia finalmente ad essere percepito nella sua vera dimensione. Procuratore aggiunto presso la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Gratteri ha contribuito alla cattura di oltre 120 latitanti. Specializzatosi nella lotta al traffico internazionale di droga, attualmente lavora anche alla strage di Duisburg. Dal 1989 vive sotto scorta ed è sfuggito a diversi attentati. Antonio Nicaso, giornalista e scrittore calabrese, vive e lavora in Nord America. Storico delle organizzazioni criminali, è uno dei massimi esperti di ‘ndrangheta nel mondo. Ha scritto diciannove libri, tra cui alcuni bestseller internazionali. De “La malapianta”, presentato da Gratteri alla trasmissione “Che tempo che fa”, si parlerà domenica 14 febbraio nel corso dello speciale TG1 In onda alle 23.

Riparte il Tropea: il regolamento 2010 PREMIO CITTA’ DI TROPEA   “Una regione per leggere”   IV edizione - 2010   Bandito dall’Associazione culturale “Accademia degli Affaticati - Tropea”   Regolamento Edizione 2010Premiazione il 16-17-18 luglio 2010 in Tropea   1 - L’Associazione culturale "Accademia degli Affaticati di Tropea" bandisce il “Premio Letterario Città di Tropea - Una regione per leggere” IVa edizione, da assegnare ad un’opera di narrativa in lingua italiana. 2 - Possono concorrere al Premio le opere di narrativa pubblicate in volume nel periodo compreso fra l’1 gennaio 2008 ed il 31 dicembre 2009 e regolarmente in commercio, i cui autori risultino viventi alla data della riunione del Comitato tecnico-scientifico. Possono essere scelte anche opere che abbiano ricevuto altri premi o che siano di autori già premiati. Il mese e l’anno di pubblicazione cui fare riferimento, sarà quello indicato a stampa sul libro; qualora tale indicazione mancasse, la stessa dovrà essere fornita dall’editore sotto la propria piena responsabilità mediante dichiarazione scritta. Se l’opera è stata pubblicata con uno pseudonimo, è necessaria una dichiarazione scritta in cui sia indicato il nome ed i dati anagrafici dell’autore. 3 - Il Comitato organizzatore dell’associazione, eventualmente coadiuvato da collaboratori esterni indicati e approvati dall’assemblea, entro il 31 dicembre 2009, nomina: a) un Comitato tecnico-scientifico (giuria di esperti) presieduto da un giornalista di fama nazionale e formato da dodici elementi individuati nelle seguenti figure del mondo accademico, letterario e politico: i tre Rettori delle Università calabresi, uno scrittore, un esperto di editoria, un’autorità pubblica nel campo delle comunicazioni, un esperto di comunicazione, un addetto ai sistemi bibliotecari e tre esponenti dell’Associazione promotrice (presidente, vice presidente e segretario). Il Comitato tecnico-scientifico ed il Presidente hanno un mandato annuale rinnovabile. L’accettazione a far parte del Comitato comporta l’implicita accettazione del presente Regolamento; comporta inoltre la partecipazione agli eventi organizzati dal Premio in occasione delle celebrazioni conclusive, nonché la disponibilità ad intervenire ad altre iniziative collaterali organizzate nel corso dell’anno dall’Associazione Accademia degli Affaticati. 4 - Il Comitato organizzatore dell’associazione, eventualmente coadiuvato da collaboratori esterni indicati e approvati dall’assemblea, entro il 31 marzo 2010, nomina: b) una Giuria popolare, composta da ciascuno dei Sindaci dei 409 Comuni della Calabria o da un delegato dal Sindaco designato, da 25 persone di estrazione diversa a cui si aggiungeranno, di diritto, gli altri 16 soci fondatori dell’Accademia degli Affaticati per un totale di 450 componenti. 5 - Ogni componente del Comitato tecnico-scientifico è tenuto a segnalare alla Segreteria del Premio, entro il 10 gennaio 2010 tre titoli di opere con le caratteristiche di cui al punto 1 che ritenga meritevoli di concorrere al Premio. Saranno ammesse alle selezione le sole opere segnalate dal Comitato tecnico-scientifico. 6 - La Segreteria del Premio di seguito comunicherà agli editori interessati l'Elenco completo delle opere segnalate dal Comitato. Gli autori o gli editori che non volessero partecipare al Premio devono esplicitamente dichiararlo per iscritto alla Segreteria del Premio entro e non oltre il 20 gennaio 2010. 7 - Gli editori o gli autori delle opere segnalate, dopo aver ricevuto comunicazione dalla Segreteria del Premio, devono spedire alla stessa, con sede in Tropea, c/o Meligrana Giuseppe Editore, Via della Vittoria 14, 89861 Tropea (VV) entro il 31 gennaio 2010 tredici copie di ciascun’opera, che saranno di seguito consegnate, a cura della Segreteria, a ciascuno dei membri del Comitato. Le copie dell’opera verranno inviate a titolo gratuito e non verranno restituite. 8 - Il Comitato tecnico-scientifico si deve riunire entro il 31 marzo 2010 per procedere alla selezione di una terna di finalisti. Prima di procedere alla votazione, verifica l’ammissibilità delle stesse al Premio sulla base del presente regolamento; tale giudizio è insindacabile. La seduta di selezione è pubblica, avrà luogo in Tropea il 21 marzo 2010 e si svolge secondo le modalità qui di seguito indicate: a) Tutti i componenti del Comitato tecnico-scientifico, compreso il Presidente, presentano con singoli interventi una delle opere dell'Elenco di cui al punto 6. Quindi si passa all’individuazione, previa votazione palese, delle tre opere finaliste. Ciascuno dei membri del Comitato esprime pubblicamente due preferenze riguardanti altrettanti titoli presenti nell'Elenco. Vengono quindi prescelte le tre opere che ottengono il maggior numero di voti. Nel caso di un ex aequo, che porti più di tre opere a ottenere i voti necessari ad entrare nella terna dei finalisti, si pongono a ballottaggio le opere con il punteggio più basso. Ciascuno dei Giurati esprime allora una preferenza. Viene quindi prescelta l'opera che ottiene il maggior numero di voti. Nel caso in cui solo due opere riescano ad ottenere un numero sufficiente di suffragi, i componenti del Comitato tornano a votare, esprimendo un singolo voto a testa, anche per successive votazioni. Viene quindi prescelta l'opera che ottiene il maggior numero di voti. Il giudizio della Giuria è insindacabile. 9 - Agli autori di ciascuna delle tre opere prescelte viene consegnato, nel corso della manifestazione conclusiva, un premio in denaro del valore di cinquemila euro. Se un autore prescelto nella seduta di selezione si ritira prima della manifestazione conclusiva o non parteciperà alla stessa non avrà diritto al premio in denaro. La presenza nella terna dei finalisti del Premio città di Tropea comporta la partecipazione agli eventi organizzati dal Premio in occasione delle celebrazioni conclusive, nonché la disponibilità ad intervenire ad altre iniziative collaterali organizzate dall’Associazione "Accademia degli Affaticati". 10 - Le tre opere prescelte vengono quindi sottoposte al giudizio della Giuria popolare. A tale scopo gli editori delle tre opere devono inviare alla Segreteria del Premio 480 copie di ciascuna opera della terna, entro il 15 aprile 2010. Le 480 copie sono acquistate dall'Accademia. Ognuno dei 450 giudici esprime la sua unica preferenza, con l’indicazione del titolo e dell’autore prescelto, su apposita scheda, in forma scritta, secondo le modalità indicate dalla Segreteria, facendo pervenire la preferenza alla Segreteria del Premio entro il 15 giugno 2010. 11 – Il 30 giugno 2010 la Segreteria si riserva di scrutinare i voti attribuiti ad ogni singolo titolo. 12 - L’opera che ottiene il maggior numero di voti dalla Giuria dei 450 giurati viene proclamata vincitrice del “Premio Città di Tropea - Una regione per leggere 2010”, e la relativa dicitura deve essere riportata su un’apposita fascetta da realizzarsi, a cura dell’Editore, secondo le modalità indicate direttamente dalla Segreteria del Premio. All’opera vincitrice viene attribuito un ulteriore premio in denaro del valore di cinquemila euro. Nel caso di parità dì voti fra più opere il premio viene suddiviso in parti uguali. 13 - La consegna dei premi avverrà a Tropea in una pubblica manifestazione che si terrà nei giorni 16-17-18 luglio 2010. I premi devono essere ritirati personalmente dai vincitori, tenuti a presenziare a tutt’e tre le serate: in caso contrario non saranno assegnati.

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ECCO L'ELENCO DEI LIBRI DELL'EDIZIONE 2009

L'elenco dei libri selezionati dal Comitato tecnico-scientifico del Premio è stato reso pubblico. Di seguito troverete l'elenco dei libri che verranno pubblicamente votati nella riunione del Comitato prevista per domenica 22 marzo a Tropea presso i locali del Museo Diocesano.

  

Carmine Abate, Gli anni veloci. Mondadori, 2008

 

Mario Desiati, Il paese delle spose infelici. Mondadori, 2008

 

Paolo Di Stefano, Nel cuore che ti cerca. Rizzoli, 2008

   

Susanna Tamaro, Luisito. Rizzoli, 2007

  

Christiana Ruggeri, La lista di carbone. Mursia, 2008

  

Chiara Tozzi, Quasi una vita. Feltrinelli, 2008

  

Pietro Grossi, L’acchito. Sellerio, 2007

  

Edoardo Rebulla, La misura delle cose. Sellerio, 2008

  

Alberto Arbasino, L’ingegnere in blu. Adelphi, 2008

   

Raffaele La Capria, Chiamiamolo Candido. L’Ancora del Mediterraneo, 2008

  

Mauro Francesco Minervino, La Calabria brucia. Ediesse, 2008

  

Nicola Giovanni Grillo, Perché fuggire dalla Calabria. Geva, 2008

   

Federico Guglielmo Lento, Onorevole… per caso. ilmiolibro.it 2008

 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 13 marzo 2009 )
 
PRESENTATO A TROPEA “LA CALABRIA BRUCIA” DI MAURO F. MINERVINO
Iniziativa dell’Accademia degli Affaticati. L’autore a confronto con Mario Caligiuri e Pasqualino Pandullo

di Lino Tipe

Un freddissimo pomeriggio infrasettimanale, per la presentazione di “La Calabria brucia”. Ma all’Accademia degli Affaticati piace così: muoversi nelle intercapedini, nei tempi morti, quando sembra più facile, dove invece è più difficile. C’è più gusto e più significato. Soprattutto se la risposta è quella del caldo pubblico convenuto al Museo diocesano, in una sala resa gelida da temperature a una cifra. L’unico a togliersi il cappotto, è stato proprio Mauro Francesco Minervino, l’autore del libro edito da Ediesse presentato a Tropea, martedì 17 febbraio. A riscaldarlo, bastano gli incendi estivi da lui descritti nel libro, accanto ai roghi ancora più devastanti causati dall’indolenza e dall’ignavia dei calabresi. Ad infiammarlo, si aggiunge il fuoco della sua passione civile, che scuote i suoi interlocutori: siano i suoi lettori, siano le persone che incontra per presentare questo suo ultimo lavoro.
Abbottonatissimo, al contrario, ma solo perché avvolto da paletot e sciarpa azzurra, il professore Mario Caligiuri. Per il resto, questo grande amico del Premio Tropea, di sottolineature, di citazioni, di commenti, soprattutto di prospettive legate alle lettura di “La Calabria brucia”, ne ha profuse a piene mani. Ha smontato e rimontato il libro di Minervino, lo ha spiegato al pubblico, lo ha condiviso, se n’è avvalso per rilanciare le traiettorie che ama.

Questo dell’antropologo paolano non è un libro semplice. Non può essere semplice un libro che descrive oltre le apparenze la Calabria di questi anni. Potremmo dire, per giunta, che queste pagine sono pervase di profonda malinconia. Però chi le ha scritte ama la sua regione, ha deciso di restarci per abbracciarla fino in fondo: questo afflato, secondo noi, è la condizione essenziale del riscatto.

E questa, al tempo stesso, è l’essenza più intima del libro di Minervino: occorre pensare questo mondo apparentemente incendiato esattamente come il nostro stesso corpo. Così fa l’autore di “La Calabria brucia”, raccontando la nostra regione come si racconta la propria vita. Perché nella vita non si vince mai – ha detto Arnaldo Colasanti presentando lo stesso libro a Roma – e non si perde mai: si pareggia. Se non fosse stato trattenuto a Torino da un imprevisto più imprevisto degli altri, chissà, il critico romano avrebbe spiegato l’importanza del pareggio a tanti di noi.










Ultimo aggiornamento ( martedì 24 febbraio 2009 )
 
DA CERVICATI UN RICONOSCIMENTO AL PREMIO TROPEA

Premiato il Presidente dell’Accademia degli Affaticati

 

Un grande segnale, da un piccolo centro del Cosentino. Può sintetizzarsi così, il riconoscimento attribuito al presidente dell’Accademia degli Affaticati, nell’ambito del Premio Arcipelago, consegnato a Cervicati. La motivazione esplicita il riferimento al Premio Tropea. “A Pasqualino Pandullo – si legge nella targa – narratore quotidiano di storie ed avvenimenti, per la sua attività sociale e culturale, testimoniata dagli straordinari risultati ottenuti nella realizzazione del PREMIO LETTERARIO NAZIONALE CITTA’ DI TROPEA, di cui è animatore instancabile nella veste di Presidente dell’Associazione culturale “ACCADEMIA DEGLI AFFATICATI” .La premiazione è stata inserita nel contesto della manifestazione “Integrazioni culturali”, da intendersi come commistioni ben riuscite tra culture e civiltà, nonché tra forme d’arte diverse. Nel corso della serata, condotta da Paolo Talarico e Annalia Incoronato, sono state infatti ascoltate le esperienze personali ed artistiche di alcuni protagonisti di meravigliose storie d’integrazione culturale: Hesman Almolla, Miguel Angel Arenas, Rosalba Fedele, Raffaella Salamina, la Compagnia teatrale Aprustum di Castrovillari. Vincitori del concorso, rivolto ad autori italiani di narrativa e giunto alla terza edizione, sono risultati Claudio Elliot con il romanzo “Il barcone della speranza” (Edizioni Raffaello) e Claudio Saporetti con “Sulle strade dell’Iraq” (Rubbettino). “Sono lieto, a nome di tutta l’Amministrazione Comunale - ha affermato Antonio Dardis, sindaco di Cervicati – di aver aver ospitato una manifestazione di così alto livello sociale e culturale, grazie anche alla Fondazione San Rocco e al suo presidente Giorgio Serra, sempre sensibile alla promozione di simili eventi nella nostra cittadina”. Un ringraziamento particolarmente sentito, Pasqualino Pandullo ha rivolto al Presidente dell’Associazione Arcipelago, l’ingegnere Antonio Talarico, che gli ha consegnato il riconoscimento. “Lo voglio dedicare – ha detto Pandullo – alle persone che con me condividono la grande fatica e la gioia, mille volte più grande, del Premio Tropea”.

Ultimo aggiornamento ( lunedì 26 gennaio 2009 )
 
ECCO IL REGOLAMENTO DELLA TERZA EDIZIONE DEL TROPEA

PREMIO CITTA’ DI TROPEA

NAZIONALE LETTERARIO
“Una regione per leggere”
Bandito dall’Associazione culturale
“Accademia degli Affaticati - Tropea”
Regolamento Edizione 2009

Premiazione il 3-4-5 luglio 2009 in Tropea

 

1 - L’Associazione culturale "Accademia degli Affaticati di Tropea" bandisce il “Premio Letterario Città di Tropea - Una regione per leggere” IIIa edizione, da assegnare ad un’opera di narrativa in lingua italiana.

 

 

2 - Possono concorrere al Premio le opere di narrativa pubblicate in volume nel periodo compreso fra l’1 gennaio 2007 ed il 31 dicembre 2008 e regolarmente in commercio, i cui autori risultino viventi alla data della riunione del Comitato tecnico-scientifico. Possono essere scelte anche opere che abbiano ricevuto altri premi o che siano di autori già premiati. Il mese e l’anno di pubblicazione cui fare riferimento, sarà quello indicato a stampa sul libro; qualora tale indicazione mancasse, la stessa dovrà essere fornita dall’editore sotto la propria piena responsabilità mediante dichiarazione scritta. Se l’opera è stata pubblicata con uno pseudonimo, è necessaria una dichiarazione scritta in cui sia indicato il nome ed i dati anagrafici dell’autore.

3 - Il Comitato organizzatore dell’associazione eventualmente coadiuvati da collaboratori esterni indicati e approvati dall’assemblea, entro il 31 dicembre 2008, nomina:

a) un Comitato tecnico-scientifico (giuria di esperti) presieduto da un giornalista di fama nazionale e formato da dodici elementi individuati nelle seguenti figure del mondo accademico, letterario e politico: i tre Rettori delle Università calabresi, uno scrittore, un esperto di editoria, un’autorità pubblica nel campo delle comunicazioni, un esperto di comunicazione, un addetto ai sistemi bibliotecari e tre esponenti dell’Associazione promotrice (presidente, vice presidente e segretario). Il Comitato tecnico-scientifico ed il Presidente hanno un mandato annuale rinnovabile. L’accettazione a far parte del Comitato comporta l’implicita accettazione del presente Regolamento; comporta inoltre la partecipazione agli eventi organizzati dal Premio in occasione delle celebrazioni conclusive, nonché la disponibilità ad intervenire ad altre iniziative collaterali organizzate nel corso dell’anno dall’Associazione Accademia degli Affaticati;

b) una Giuria popolare, composta da ciascuno dei Sindaci dei 409 Comuni della Calabria o da un delegato dal Sindaco designato, da 25 persone di estrazione diversa a cui si aggiungeranno di diritto, gli altri 16 soci fondatori dell’Accademia degli Affaticati per un totale di 450 componenti.

4 - Ogni componente del Comitato tecnico-scientifico è tenuto a segnalare alla Segreteria del Premio, entro il 12 gennaio 2009 due titoli di opere con le caratteristiche di cui al punto 1 che ritenga meritevoli di concorrere al Premio. Saranno ammesse alle selezione le sole opere segnalate dal Comitato tecnico-scientifico.

5 - La Segreteria del Premio di seguito comunicherà agli editori interessati l'Elenco completo delle opere segnalate dal Comitato. Gli autori o gli editori che non volessero partecipare al Premio devono esplicitamente dichiararlo per iscritto alla Segreteria del Premio entro e non oltre il 20 gennaio 2009.

6 - Gli editori o gli autori delle opere segnalate, dopo aver ricevuto comunicazione dalla Segreteria del Premio, devono spedire alla stessa, con sede in Tropea, c/o Meligrana Giuseppe Editore, Via della Vittoria 14, 89861 Tropea (VV) entro il 31 gennaio 2009 tredici copie di ciascun’opera, che saranno di seguito consegnate, a cura della Segreteria, a ciascuno dei membri del Comitato. Le copie dell’opera verranno inviate a titolo gratuito e non verranno restituite.

7 - Il Comitato tecnico-scientifico si deve riunire entro il 31 marzo 2009 per procedere alla selezione di una terna di finalisti. Prima di procedere alla votazione, verifica l’ammissibilità delle stesse al Premio sulla base del presente regolamento; tale giudizio è insindacabile. La seduta di selezione è pubblica, ha luogo in Tropea e si svolge secondo le modalità qui di seguito indicate:

a) Tutti i componenti del Comitato tecnico-scientifico, compreso il Presidente, presentano con singoli interventi una delle opere dell'Elenco di cui al punto 5. Quindi si passa all’individuazione, previa votazione palese, delle tre opere finaliste. Ciascuno dei membri del Comitato esprime pubblicamente due preferenze riguardanti altrettanti titoli presenti nell'Elenco. Vengono quindi prescelte le opere che ottengono il maggior numero di voti. Nel caso di un ex aequo, che porti più di tre opere a ottenere i voti necessari ad entrare nella terna dei finalisti, si pongono a ballottaggio le opere con il punteggio più basso. Ciascuno dei Giurati esprime una preferenza. Viene quindi prescelta l'opera che ottiene il maggior numero di voti. Nel caso in cui solo due opere riescano ad ottenere un numero sufficiente di suffragi, i componenti del Comitato tornano a votare, esprimendo un singolo voto a testa, anche per successive votazioni. Viene quindi prescelta l'opera che ottiene il maggior numero di voti. Il giudizio della Giuria è insindacabile.

8 - Agli autori di ciascuna delle tre opere prescelte viene consegnato, nel corso della manifestazione conclusiva, un premio in denaro del valore di cinquemila euro. Se un autore prescelto nella seduta di selezione si ritira prima della manifestazione conclusiva o non parteciperà alla stessa non avrà diritto al premio in denaro. La presenza nella terna dei finalisti del Premio città di Tropea comporta la partecipazione agli eventi organizzati dal Premio in occasione delle celebrazioni conclusive, nonché la disponibilità ad intervenire ad altre iniziative collaterali organizzate dall’Associazione "Accademia degli Affaticati".

9 - Le tre opere prescelte vengono quindi sottoposte al giudizio della Giuria popolare. A tale scopo gli editori delle tre opere devono inviare alla Segreteria del Premio 460 copie di ciascuna opera della terna, entro il 15 aprile 2009. Le 460 copie sono acquistate dall'Accademia. Ognuno dei 450 giudici esprime la sua unica preferenza, con l’indicazione del titolo e dell’autore prescelto, su apposita scheda, in forma scritta, secondo le modalità indicate dalla Segreteria, facendo pervenire la preferenza alla Segreteria del Premio entro il 15 giugno 2009.

10 – Il 30 giugno 2008 la Segreteria si riserva di scrutinare i voti attribuiti ad ogni singolo titolo.

11 - L’opera che ottiene il maggior numero di voti dalla Giuria dei 450 giurati popolari viene proclamata vincitrice del “Premio Città di Tropea - Una regione per leggere 2009”, e la relativa dicitura deve essere riportata su un’apposita fascetta da realizzarsi, a cura dell’Editore, secondo le modalità indicate direttamente dalla Segreteria del Premio. All’opera vincitrice viene attribuito un ulteriore premio in denaro del valore di cinquemila euro. Nel caso di parità dì voti fra più opere il premio viene suddiviso in parti uguali.

12 - La consegna dei premi avverrà a Tropea in una pubblica manifestazione che si terrà nei giorni 3-4-5 luglio 2009. I premi devono essere ritirati personalmente dai vincitori, in caso contrario non saranno assegnati.

Ultimo aggiornamento ( martedì 16 dicembre 2008 )
 
Presentato a Tropea l’ultimo libro di Isabella Bossi Fedrigotti, “Il primo figlio” edito da Rizzoli

Teresa, Maria, Sofia: così lontane, così vicine

     

All’iniziativa dell’Accademia degli Affaticati, presente l’Autrice, hanno aderito tre associazioni femminili: la Fidapa, l’Inner Wheel, Donne per le Donne, rappresentate da Maria Zuccalà, Romania Marzolo Larìa, Maria Cecilia Tagliabue. Ciascuna di loro, insieme con Caterina Ostone dell’Accademia degli Affaticati, ha tratteggiato uno dei personaggi del romanzo. Vittoria Saccà, presidente della Consulta delle Associazioni del Territorio di Tropea, ha presentato Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice, giornalista, presidente del Comitato tecnico-scientifico del “Premio Tropea Nazionale Letterario”. Pubblichiamo di seguito l’intervento svolto da Maria Cecilia Tagliabue, a conclusione dell’incontro, coordinato da Pasqualino Pandullo, che si è svolto presso la Sala del Museo Diocesano.

       

di Maria Cecilia Tagliabue

           

Nel suo ultimo libro “Il primo figlio” (Rizzoli), Isabella Bossi Fedrigotti ha narrato, con una maestria degna dei naturalisti francesi alla Maupassant e alla Zola, una disperata storia centrata sull’incapacità delle protagoniste di comunicare i propri sentimenti, da cui consegue un’impossibilità a essere libere e responsabili della loro stessa vita. L’autrice è molto brava, stilisticamente parlando, a delineare questo mondo tutto rivolto verso l’interno (i discorsi diretti sono pochissimi, mentre si susseguono i monologhi interiori), da cui la voce narrante prende le dovute distanze, con lo scopo di esprimere come la vita delle tre protagoniste scivoli via senza che esse possano incidere davvero sullo scorrere della stessa. Infatti non riuscire a rendere esplicito il loro sentire, comporta, per Teresa, Maria e Sofia, un essere al mondo senza avere una direzione, senza avere una possibilità di scelta, prigioniere delle etichette e degli schemi imposti loro fin dall’infanzia. Soprattutto Teresa e Sofia, trascineranno nell’arco di tutta la loro vita il peso terrificante di un’ infanzia vissuta in una quasi totale aridità affettiva genitoriale e relazionale. Teresa è convinta che l’ordine, l’obbedienza e lo svolgere bene i compiti impartiti dagli altri siano il massimo cui lei possa aspirare. Sofia invece tenterà solo debolmente e forse senza troppa convinzione a scollarsi di dosso l’etichetta di “incapace, immatura e inadeguata” che il padre le ha cucito addosso. Ed è per questo che entrambe, nonostante il ceto sociale diversissimo, sono unite dall’obbligo di comportarsi come gli altri si aspettano che facciano. Solo Maria si discosta leggermente dalle altre due: Maria, forse grazie alla sua cultura finissima, all’amore per il bello e ad una maggiore consapevolezza di sé, è l’unica che riesce a fare delle scelte precise che, se non la salvano da un destino di solitudine, ne salvaguardano la dignità di persona e la delicatezza dei sentimenti. Maria è l’unica che invecchiando mantiene il suo tenero aspetto da bambina, mentre le altre due avvizziscono: nell’aridità interiore Teresa e nella smodata golosità ( triste compensazione alla mancanza di affetto) Sofia. Ci sarà un momento nella loro esistenza che le tre donne così diverse e così simili si incontreranno dopo episodi cruciali che le segneranno profondamente: Teresa ha dovuto abbandonare il figlio nato da una violenza, costretta a negare al mondo e a sé stessa la sua maternità. Maria si strappa dal cuore l’amore per il suo datore di lavoro dopo aver sognato di essere la madre del bimbo di cui è solo la bambinaia, e Sofia si colpevolizza per la meningite che ha ucciso il suo primogenito a pochi mesi di vita. Sofia, padrona di casa e madre inadeguata, troverà in Teresa una collaboratrice domestica perfetta e in Maria la bambinaia adatta a trasmettere calore e amore ai suoi figli. Eppure, pur nel riconoscimento reciproco e nella comprensione che le unisce per qualche tempo ancora una volte esse non riusciranno a verbalizzare il loro sentire: non una parola esse si confideranno delle loro pene più intime, dei loro desideri più segreti, e alla fine, quando le loro strade si separeranno, nessuna di loro avrà mai gustato, anche per un breve istante, una vera, consolatoria e catartica intimità con l’altra. Questa incapacità a instaurare rapporti autentici e profondi, non è imputabile solo ad una particolarità caratteriale e personale delle tre protagoniste: l’autrice infatti delinea intorno ad esse tutto un mondo incapace di comunicare, di chiamare i fatti con il loro vero nome. Un mondo buio e congelato dove a nessuno è dato sapere che fine hanno fatto più di novanta persone malate di mente scomparse all’improvviso, dove la morte di un bambino viene definita “il fatto” , la violenza carnale “ quella cosa”, dove un marito può al massimo dire alla propria moglie che “ gli è molto cara”, e dove essere cristiani coincide nel comportarsi come il peggiore fariseo. Solo Maria riceverà il dono prezioso, di cui si nutrirà per sempre, di sentirsi definire con sincerità dall’uomo che ama senza speranza: “l’anima della sua casa”. Di fronte a questa incomunicabilità, a questa ipocrisia che incrosta e impedisce l’autenticità dei sentimenti e la coerenza tra dire e fare, di fronte alle omissioni e ai non detto, mi sono aggrappata al sollievo di poter affermare che queste cose ormai non succedono più, che quello descritto da Isabella è un mondo lontano e ormai superato, in cui su tutto e tutti pesava anche il dramma delle guerre mondiali. Ma poi mi sono venute alla mente come piccoli lampi insistenti e fastidiosi, immagini presenti, ricordi vicinissimi: per esempio gli occhi desolati della bellissima ragazza dell’est che fa la Baby sitter a una mia conoscente, la sua postura sempre chiusa come a difesa. Che cosa nasconde nel suo silenzio? Un bambino lasciato lontano per necessità? Una triste e squallida storia di violenza e orrore quotidiani? E cosa celano le donne musulmane velate a cui è negata persino la possibilità di comunicare con il corpo? Una scelta consapevole o una coercizione continua nella convinzione martellata a forza nei loro cervelli di essere nate niente, di vivere come un niente, e di morire senza niente? E siamo davvero sicuri che le donne Manager ( mi viene in mente la strepitosa Meryl Streep del “Diavolo veste Prada”) che hanno tutto, che si permettono tutto siano persone complete, dove per completezza intendo l’appagamento affettivo? E no, Teresa, Maria e Sofia sono drammaticamente vicine! E allora, non potendomi più consolare con la distanza temporale mi sono chiesta come è possibile ascoltare la disincantata denuncia di Isabella in cui ci ha magistralmente mostrato a quale abisso di desolata solitudine porta la mancanza di relazioni nutritive capaci di valorizzare e promuovere il cambiamento e la crescita. Sta a noi allora, dopo che Isabella ci ha detto come non bisogna essere, sapere con precisione ciò che bisognerebbe essere in modo da poter forse incidere non solo sulla nostra vita ma anche indirettamente e senza che per forza noi lo sappiamo su quella di qualcun altro. Dovremmo essere padri e madri amorevoli e presenti, che amino i figli non solo con le azioni ma anche con le parole. Dovremmo essere mogli e mariti amati e che amano a loro volta, non solo con i fatti ma anche con le parole. Dovremmo chiamare le cose con il loro nome perché tutto quello che facciamo e che pensiamo esista non solo per noi, ma anche per gli altri, e perché il nostro mondo sia chiaro, caldo, e accogliente. Dovremmo poter dare, quando ci guardiamo indietro, un senso a tutto quello che ci è successo di buono e di meno buono, perché dovremmo amare tutto della nostra vita per il solo fatto che è nostra. Dovremmo poter dare, quando guardiamo avanti, un senso a tutto quello che avverrà nella convinzione che tante cose succederanno senza che possiamo farci nulla, ma che tante altre saranno nelle nostre mani e nel nostro cuore e in quei momenti dovremmo esserci nella nostra completezza. E dovremmo comunque poter credere che ci sia un bene superiore e trascendente che ama tutto di ognuno di noi e che ci ha messo al mondo sapendo di mettere al mondo un essere prezioso, unico e irripetibile. Grazie Isabella perché leggere il tuo bellissimo libro mi ha consentito di esprimervi stasera, ad alta voce, quello che già pensavo da tanto.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 28 novembre 2008 )
 
NEL MAGMA DELLE PICCOLE INIZIATIVE, LA QUALITA’ SPICCA IN POCHI PROGETTI IMPORTANTI

UN DOCUMENTATO ARTICOLO DI ISABELLA MARCHIOLO, PUBBLICATO DA IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA NELLE PAGINE "IDEE E SOCIETA' " DEL 12 OTTOBRE 2008 (PAG. 57), CITA IL PREMIO TROPEA TRA LE INIZIATIVE DI QUALITA' PRODOTTE NEL SETTORE LETTERARIO ED OFFRE UN CONTRIBUTO INEDITO QUANTO STIMOLANTE AL DIBATTITO SUL RUOLO DI SIMILI MANIFESTAZIONI CULTURALI. LO RIPORTIAMO INTEGRALMENTE, INSIEME CON LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE DELL' ACCADEMIA DEGLI AFFATICATI, OSPITATA DALLO STESSO QUOTIDIANO IL 22 OTTOBRE 2008 A PAGINA 54.

Meno premi, più ospiti e fiuto da talent scout

di ISABELLA MARCHIOLO

C’era una volta il Premio Sila, che nel ’49 fu il pioniere dei concorsi letterari meridionali. Dietro e intorno, la Calabria ha un gruppo di manifestazioni collaudate e una miriade di piccoli e fantasiosi premi letterari o così sedicenti. Che, questi ultimi, non citeremo senza peccare di incompletezza, perché, se l’obiettivo è ragionare criticamente sulle rassegne calabresi, non ce ne vogliano gli esclusi. Come premessa basterà ricordare che quasi ogni località ha il suo premio di poesia o scrittura varia, quando va bene legati ad iniziative sociali o di puro intrattenimento (per lo più privo di qualità), quando va male subordinati alla deprecabile pratica dell’iscrizione a pagamento dell’autore. Pochi, dunque, i progetti da menzionare e salvare. E stavolta non possiamo evitare di fare sempre gli stessi nomi. Ad esempio l’impegno del circolo reggino Rhegium Julii, soprattutto con il premio “Fortunato Seminara” destinato alle opere prime. Poi il premio Corrado Alvaro, promosso dall’attiva Fondazione di San Luca e, soprattutto, capace di apparire sui media nazionali, effetto non da poco in una terra su cui pesa la disonorevole nomea del crimine; e il premio Città di Siderno. In condivisione tra Ricadi e la veneta Mogliano c’è poi il Premio Berto, manifestazione veterana con le sue venti edizioni. Storico anche il Premio Crotone, nato per la critica letteraria, che annovera tra i suoi vincitori Pasolini, Ungaretti, Sciascia, Magris e Maraini. Infine, il giovane ma già ben instradato Premio città di Tropea, ideato dall’Accademia degli Affaticati. E da qui, scardinando le gerarchie di anzianità, dobbiamo partire per un’analisi ragionata su una reale utilità e fruibilità culturale dei premi letterari calabresi. Il Tropea, appena due anni di vita, sembra aver sperimentato la formula giusta per garantire continuità e prospettiva al progetto. Ovvero, ospiti noti e platea di rimbalzo per i nostri editori e autori, insieme alla bella proposta popolare della giuria composta dai sindaci calabresi. Anche la manifestazione dell’Accademia degli Affaticati non è però immune da alcuni difetti di orientamento. Innanzitutto la condizione quasi obbligatoria del “premio”, come se non si potesse (vedi Mantova) scindere un simposio letterario in sé dalla gara tra scrittori. In questo senso il Rhegium Julii si esonera grazie alla lunga esperienza dei caffè letterari, che, volendo e riuscendo a prevedere un’organizzazione più capillare, potrebbero pienamente assurgere alla dignità di festival. Va da sé che gli autori invitati ai festival percepiscono un compenso, ma detto così suona quasi brutale. E sembra pure poco letterariamente ideologico, quasi i romanzieri (e anche i registi, gli artisti, eccetera) non avessero un mestiere. Anche per questo le iniziative sono quasi tutte ad ingresso libero, a differenza, per esempio, dei festival musicali e teatrali, che, però, suscitano un appeal differente. Vale a dire che non c’è best seller che tenga: in Calabria chi pagherebbe per ascoltare uno scrittore che presenta il suo libro? In compenso, in molti casi le rassegne letterarie possono contare su un più consistente sostegno degli enti, e il concetto di “premio” giustifica anche cifre francamente eccessive per una regione come la Calabria, soprattutto se attribuite a scrittori di best-seller per i quali i nostri festival non fanno più neanche curriculum. Ed ecco l’altro nodo: il “Fortunato Seminara” premia Paolo Giordano (in finale anche al “Berto”), i vincitori delle prime due edizioni del “Tropea” sono stati Saviano e Carofiglio, nell’albo del “Siderno” c’è un abituale frequentatore delle nostre rassegne come Carmine Abate. Pensiamo che in un festival culturale a fare la differenza siano le produzioni originali. Bene, quindi, “usare” il traino del personaggio superesposto per attirare il pubblico, ma più utile a far emergere i premi letterari calabresi dal calderone delle iniziative sommerse, sarebbe un ruolo di pigmalioni. Con il coraggio di cercare con più autonomia nei cataloghi e discostarsi dai soliti nomi con scelte meno popolari e l’obiettivo (chiamiamolo anche missione culturale) di sdoganare qualcosa di diverso dal “moccismo” dilagante nella nostra narrativa contemporanea. Utopia? Autori che passano da qui e poi, per questo, finiscono sulla stampa nazionale. Esordienti che in Calabria si confrontano e trovano un editore per l’opera seconda. Scrittori famosi testimonial di sconosciuti di talento. Il sogno, poi, è un grande straniero. Sono in uscita i nuovi libri di Paulo Coelo e Michel Houellebecq, gli organizzatori dei festival calabresi mettano a buon frutto i rapporti costruiti con le case editrici nazionali ripetutamente premiate dalle nostre parti per portarci la parola di un outsider. Onorario permettendo, s’intende. Ma già, parlavamo di sogni…

L’INTERVENTO

Premi letterari, tanti costi e lavoro per un “nonsense” ricco di significati

di PASQUALINO PANDULLO *

Può ripagare, da solo, di tante fatiche spese per il “Premio Tropea”, un articolo come quello scritto da Isabella Marchiolo su “il Quotidiano” domenica 12 ottobre 2008 (“Meno premi, più ospiti e fiuto da talent scout”). Finalmente un’analisi attenta, che affranca il fragile mondo degli eventi culturali in Calabria dall’autoreferenzialità inutile cui sembrava condannato. E che induce ad ulteriori riflessioni, utili non solo a quanti altri, su un terreno così scivoloso, assumono in prima persona il carico gravoso dei rischi e delle disillusioni, ma anche a chi, dal mondo della politica, dell’imprenditoria e della stessa editoria, dovrebbe sentirsi chiamato in causa come interlocutore ineludibile di simili iniziative. Il “Premio Tropea Letterario Nazionale” nasce dall’intento di colmare un vuoto, inserendo una pregiata occasione culturale nell’offerta della più importante località turistica calabrese. Era anche, indefinitamente, il sogno di Raf Vallone, che non fece alcunché per dargli corpo. Sono poi maturati altri due presupposti ideali, a fare da fondamento al Premio Tropea. Il primo è di carattere morale, e consiste nella convinzione che alla nostra regione non servono più (non sono mai serviti) analisti bravi soprattutto ad additare colpe e responsabilità altrui, ma serve il contributo di gente disposta a rimboccarsi le maniche, mettendoci la faccia e sporcandosi le mani per trasformare un’intuizione in un risultato concreto. Sulla base almeno di un’ affinità elettiva, certo. Se possibile, anche di una passione e di un talento. L’altro presupposto è di tenore culturale e, inopinatamente, l’abbiamo poi incrociato nelle parole di un certo Amos Oz: “Non ce ne facciamo più nulla della letteratura da piagnistei, (…) ora qui nella nostra terra abbiamo bisogno di una letteratura i cui protagonisti siano personaggi maschili e femminili attivi e non passivi, donne e uomini che non siano stereotipi di maniera ma persone in carne e ossa, dotati di istinti forti e debolezze tragiche”. Questo è l’humus dal quale nasce il Premio Tropea. Fatto per incontrare scrittori, giornalisti, intellettuali che, abitualmente, non si avrebbe l’occasione d’incontrare per tre giorni di seguito nelle dolci serate di luglio. Fatto senza le ridondanze dello show business. Senza i clamori degli altoparlanti sparati a mille. Giocato sul gusto della parola. In una località e in una stagione che propiziano per chiunque il piacere di arrivare fin qui. La formula. “La cattedrale di Notre-Dame – diceva Jean Guitton – è un partito preso da una volontà che ha scelto tra un grande numero di soluzioni egualmente possibili”. Noi, abbiamo composto una giuria tecnico scientifica guidata dalla scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti e formata dai Rettori delle università calabresi; dal maggiore esperto italiano di editoria, Giuliano Vigini; dal Garante delle Comunicazioni, Corrado Calabrò; da intellettuali come Mario Caligiuri e Pierfranco Bruni; da Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese; da tre rappresentanti dell’associazione promotrice, l’Accademia degli Affaticati. Nella rosa di tre finalisti selezionati dalla giuria, abbiamo immaginato di far scegliere poi il vincitore assoluto a tutti e 409 i sindaci calabresi, affiancati da una giuria popolare della quale fanno parte, anche, studenti delle superiori. Questa combinazione, da un lato ci ha permesso – almeno finora - di realizzare una delle più vaste ed emblematiche campagne per la diffusione della lettura mai ideate in Italia; dall’altro, ci ha regalato delle soddisfazioni per così dire “tecniche” alle quali, alla vigilia, non avremmo osato neanche pensare. Non sarà sfuggito ai nostri osservatori, ad esempio, che Mariolina Venezia, scrittrice lucana sconosciuta fino ad allora al grande pubblico, selezionata nella terna dell’edizione 2007 del Tropea e arrivata seconda dopo Roberto Saviano col romanzo “Mille anni che sto qui”, due mesi dopo con la stessa opera è andata a vincere nientemeno che il Premio Campiello. Né, peraltro, toccherà a noi ricordare che se Roberto Saviano - protagonista del caso letterario più eclatante degli ultimi decenni - è stato in Calabria a parlare davanti ad una platea di ottocento persone, lo si deve al Premio Tropea. Né è superfluo accennare all’allure parigina di un’autrice come Ornela Vorpsi, di cui, credo, torneremo a sentir parlare. E’ rintracciabile dunque, dopo appena due anni di vita del Premio Tropea, anche quella vocazione alla scoperta di talenti. Un premio dove autori ed editori calabresi conoscono i grandi. Dove certo vedrei benissimo scrittori stranieri come Coelho, Houllebecq, Pennac (due anni fa proposi alla giuria un libro del Nobel Orhan Pamuk, l’anno scorso di Muriel Barbery: impossibile averli di persona). Dove vedrei benissimo sindaci come Boris Johnson, artisti come Roberto Benigni, politici come Ingrid Betancourt. Sogno? Si, ma la storia, in fondo, è fatta dai sognatori. Il format del Premio, lo diciamo spesso, è solo un pretesto. Che col suo meccanismo, e, soprattutto nel nostro caso, con il suo coinvolgimento che si traduce in audience, conferisce smalto e mordente all’ obiettivo centrale, che è quello dell’incontro. Un compito di confezionatura che la veste del Premio svolge, non solo al Tropea, ma ovunque. Bella sarebbe la veste del Festival letterario, come negarlo. E c’era pure chi, tra gli amministratori regionali che si sono avvicendati alla guida della politica culturale, aveva l’idea del Festival letterario internazionale tra i suoi “pallini”. Peccato averlo scoperto tardi, ma non troppo per non avanzare candidature. Tutta questa alternanza di preparativi e di festa, di attesa e di risultati, procura in definitiva una gioia enorme. Ma evidentemente ha pure un costo. Quantificabile non solo col sudore e le notti insonni di chi ha lanciato la sfida. Il costo è anzitutto economico ed è qui che, troppo spesso, casca l’asino. Fortuna che qualcuno oggi sembra disposto ad aiutarlo, questo benedetto, povero asino. Perché c’è comunque una mission divulgativa e solo in apparenza elitaria, nel codice genetico tendenzialmente popolare del Premio Tropea. Ci sono un’architettura ed un contesto che identificano come originale il profilo della nostra piccola cattedrale, nello skyline regionale e speriamo anche oltre, con l’aiuto di tutti. E poi, come non fidarsi di Paul Verlaine, che scriveva “il mare è più bello delle cattedrali”?

                        *Presidente Associazione Culturale “Accademia degli Affaticati”

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 novembre 2008 )
 
L’IMPEGNO CULTURALE NELL’ESEMPIO DI FRANCESCO FELICE D’AGOSTINO

Ricordi, filmati ed emozioni in una serata promossa dall’Accademia degli Affaticati

di Pasqualino Pandullo

(foto di Anna Sambiase)

E’ stata l’Accademia degli Affaticati a ricordare Francesco Felice D’Agostino. E’ stata la realtà culturale alla quale per ultima, in ordine di tempo, il Professore aveva offerto il suo contributo qualificatissimo, ad organizzare in suo onore una serata densa di emozioni e di ricordi. Che hanno evocato, ripercorrendo frammenti della nostra storia, lo scrigno di opportunità che lo stesso D’Agostino ha contribuito a formare. Facendo così, anche, da stimolo per il futuro. Una manifestazione per dare corpo alla quale, sono stati riallacciati alcuni dei tanti fili, e dei tanti contatti umani, che il compianto Presidente della Provincia di Catanzaro aveva attivato intorno a sé. Solo alcuni, certo, ben pochi: ma sicuramente, tra i più emblematici e prestigiosi. Come quello rappresentato dal giudice lametino Marcello Vitale, oggi presidente della prima sezione penale di Corte d’Appello di Roma, magistrato e poeta, uomo di cultura e uomo di legge, conoscitore profondo del panorama letterario non certo, solo, calabrese. Ha avuto un sobbalzo l’alto magistrato quando, nelle immagini ripescate dall’archivio del TG Regionale della RAI e proposte al pubblico del Museo Diocesano di Tropea, ha rivisto intellettuali ed amici come Alberto Frattini. La stessa emozione rivissuta dalla francesista Maria Gabriella Adamo, dell’Università di Messina, mentre sullo schermo gigante passavano le immagini di un Premio Montale ospitato a Tropea nel 1984, con una Maria Luisa Spaziani eccelsa nello spiegare i rapporti tra il premio Nobel e la Calabria. E c’era la professoressa Adamo, accanto alla Spaziani, in quel giugno di ventiquattro anni fa, al Rocca Nettuno. Tutta gente dalla quale era circondato il professore D’Agostino, che aveva trasformato la rivista della Provincia in un’agorà d’incontri per scrittori e poeti: dunque, in occasione di conoscenza per un’utenza stupita e ammirata quanto, forse, ancora inconsapevole. Lo ha spiegato con la consueta passione Giusi Verbaro, fresca di vittoria del Premio Camaiore di Poesia, che a quella irripetibile rivista (l’unica ad aver pubblicato, ad esempio, un’insuperata monografia su Lorenzo Calogero) ha intensamente collaborato. C’è una struttura operante, a Tropea come in altri comuni di quella che fu la provincia di Catanzaro, a testimoniare la mentalità di un uomo che nella sua attività politica aveva trasfuso l’impronta culturale. Ed è il Centro Culturale per le tradizioni e il folklore: è stato Umberto Barone, primo direttore di quel Centro, a parlarne, con l’emozione di chi ricordava anche un amico strettissimo. Queste le testimonianze previste, nella bella serata del 27 settembre 2008, per dire grazie a Felice D’Agostino. Ma c’è stato di più: le parole di Leopoldo Chieffallo, assessore alla Cultura di quella giunta provinciale e poi consigliere ed assessore regionale: “Vi ringrazio – ha detto – per avermi dato questa occasione”. E ancora, le parole di Pina Naso, collaboratrice del D’Agostino presidente, che dopo aver salutato i familiari, ha preso il microfono per dire a tutti: “Ho avuto una fortuna: lavorare per tanti anni con una persona di straordinaria umanità”. Non è stato, e non poteva essere, un ricordo del politico, quello organizzato dall’Accademia degli Affaticati. Saranno altri a tratteggiarne quella dimensione. La nostra Associazione ha ricordato un padre fondatore, ma soprattutto un amico, che non c’è più e che ci manca molto. Che ci ha dato un esempio e tante “dritte”. L’ultima, quella lanciata nel suo ultimo intervento in pubblico, guarda caso, per la presentazione di un libro di poesie (“Storie du burgu” di Antonio Cotroneo, ed. MGE, il 15 marzo 2007, alla Biblioteca comunale) e proiettata in filmato a conclusione della serata: “Partecipate, partecipate sempre ad eventi come questo. La nostra regione ne ha di bisogno!”. Sta a noi farne tesoro.

Ultimo aggiornamento ( martedì 07 ottobre 2008 )
 
UN CAFFE’ LETTERARIO ALL’APERTO PER “FRATELLI SEPARATI” DI MAURIZIO SERRA (ED. SETTECOLORI)

E il nome dell’ “Accademia degli Affaticati” risuona nelle stanze del Quirinale

di Lino Tipe

Tropea - Chissà se Maurizio Serra ci riserverà qualche altra piacevole sorpresa, da finalista al Premio “Aqui storia” per il suo “Fratelli separati” (Edizioni Settecolori). Certo, per la Tropea d’inizio autunno sospesa tra i forti colori dell’estate e le dolci malinconie invernali, la presentazione di questo libro è stata una sorpresa di sicuro. Un’ incantevole serata all’aperto, tra le poltrone e i tavolini del “Café de Paris”, con l’Antico Sedile dei Nobili a far da quinta naturale, e la statua del filosofo Pasquale Galluppi a sorvegliare, compiaciuta, questa sorta di évenement du vendredi. I contenuti e il tono li ha assicurati l’autore. Un Maurizio Serra neanche scalfito da due travagliati voli (partenza da Londra), elegante e pronto ad arricchire di contorni i profili già marcati e rimarchevoli dei suoi “Fratelli Separati”. Si tratta degli scrittori Pierre Drieu La Rochelle, Louis Aragon e André Malraux, tre protagonisti della storia culturale e politica della Francia del primo 1900, tre intellettuali separati dai percorsi politici intrapresi, ma uniti da intrecci esistenziali d’imprevedibile comunanza. Tre vite, tre personalità forti, ciascuna per aspetti differenti. Ma è proprio l’intensità e la scapigliatezza dei rispettivi stili di vita, a noi sembra, ad aver esercitato una decisiva forza attrattiva nei confronti dell’autore, che ha messo accanto loro tre, e non ad esempio intellettuali cattolici come Bernanos o Guitton. Vite - quelle di Drieu, Aragon e Malraux - e sfondo storico, tratteggiati nella serata en plein air di Tropea da un critico letterario di grande raffinatezza come Maria Cecilia Tagliabue. Vite che spiegano, da sole, un’epoca di grandi tensioni e di grandi idealità. E’ per questo motivo che il libro di Serra in agosto era entrato nella terna di letture estive del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. E capita, incredibile dictu, che il Capo dello Stato telefoni per congratularsi con Serra mentre il diplomatico (di carriera) e scrittore (per vocazione) fa il suo ingresso a Tropea accompagnato in auto dall’editore (sono le ore 17,20 di venerdì 26 settembre 2008). “Mi trovo a Tropea, proprio per presentare il libro – risponde Serra – all’Accademia degli affaticati”. Orgoglio tangibile per il sindaco, Giuseppe Euticchio, che ha patrocinato la manifestazione. E grande soddisfazione per il presidente dell’Accademia (quella del Premio Tropea Letterario Nazionale), Pasqualino Pandullo, moderatore dell’incontro. A Manuel Grillo, il merito di aver creduto in una ambientazione tanto semplice quanto efficace, e l’opportunità di dimostrare come la sua casa editrice, periferica solo geograficamente, abbia una vocazione così tanto internazionale. Chicca finale: sapete dove il presidente Napolitano ha letto “Fratelli Separati”? Alle Eolie, quelle isole che Giuseppe Berto, dalla sua pinnata di Capo Vaticano, considerava il confine occidentale di quell’immenso lago, che vedeva con la sua immaginazione nel Golfo di S. Eufemia. Sarà un caso, ma alla serata di Tropea c’era anche Manuela Berto, la vedova (“no prego, la fidanzata”) del grande Bepi.

Ultimo aggiornamento ( martedì 07 ottobre 2008 )
 
L’ACCADEMIA DEGLI AFFATICATI RICORDA FRANCESCO FELICE D’AGOSTINO

CON UN INCONTRO AL MUSEO DIOCESANO DI TROPEA, SABATO 27 SETTEMBRE ALLE ORE 18

   

                                                                 

   

Il professore Francesco Felice D’Agostino era convinto che “la cultura è ricerca di perfezione attraverso la conoscenza di quanto di meglio si è detto e pensato nel mondo; è patrimonio psico-esperienziale-individuale che si costituisce attraverso rapporti sociali e ambientali. Così stando le cose – si legge in un suo scritto -, in essa convergono tutte le branche del sapere, secondo un dinamismo sinergico interdisciplinare che fa di essa un sapere attivo, umano, che serve all’Uomo per diventare migliore; altrimenti è il più alto inganno di tutti i tempi e non il sapere che deve coltivare quei valori che rendono umana l’esistenza e creano la Civiltà”. Per questo Egli ha contribuito risolutamente a fondare un’Associazione culturale come l’Accademia degli Affaticati. E per questo l’Accademia degli Affaticati vuole ricordarlo in un incontro al quale invita Te, che visiti il nostro sito, a partecipare. La manifestazione si svolgerà sabato 27 settembre 2008, alle ore 18, nella Sala del Museo Diocesano di Tropea. A parlare dell’ ”Impegno culturale nell’esempio di Francesco Felice D’Agostino”, saranno il magistrato lametino Marcello Vitale, oggi presidente della prima sezione di Corte d’Appello a Roma, e la docente universitaria Maria Gabriella Adamo, della Facoltà di Magistero dell’Ateneo di Messina. Entrambi collaborarono costantemente alle iniziative culturali promosse da D’Agostino, soprattutto nella sua veste di Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Catanzaro. In programma anche gli interventi dell’ex senatore Antonino Murmura e della poetessa e critico letterario Giusi Verbaro, una delle firme più prestigiose della rivista “La Provincia di Catanzaro” voluta da D’Agostino e pubblicata dal 1980 all’85. Sarà poi Umberto Barone, che fu il primo presidente del Centro Culturale e Biblioteca della Provincia, istituiti a Tropea su iniziativa dello spesso D’Agostino, a tracciare un breve ricordo personale dell’amico, scomparso il 15 agosto dell’anno scorso all’età di 85 anni. Coordinatore dell’incontro, il giornalista Pasqualino Pandullo, presidente dell’Accademia degli Affaticati.

Ultimo aggiornamento ( sabato 13 settembre 2008 )
 
E' NATO GIA' GRANDE QUEL PICCOLO PREMIO
La giornalista RAI Carla Monaco rivive per il nostro sito i tre giorni di mare e di incontri trascorsi a Tropea in occasione del Premio Letterario

di Carla Monaco

Metti una sera a Tropea, sotto le stelle. A chiacchierare fino a tardi, come tra amici, in una piazzetta che è un salotto. Ci si scambiano opinioni sui romanzi, consigli di lettura, ricordi e impressioni. E poi parlano finalmente, con la loro voce, anche gli scrittori. C’è l’intellettuale affermato, ma anche l’autore di gialli e la straniera elegante. Sono in gara, ma non sembra. Perché, solo per essere arrivati fin qui, si sentono già tutti vincitori. Basta il calore della gente, l’interesse che si crea attorno ai libri, il fascino autentico dei luoghi. Ad aiutarli a raccontare chi sono e come hanno fatto nascere le loro belle creature di carta, ci pensano i padroni di casa. Livia e Pasqualino. Con garbo e gentilezza, senza mai alzare la voce. Qui non serve. Le polemiche, non sono di casa. Questo non è lo Strega, né il Campiello. E’ vero. E’ un premio letterario nato da poco, ancora piccolo piccolo, forse è proprio per questo che è così interessante. C’è spazio per la cultura di casa e per quella che viene da fuori, per gli autori calabresi e gli stranieri, per il giudizio dei sindaci e l’opinione degli studenti. In uno scambio che non è mai sterile, mai vuoto. Alla fine, non importa nemmeno chi è il vincitore. Certo, c’è la curiosità, il tifo, l’attesa. Si va via però sempre contenti, a notte fonda, anche se il nostro beniamino non ha vinto. Carichi di libri. Perché, dopo serate così, il bisogno di leggere si fa più urgente. Se non ci siete stati, non potete capire. Si va via con il desiderio di tornare. Per chiacchierare ancora, sotto le stelle di Tropea, in una piazzetta che è un salotto. Nella speranza di vederlo crescere sempre più questo premio, che è nato piccolo piccolo, ma ha già tanti progetti per quando sarà grande.


Ultimo aggiornamento ( venerdì 08 agosto 2008 )
 
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