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Premio Letterario Tropea

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NEWS

PREMIO TROPEA 2010: LA RASSEGNA STAMPA

INCONTRATI AL PREMIO TROPEA Cinque domande di Cristina Marra al vincitore della quarta edizione, Mattia Signorini     Qual è stato l’input che ti ha sollecitato a scrivere “La sinfonia del tempo breve”? “I miei libri nascono da piccole “ossessioni”, da riflessioni. Prima di scrivere questo romanzo pensavo continuamente alla tristezza che mi dà vedere spesso la gente che non si interroga più, che non è più aperta al nuovo che arriva. Sono scioccato dal fatto di non vedere i bambini che giocano in cortile come facevo io da piccolo e mi chiedo dove siano finiti. Tutto questo mi fa paura perché è sintomo di inaridimento. Ecco il mio libro è una reazione a tutto questo”. Green, il nome di un colore per il tuo protagonista.Perché questa scelta? “L’ho chiamato Green, verde, perché è il colore che simboleggia la natura. Verde è anche la speranza di riuscire a realizzare qualcosa ed è la caratteristica del Novecento, un secolo che ci ha dato molto e che secondo me stiamo usando male”. Qual è la caratteristica di Green Talbot? “La curiosità. Green affronta il mondo con la curiosità e la sua caratteristica di ascoltare le persone nasce dalla sua curiosità. Green non è né coraggioso né avventuroso è solo curioso. Green era diverso dagli altri abitanti di Tranquillity e non era quindi collocabile in nessuna categoria.” L’isola delle bottiglie perdute é un luogo di raccolta delle parole non dette, dei messaggi non pervenuti al destinatario. “Si. Sin da bambino mi sono sempre domandato dove andassero a finire le famose bottiglie contenenti messaggi di vario tipo e mi sono immaginato un’isola che le contenesse, un luogo di raccolta di questi messaggi non arrivati. Mi piaceva anche l’idea che se queste parole non arrivavano ci fosse qualcuno di importante a custodirle per dare loro importanza e così è nato il personaggio di Farinata, una sorta di senso della giustizia per chi non ha avuto la possibilità di far arrivare a destinazione un suo pensiero”. Il tuo personaggio corre e “cavalca” luoghi e tempo. Dove risiede per Green il senso della vita? “ Talbot viaggia e scopre ma per lui ciò che è importante non è il percorso, sono le fermate”.    

La curiosità Green Talbot sostenuto da Greenpeace. Il protagonista di un libro di successo raccontato su carta amica vince la 4a edizione del Premio Tropea.    di Carmen Putruele          TROPEA(VV)- Col trionfo inaspettato di Mattia Signorini, nel Premio Letterario Nazionale Tropea, il secondo posto di Gad Lerner e il terzo di Alicia Giménez -Bartlett, “il libro”, costellato dalle giurie dei votanti, è stato celebrato per il quarto anno consecutivo, a conferma del team eccezionale assemblato dall’associazione “Accademia degli affaticati”. Di fronte ai nomi importanti, sopra citati, è indubbiamente una liquidazione sorprendente! Signorini è uno scrittore trentenne,  laureato in Scienze della Comunicazione, vispo come un grillo, indipendente, con un grande senso della giustizia, sta bene con gli altri e ha successo in società, di una galanteria vecchio stile, calmo , amante della pace e della natura, ha una grande gioia di vivere. Appare così nella nostra intervista. Dopo tre serate eccitanti, scandite da appuntamenti con ospiti di rilievo, musica, libri, interviste e novità, in questa nostra calda estate del 2010, ha vinto il bestseller: “La sinfonia del tempo breve- La storia di una vita che è tutte le vite” (ed. Salani); un tuffo nella curiosità, nell’avventura. In effetti questo libro, sin dal titolo, fa riferimento alla condizione umana di Green Talbot ( personaggio -protagonista), nato dalla fantasia di Signorini, in Inghilterra nel 1919.”[…] Un grosso pregio di Green Talbot, perlopiù sconosciuto alla maggior parte degli abitanti del mondo, era la curiosità[…]”. (Pag. 66 del libro). Lo scrittore introduce Green, 71 anni, che sta morendo, in un letto di ospedale, nel nord dell’Italia, e ha appena finito di raccontare la sua storia, al proprio medico. Nel capitolo 2, invece, sono narrate le vicende di Green, prima e dopo la sua nascita. Poi, la giovinezza tormentata da avversità: ha fatto la guerra, ha rischiato la vita, ma ha girato il mondo. Ha incontrato persone buone e cattive, amicizia e amore che hanno reso questo libro ricco di movimento. Green Talbot, non è solo lo specchio nel mondo sociale del Novecento, ma anche della società intesa in senso assoluto, cioè in quelle che sono le umane necessità e l’umana nobiltà, nell’implacabile avanzare del tempo. ”[…] La cosa peggiore che può capitare a un uomo è di morire in un ospedale- disse una volta, molto tempo prima[…]” Green.(Pag.5 del libro citato). L’intento, del talentuoso Signorini, entusiasta del suo personaggio, è di raccontare al lettore: come è possibile che l’uomo Green, con una vita incredibile alle spalle, si trova a dover morire come tante altre persone!? Ebbene, grazie alla curiosità, all’amore per la vita, alla capacità di vedere, di ascoltare il mondo, anche se in un ospedale, riesce a morire, in un modo diverso. “[…]la stanza di Green Talbot… il letto vuoto e la finestra spalancata… sul retro … un grande prato verde che stava nascendo… . In fondo, … il corpo di un uomo, raggomitolato su se stesso, che sembrava dormisse, sull’erba.” Scrive Signorini, e chiude con questi toni “ La sinfonia…”, di un romanzo, che tutti possono leggere. Il giovane scrittore ha raccontato che dai libri è rimasto attratto, innamorato perdutamente, sin da bambino.  ”Avevo tre anni -me lo raccontano i miei genitori- e ogni volta che vedevo la gigantesca biblioteca personale di uno zio, a Rovigo (città natale), rimanevo incantato”. “Ho imparato a leggere molto presto, perché, quando non capivo le parole mi arrabbiavo”. ”La mia non è una passione per la letteratura -dichiara- in fondo ho sempre manifestato interesse per il mondo, il cinema, la musica, gli animali, le persone. E il modo di esprimere, agli altri, questa curiosità, si è incanalato nei libri, che, servono per aprire una finestra e guardare quello che c’è fuori”. L’autore, appare determinato nella volontà di adottare “ogni forma di avvicinamento all’altro”, “cosa che non facciamo continuamente- chiosa Signorini- e ciò sta disgregando la nostra società”. Ci vuole più dialogo e capacità di esprimersi e di ascoltare, per non rimanere chiusi nella prigionia dell’esistenza. Avvicinarsi alle buone letture diventa quindi indispensabile. Curiosamente, prima di consegnare il suo stravagante genio alla stampa, lo scrittore, ha pensato di contattare Greenpeace, uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo, con lo scopo di pubblicare libri su carta riciclata, amica della natura; impresa difficile in Italia, riuscita molto bene in Austria, che ha rifornito il proprio editore, Salani. ”Da piccolo -rivela l’autore- parlavo con gli alberi, li abbracciavo, per me erano vivi. Conservo, sempre, una forte passione per la natura”. Una passionalità che sa trasformare in coinvolgimento, visto il successo, in termini di vendita, anche, del suo libro precedente, dal titolo “Lontano da ogni cosa”, in cui il protagonista è un pittore che disegna solo alberi. “L’iniziativa -dice- vuole mandare un piccolo segnale, in attesa di ulteriori segnali, di tante altre persone”. Sono aiuti importanti per salvare l’ambiente. Alla domanda: ”è vero che leggere e/o scrivere cambia la vita?” Risponde: “Si, ma solo se noi siamo pronti a cambiare. Un albero non nasce da solo, ci deve essere il seme sotto la terra”. Concludiamo: Mattia Signorini, qual è il tuo libro preferito? Voglio dire: quello che ti ricorda un momento importante della tua vita”. “ Sono due- ammette- “Il maestro e Margherita” del medico-scrittore russo, Michail Bulgakov (1891-1940) e “Il Piccolo Principe” dell’aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944). Entrambi in modi diversi mi hanno raccontato il mondo, me lo hanno aperto e svelato”!          

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PARLA MALE DEI PREMI CHI NON NE HA MAI VINTO UNO

Cresce la qualità del Premio Tropea che vanta un forte legame col territorio

 

di Mauro Francesco Minervino

  

Ogni anno in Italia vengono banditi oltre mille premi letterari. Sicuramente sono troppi e non tutti di qualità. Le crescenti perplessità sul Premio Strega, l’accapigliarsi intorno al Premio Viareggio di qualche tempo fa, e infine il recente scandalo scoppiato intorno al Premio Grinzane Cavour (ma a proposito: com’è che solo dopo che la bolla è scoppiata, politici e amministratori locali, banchieri, sponsor, scrittori e giornalisti, critici e giurati, tutta una folla di presenzialisti di mestiere che affollavano in giro per l’Italia le memorabili cene del Grinzane, adesso sembrano tutti colpiti da improvvisa amnesia e si affrettano a prenderne le distanze?), con le polemiche e gli strascichi giudiziari che ne sono scaturiti, hanno comunque portato a riflettere sul senso dei grandi premi e dei concorsi letterari nazionali. Resta il fatto che quello dei premi è un sistema che fa parte dell’industria editoriale, di cui i libri e la letteratura sono un prodotto, e se il sistema dei premi ha goduto e gode di così ampi sostegni, anche istituzionali, e perché è indispensabile all’industria culturale e alla circolazione dei libri. Non tutto quello che viene promosso in un premio è buono, ma nemmeno è detto che ogni premio nasconda una pastetta o premi opere che sono porcherie. E gli unici vantaggi concreti di un premio non è sempre detto che siano solo gli assegni guadagnati dagli autori. Certamente concorsi e premi letterari servono per conoscere e farsi conoscere. E’ indubbio che il vincitore dello Strega guadagnerà notorietà e lettori, e questo, e se il libro che vince vale davvero, è un bene non solo per lui e per il suo editore, ma per la cultura in genere. Ci sono poi meritevoli eccezioni che vanno in controtendenza rispetto alla deriva che in Italia discredita oggi i grandi premi. Dopo tre edizioni di successo, grazie anche a un meccanismo trasparente e democraticamente partecipato, da autentico concorso letterario, ci è invece piaciuto molto il clima di fiducia e la crescita nella qualità che caratterizza il Premio Letterario Tropea. Per il Tropea basta dare una scorsa a titoli e autori selezionati, all’elenco di finalisti e vincitori delle prime tre edizioni per farsi un’idea della qualità. Mentre è già tra i 50 premi letterari italiani più importanti per montepremi assegnato. Ma il pregio del Tropea non sta solo in questi primi dati, ma piuttosto nel suo carattere partecipato e nel suo originario compito culturale. E’ un premio che nasce per promuove la lettura in una Calabria che legge poco, e la sua missione dichiarata “una regione per leggere”, stabilisce un fortissimo legame con il territorio, offrendo così un sostegno concreto non solo alla promozione della cultura del libro ma anche ai processi di sviluppo civile e di crescita della legalità nella regione. E’ interessante anche per il tipo di giuria e per i metodi di selezione e di voto. Un sistema misto che prevede un voto tecnico, riservato agli esperti, e un voto popolare. Nel caso dei premi non è infatti l’idea di mettere in gara la cultura che dovrebbe far storcere il naso, quanto piuttosto la necessità di fare un bel repulisti degli «asset tossici» che anche tra le patrie lettere inquinano la circolazione dei buoni libri. E ripartire come ha fatto il Tropea da regole originali oltre che trasparenti, che alla fine premiano chi davvero se lo merita. Perché da quando è nato, il premio non è nelle mani delle lobby editoriali e degli uffici stampa o sotto il controllo delle sigle concentrate nei grandi gruppi editoriali. Il Tropea nasce infatti dalla selezione locale di un nucleo di giurati e di lettori indipendenti. In testa il giornalista Rai Pasqualino Pandullo e gli “Affaticati” tropeani, assieme ai rettori delle università calabresi, a operatori della cultura e dei servizi editoriali e librari della regione. Infine la giuria del Tropea è guidata da una personalità libera e garantista, una gran signora del giornalismo e della cultura italiana come Isabella Bossi-Fedrigotti, che a parte tropea mette la sua firma solo sotto lo storico premio Bagutta. Tutti insieme i giurati del Tropea, semplicemente discutendo sulla base del gusto letterario e del gradimento personale, segnalano le opere e i titoli da ammettere alla prima fase del concorso. Che non sono solo quelli spinti dai grandi gruppi, ma anche prodotti di singoli editori e autori che pubblicano per sigle di nicchia. C’è poi il vaglio di una giuria di qualità che comprende studenti e giovani, che sceglie e conferma la terna, e infine il voto di una giuria popolare che fa capo ai 410 sindaci o delegati dei comuni della Calabria. E sono questi lettori finali, è il caso di dire rappresentanti dei lettori “comuni”, che nella serata conclusiva esprimono il vincitore con un voto segreto, attraverso una rete telematica certificata e verificata da un ente terzo. Altra scelta interessante in un tempo in cui il marketing editoriale che rafforza la penetrazione dei libri è in mano a pochi “grandi” editori che dettano le leggi del mercato, è anche quella di presentare e offrire al pubblico libri di autori ed editori diversi (anche calabresi) ospiti del Tropea con la formula del talk, pescando al di fuori della terna e non solo in occasione delle serate estive in cui si assegna il premio. Lo scopo del Tropea è quindi raggiunto: quello di promuovere la lettura e portare gli scrittori in mezzo alla gente, rendendo più popolare l’accesso e la diffusione del libro e della buona letteratura in Calabria. In un tempo in cui la circolazione della cultura e la diffusione dei libri è in mano a pochi circuiti e sotto il controllo delle “grandi” centrali della comunicazione, è un risultato notevole e degno di riconoscimento, anche da parte dei poteri pubblici. Insomma, il Tropea è un bel premio, ben organizzato e culturalmente autorevole, ed è certamente un premio utile alla Calabria. Anche per promuovere e mettere assieme, non solo a parole, turismo e cultura. E poi spesso a parlar male dei premi sono solo quelli che non ne hanno mai vinto uno.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 21 agosto 2009 )
 
Scoprire “Gli anni veloci”

Intervista al vincitore del Premio Tropea edizione 2009, Carmine Abate. Lo scrittore non dimentica il collega Saverio Strati cui va l’augurio di <<essere riscoperto e letto>>

   

Di Carmen Putruele

   

La caparbietà è carisma. Il segreto del successo risiede nelle voglia di fare sempre meglio: come dimostra Carmine Abate, classe 1954, che con il romanzo “gli anni veloci” (Mondadori, 2008), ha trionfato quest’anno nel salotto buono di Tropea, aggiudicandosi il primo Premio letterario nazionale- “Una ragione per leggere”, giunto alla terza edizione. Un libro, ambientato a Crotone, sul potere delle passioni, dei sentimenti, della musica, e sul messaggio vitale “Che la vita è comunque bella: ecco cosa non devi mai scordare….”, di cui è portatore (pagina 7 del libro citato). E la giuria e il grande pubblico se ne sono accorti di sicuro, visto il risultato finale. Abate, ha portato al primo posto, ancora una volta, la qualità letteraria, che gli ha permesso di aggiungere questo prestigioso Premio Tropea, del back office, associazione culturale “Accademia degli Affaticati”, ad una ventina di altri primi importanti Premi assegnati, negli anni veloci o passati, a opere dell’intelletto umano uscite in diverse lingue, di un autore profondo e ottimista, che abbiamo intervistato, poco prima della proclamazione.

Come sono stati “gli anni veloci” di Carmine Abate? E perché questo titolo al suo romanzo.

<<Prima degli anni veloci ci sono quelli dell’adolescenza in cui il tempo sembra che non passi mai. Tutti abbiamo ricordi della nostra infanzia, io ne ho molti specialmente del passaggio alla giovinezza che proprio perché è l’età più bella e speranzosa passa troppo velocemente. Nel romanzo “gli anni veloci”, ambientato a Crotone, ci sono due età: gli anni ’70 e ’90. Anni segnati dalla morte di Lucio Battisti(1998)e prima ancora di Rino Gaetano (1981). Uno dei due protagonista del libro, si chiama Nicola ed è un giovane atleta, con il mito di Pietro Mennèa,(primatista mondiale nei 200 m dal ‘79 al ’96), che, sospinto dalla musica dei cantautori scomparsi (in particolare dell’amico Rino, coma sa chi ha letto il libro o come scoprirà chi lo leggerà), ripensa ai suoi anni veloci, alla storia d’amore più importante, vissuta all’età di 14 anni con Anna, altra protagonista, fan accanita di Lucio Battisti, e dopo tanti anni dall’ultima volta che si sono visti, scopre che l’amore c’è ancora, e vuole rivederla per svelarle un segreto che “brucia dentro da tanto tempo”. Il titolo del libro è ispirato proprio dall’energia vitale, dalla velocità sportiva di Nicola.

Lucio Battisti, Rino Gaetano, Pietro Mennèa. Quanto c’è in sé di questi personaggi reali ai quali ha voluto rendere omaggio?

<<Rappresentano i tre personaggi fondamentali della mia giovinezza. Da studente “squattrinato” che per caso ha portato in testa una montagna di riccioli proprio alla Battisti, non mi sono mai perso un 45°giri del mio mito, Lucio Battisti. Una voce molto bella che ha saputo raccontare attraverso la musica davvero le “Emozioni” della vita, rivoluzionando, grazie a Mogol, la musica leggera italiana. Sento, più vicino, umanamente, Rino Gaetano che nella sua breve vita è riuscito a scrivere delle canzoni come “Gianna” ,“Il cielo è sempre più blu” che rimarranno per sempre tant’è che Rino, ai giovani di oggi, compresi i miei figli, piace molto. L’atleta Mennèa è il mito di Nicola, personaggio inventato, che, rappresenta però la parte più autobiografica del libro. Anch’io, dai 14 ai 18 anni ho abitato a Crotone e sono stato uno degli atleti più forti nei 100 m a livello regionale e medaglia d’oro a Catanzaro ai gioghi studenteschi nel ‘70. Mi allenavo tutte le mattine, per me la corsa era un modo anche per scaricare le tensioni familiari, personali, generazionali. La dote che ho sempre apprezzo in Mennèa, poco più grande di me, è la caparbietà. Ha sempre saputo che le cose si possono raggiungere solo con i sacrifici, con l’impegno quotidiano>>.

Così come ha fatto lei.                                      

<< Be’, si. Nel libro c’è un messaggio: se tu hai un talento da solo non serve a niente, devi coltivarlo, ci devi lavorare su, e soprattutto non devi arrenderti mai. L’obiettivo messo in testa deve essere raggiunto, naturalmente senza calpestare nessuno>>.                                         

Lei, che è anche un insegnante, come vede i giovani di oggi?

<<Ne parla nel libro il personaggio Anna perché questo è un problema eterno. Nicola e Anna e l’intera generazione degli anni ‘70 avevano il grande sogno di cambiare il mondo. Pochissimi giovani di oggi sognano di cambiare le cose o pensano sia possibile cambiarle. È come se la società di oggi compresi i genitori avessero tarpato le ali a questo sogno, che manca, occupando gli spazi dei giovani e creando in loro solo confusione>>.

 Abate, nella sua vita, i sentimenti, quale posto occupano?

<<I sentimenti, sono tutto, nella vita di ogni uomo. In un mio libro precedente ”Il mosaico del tempo grande” un’epigrafe dice: ”tutte le storie sono storie d’amore”. Io, amo scrivere, storie d’amore, alla mia maniera, che cercano i sentimenti , i problemi veri della vita, l’amore, il mistero, la morte, l’identità dell’uomo anche in “microcosmi” come può essere considerata, Crotone, rispetto all’Italia. E Prima ancora ho scritto, nella medesima direzione, anche sulla Calabria arbereshe- cioè italo-albanese passando da Carfizzi dove sono nato, quindi, sempre su piccoli paesi che in tutti i libri, ho chiamato “hora”>>.

Durante la prima serata del Premio, il pensiero è andato anche da parte dei suoi colleghi Di Stefano e Desiati, a Saverio Strati. Lei in particolare, ha detto che le letture stratiane hanno contribuito a farlo diventare oggi scrittore. Ci spieghi meglio.

<<Io figlio di emigranti, ho vissuto, dopo gli anni trascorsi a Crotone, anche in Germania ed ho visto come vivevano gli altri nella mia stessa condizione. Poi ho cercato dei libri che parlassero del mio mondo, dell’immigrazione della Calabria e con occhi molto arrabbiati mi sono accorto che nessuno, intendo a livello nazionale, ne parlava se non proprio Saverio Strati. Da quel momento in poi, si è alimentata una grande stima per lo scrittore che non ho mai conosciuto personalmente ma ci siamo scambiati bellissime lettere e libri. Oggi vivo in Trentino e da poco sono venuto a conoscenza della vicenda che ha colpito il grande intellettuale (che non ha né redditi né pensione) e dell’iniziativa promossa dal “Quotidiano” , dalla gente e dalla politica regionale, in favore di Strati che io appoggio in pieno. Sono sicuro però che lo scrittore, che sa di aver realizzato delle opere eccezionali e di una modernità incredibile, solo per citare un testo: “Il selvaggio di Santa Venere”, desideri più di ogni altra cosa essere riscoperto e letto soprattutto dai giovani, che, troveranno, veramente, le cose più autentiche della Calabria. Questo auguro a Saverio Strati con tutto il cuore>>.     

Che immagine ha di sé?

<<L’immagine di una persona seria, che lavora molto. Credo, un uomo modesto e che ha dignità. E che è molto grato alla cronista per questa intervista>>.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Una chiave di lettura del Premio Letterario Nazionale “Città di Tropea"

di Carmen Putruele

  

Tropea (Vibo Valentia)- Standing ovation. ”[…]Qualcuno grida il nome mio, smarrirmi in questo… volli io per leggere in silenzio un libro scritto a[…]”(Lucio Battisti, Il mio canto libero, 1972). Si è conclusa la fase estiva della terza edizione del Premio Letterario Nazionale “Città di Tropea- una ragione per leggere” recentemente andata in scena con la qualità della letteratura nazionale più vicina ai nostri giorni, attraverso tre romanzi finalisti (prodotti freschi e attraenti e sorti anche in ambienti legati al dialetto) scelti con votazione, nella fase primaverile, da una giuria tecnico-scientifica presieduta dalla giornalista e scrittrice, Isabella Bossi Fedrigotti, dopo aver preso in esame, una vasta rosa di libri, presentati, per essere ammessi all’iniziativa culturale. Libri successivamente passati, fino al giugno scorso, al vaglio di una giuria popolare e di un’altra particolare composta dai 409 sindaci della Calabria che con le proprie preferenze, espresse anche via web, hanno piazzato al primo posto, il best seller dal cuore innamorato, “Gli anni veloci”(Mondadori, 2008) di Carmine Abate, alla seconda posizione, il noir psicologico dal cuore pensante, “Nel cuore che ti cerca” (Rizzoli, 2008) di Paolo Di Stefano, al terzo posto, il romanzo obsession dal cuore infelice, “Il paese delle spose infelici” (Mondadori, 2008) di Mario Desiati. Un lavoro finale, di presentazione del Premio, tutto nelle mani del presidente dell’associazione culturale “Accademia degli Affaticati -Topea”(nata nel 2006, l’ideatrice del Premio Letterario) e giornalista RaiTre, Pasqualino Pandullo, con a fianco la collega, laureata in Lingue, Livia Blasi, condotto asintoticamente all’incontro, che ha visto dal 3 al 5 luglio 2009, nella gremita e attenta piazza intitolata al filosofo “Pasquale Galluppi” (Tropea 1770-Tropea 1846), l’esibirsi e l’alternarsi di autori di vari generi letterari provenienti da flussi editoriali diversi, uomini e donne della politica regionale, provinciale e locale, della Chiesa, dell’informazione, dell’Università della Calabria, della musica, del teatro, della TV e spettacolo e dello sport. Molti ospiti illustri del vario e vasto mondo culturale per un grande pubblico intriso anche di tanta gente comune, presente all’iniziativa accolta come merita, mantenuta e valorizzata con il patrocinio di Regione Calabria e Banca d’Italia, Provincia di Vibo Valentia e Comune di Tropea, da diversi sponsor e per la quale, visto il successo raccolto, si ha l’intenzione di dare continuità. Un evento tutto calabrese, grazie al quale, Tropea, la perla del Tirreno, figlia della provincia di Vibo Valentia, d’estate, diventa il luogo di una tre giorni di miglioramento culturale “rapido”, studiato semplicemente utilizzando un superbo alleato della cultura che non conosce confini, il libro, da diffondere a contagio in tutte le generazioni del Paese e da premiare con il “Balcone d’Argento”, un riconoscimento appositamente realizzato dall’orafo Tommaso Belvedere. Pensieri e parole sulle note della caparbietà e dell’autenticità, doti, che accomunano i tre protagonisti del Premio Tropea 2009 (Abate, Di Stefano, Desiati) che hanno al loro attivo altri libri (ed anche pubblicazioni tradotte in diverse lingue)e altri riconoscimenti letterari. Tutto ciò, per promuovere la scrittura (un dare) e la lettura (un avere) <>. < Francesco De Nisi, presidente della Provincia di Vibo Valentia, presente tra gli ospiti- rappresenta un momento di orgoglio per il nostro territorio. La scelta migliore, dello stile e del plot dei libri, fatta da esperti veri, rende il Premio una manifestazione di punta orientata a stimolare l’interesse e a tenere viva l’attenzione del lettore e del turista del mondo del libro>> favorendo la lettura anche attraverso la conoscenza diretta degli autori nazionali. Si respira moltissimo, in particolare “dal tacco alla punta dello Stivale”, il fatto che i libri fanno parte di una educazione un po’ elitaria: perché sono costosi in denaro per acquistarli (non tutti i libri però lo sono! Infatti, tra questi, il libro più venduto è il tascabile in brossura o paperback) e perché richiede un approccio culturale di partenza buono, che può venire solo dall’appartenenza a famiglie ben coltivate. Ma come diceva lo scrittore italiano, critico d’arte e giornalista, Ugo Ojetti (1871-1946) << Si è sempre i meridionali di qualcuno>>; la giusta chiave di lettura, in questo caso, è che al di là dell’area geografica italiana di appartenenza dal Nord al profondo Sud si è sempre in tempo per migliorarsi e riconoscere “il genio” che alcuni che scrivono o leggono hanno, altri meno, che si traduce in una fame o una sete inestinguibili di qualcosa che solo il libro scritto o letto può placare. Insomma, in questa società sempre più frenetica il libro è il by-pass per il benessere dell’uomo outsider, che, tolta la benda sugli occhi e individuati liberamente “gli strumenti” che piacciono, può entrare al meglio nel clima culturale ultramoderno. Basta volerlo! Non a caso l’Unesco ha proclamato, ormai da diversi anni, il 23 Aprile “Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore” per la promozione e diffusione, della cultura conservata nei libri, dell’attività editoriale e della corretta protezione delle opere, su base planetaria. Il vasto patrimonio librario offre libri che conservano un’aurea di straordinarietà, di privilegio, in grado di creare contatti tra gli uomini, come quelli trasportati, per farli conoscere, dalla programmazione culturale del Premio “ Città di Tropea”. Opere letterarie per una ricchezza umana ed intellettuale, perché, oltre ad essere utili, hanno anche un senso e non si lasciano modificare dallo scorrere inesorabile del tempo e, tanto meno cedono all’avanzare di un tecnologia sempre più imponente tanto che secondo voci nuove ”[…]fra qualche anno, un numero sempre più alto di individui ricorrerà esclusivamente al computer per leggere. Non cercherà nella sua libreria il libro del cuore o come dicono le persone colte “du chevet”: lo cercherà nel computer. Semplicemente digitando. So quanto costerà psicologicamente a tanti individui aprirsi in questo campo[…].Chi ha contratto fin da piccolo l’abitudine a leggere nella maniera tradizionale, estraniandosi con il suo libro dalle noie del mondo, chi possiede quel prodigioso rapporto tattile con la pagina farà una fatica del diavolo ad accettare le nuove abitudini[…]” (Agazio Loiero, presidente della Regione Calabria, L’impossibile altrove, 2006).

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Intervista a Paolo Di Stefano, secondo classificato al Premio Tropea con il noir Nel cuore che ti ce

di Carmen Putruele

  

Appartiene a quella categoria di scrittori che hanno tutto l’interesse ad esercitare il loro talento nei limiti di una specialità molto ristretta, l’infanzia minacciata da qualcosa, dalla malattia , dalla follia, eccetera, vero e proprio leitmotiv del mondo narrativo di Paolo Di Stefano. E mentre i romantici esaltano il sublime letterario attraverso la bellezza, per Di Stefano la sublimità può essere espressa, dall’orrore come dalla bellezza. Dietro il “cuore innamorato” nel romanzo Gli anni veloci (ed. Mondadori, 2008) del professore Carmine Abate, al secondo posto del Premio Tropea 2009, il “cuore pensante” del noir Nel cuore che ti cerca (ed. Rizzoli, 2008) del giornalista culturale del ”Corriere della Sera”, proprio Paolo Di Stefano, dal temperamento determinato, nato ad Àvola (Siracusa), nel 1956. Un romanzo psicologico, ambientato a Milano, che tocca il cuore delle persone e delle cose, di fronte ad un’infanzia violata, e ispirato da un fatto di cronaca: la storia di Natasha Kampusch, una giovanissima scomparsa a Vienna nel 1998 e tenuta sequestrata da un uomo malato per otto anni. Un libro che affronta il rapporto morboso e crudele tra l’adulto e la bambina segregata nella stanza del castigo. Un dramma vissuto nel libro da Rita, una bambina di 10 anni, artatamente sottratta al padre, Toni Scaglione, un uomo dalle carezze asinine, una figura che mette in moto, il senso profondo di paternità, di un <<marito separato, da qualche tempo, padre di una bambina, felice di niente, tanto meno del lavoro[…]. Sono uscito dal mondo normale senza accorgermene, come… Barbara[…]. Quel lunedì di marzo al telefono era Barbara, la mia ex moglie. Singhiozzando mi ha detto: <>… Con la gola di colpo asciutta e le labbra che sentivo insolitamente tese, le ho ripetuto che io non sapevo proprio niente di Rita e che doveva credermi[…]>>. Rita che appare immobile e distaccata, è riuscita, ogni sera, trovando in sé una grande forza e una lucidità tali da salvarla, ad andare a dormire risvegliandosi ad ogni domani, che, le portava soltanto l’infelicità del momento. Dopo che l’energia visionaria, ha preso la mano dell’autore, Rita, ormai diciottenne, riacquista, dopo traversie estenuanti, la vista e la gioia di vivere. In lei si agitano sentimenti contrastanti di estrema intensità, allo spavento e alla paura, dopo otto anni, si accompagna l’allegria per l’avvicinarsi del momento tanto spasmodicamente atteso. Per miracolo, la libertà.

1D. Desiati, qual è Il cuore che (ti) ci cerca, sul serio ?

R. <Nel cuore che ti cerca, il cuore è quello di un padre, Toni Scaglione, che cerca la sua bambina, Rita, che si è persa, in realtà è stata rapita, nel mondo sbagliato di un genitore che ha perso la figlia per colpa di un adulto malato e forse irresponsabile. Toni, cerca di ritrovarla attraverso emozioni, attraverso il recupero di una affinità con una figlia, che forse non aveva mai avuto. Infondo, il cuore che cerca, è il cuore delle persone che ci stanno intorno, con le quali abbiamo dei rapporti quotidiani. Oggi, però, noi viviamo in una società dove persino nei rapporti familiari non c’è comunicazione. Col suo intervento, lo ha detto poco fa (la sera del 5 luglio 2009) l’assessore alla cultura della Regione Calabria: <>. Un cuore che cerca, è un cuore, che cerca di mettersi in comunicazione con un altro cuore e anche di ascoltarlo. Un tentativo, che, secondo me va fatto, al più presto, specialmente, con le persone che ci stanno più vicine>>.

2D. La paura, secondo lei, si può capire e superare attraverso la letteratura?

R. <>, rimango allibito, perché queste stesse persone, poi, sicuramente guardano la TV, in cui scorre questa realtà orribile che ci circonda. È un fatto di prevenzione, per cui la parola scritta non deve affrontare la paura o la letteratura deve essere solo di pura evasione>>.

3D. Paure e ossessioni… In realtà, perché è nato Nel cuore che ti cerca?

R. <>.

4D. De Stefano, suscita curiosità questa frase riportata nel libro citato: ”Entro un silenzio così conosciuto i morti sono più vivi dei vivi.” Giorgio Orelli, Nel cerchio familiare. Ce la commenta ?

R. Si, certo. Vi rivelo che la mia passione per la scrittura nasce da una morte, per malattia… (qualche secondo di commozione dell’autore Di Stefano). Quella di mio fratello Claudio, quando io avevo appena 10 anni e Claudio 5 anni. Un ricordo che mi ha molto sconvolto. Verso i 18 anni ho pensato che volevo assolutamente raccontare questa storia dolorosa. Un ricordo, negli anni sempre più vivo. Ad un certo punto, mio padre, addirittura, ha deciso di portare il corpo, senza vita, di mio fratello, dalla Svizzera dove abitavamo, ad Àvola, quindi al nostro paese d’origine. In questo caso, i morti sono più vivi dei vivi, cioè, nella memoria, continuano ad accompagnarci, ci danno motivazioni e tutto ciò, dà anche un aspetto di speranza, perché la morte non è fine totale. Tutta la vicenda, è narrata nel mio primo libro, dal titolo Baci da non ripetere (ed. Feltrinelli, 1994)>>.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Mario Desiati intervistato al “Balcone d’Argento”

di Carmen Putruele

   

Al terzo posto del Premio Tropea 2009, “il cuore infelice” del romanzo obsession, Il paese delle spose infelici (ed. Mondadori, 2008) del giornalista, Mario Desiati, originario di Martina Franca (Taranto) classe 1977, il first mover nonché il più giovane finalista all’evento letterario. Desiati, che oggi vive a Roma, laureatosi in legge, entra nella scrittura e attualmente è direttore della casa editrice “Fandango libri” (Roma). Con il suo terzo successo letterario ha notato e romanzato forme e storture della vita provinciale, attese, delusioni e accettazioni del vivere quotidiano inquadrato nella cornice della sua Martina popolana, ma come ha detto l’autore, Il paese delle spose infelici, potrebbe essere il paese di qualunque provincia italiana. È bastato un breve colloquio con lo scrittore per scoprire, oltre all’ingegno poliedrico, un trentènne <>. La sicura percezione dei fatti quotidiani viene dal fatto che fin dall’infanzia si è sforzato di capire ciò che i migliori e i più saggi di ogni epoca hanno cercato di comunicarci con le loro opere. L’autore lascia intravedere nel tono della narrazione, in cui si alternano passaggi più o meno veloci ad espressioni in cui le parole si fanno più aggressive e osano di più, un certo disgusto verso le forme più basse del vivere, tale da incoraggiare nel lettore più avveduto, una catarsi. Nel romanzo ben confezionato ci sono pagine vibranti le storie, che si mischiano, di un gruppo di ragazzi dalla vita intessuta di particolari ossessioni, soprattutto dei tre protagonisti: Annalisa <<[…]sempre in mezzo ai maschi e agli ultimi, i pazzi e gli ammalati[…], dannata calamita di brutalità e sensi[…]la regina dei segreti…>>, Domenico alias Zazà, Francesco alias Veleno, ed il loro dar libero corso a tali ossessioni, che hanno contaminato i cuori leggeri e infelici. Nel paesaggio intimamente connesso alla vicenda di sofferenza e di inquietudine dei suoi personaggi, ci si rivolge a < tentativi di suicidio>> (la sposa infelice, Valvolina, che nel giorno delle sue nozze tenta di buttarsi dal tetto della sinagoga di Monte d’Oro), alla tragedia (la misteriosa morte di Annalisa D’Efebo che non ha mai rivelato ai “suoi amori”, il suo matrimonio con un uomo malato), per recuperare una dimensione vivibile da un’altra parte, scavata con le unghie all’interno di una realtà opprimente. <<[…]In certe zone qui si sposano tra parenti quando ci sono gravi malattie. Neanche un secolo fa i tisici, i lebbrosi, gli appestati prendevano in moglie una cugina, una zia vedova, una donna che potesse accudirli con il vincolo del sacramento… e del sangue[…]>>dove si giocava sull’ossimoro riguardante il clima della generazione dei trentenni, dei “tutti precari”. I due protagonisti cercano di salvarsi, appunto, dando pienezza, ai loro sentimenti. Quindi, l’eterno inteso come intensità di sentimento, sul momento, ok. Ad esempio, quando sei innamorato, pensi che quella, sia la persona per sempre…. Ma siamo trentenni… cinici!!! … e sappiamo …!>>.

Desiati, come ha scovato Il paese delle spose infelici? Quale aiuto ha ricevuto dall’amico, poeta e musicista, Vittorino Curci?

R. < posti fondamentali per lo snodo narrativo del libro: come il lebbrosario(la tomba) un luogo della Puglia, dove ancora oggi, presso il Centro degli Hanseniani (l’unico Centro di ricovero e trattamento esistente in Italia, per la malattia dovuta al bacillo di Hansen, la lebbra), sono ricoverate 70 persone malate. Un altro luogo, a Castellana Grotte, (Bari) dove si svolge l’omaggio, come sa chi ha letto, che fa Zazà ad Annalisa morta>>.

Lei, crede più nell’amore “eterno” o nell’amicizia “eterna” ?

R. <Vita precaria amore eterno,(esatto!)

Con il libro Vita precaria e amore eterno (ed. Mondadori, 2006) ,lei, ha vinto il premio per l’impegno civile “Paolo Volponi”, il narratore scomparso nel 1994 ,che, guarda caso anch’egli era laureato in Legge e negli anni ‘50 svolse delle inchieste che composero un romanzo. Cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?

R.<< È un premio molto importante, per una letteratura impegnata, non semplicemente di denuncia, ma che cerca di raccontare i meccanismi della società italiana. Con il libro in questione mi sono occupato di precarietà. Io, sono uno scrittore, che parte sempre da un dato reale, però la maggior parte delle volte, mi indigna, e ciò nutre la mia scrittura. Mi piace molto una frase dello scrittore napoletano, Maurizio Braucci (uno degli sceneggiatori del film “Gomorra”): Gli scrittori del Sud molte volte scrivono con le nocche, non scrivono con le dita, tanto che hanno la rabbia nei pugni>>.

I prossimi obiettivi di Desiati?

R. <<È appena uscito il mio ultimo lavoro letterario, sull’emigrazione, dal titolo Foto di classe (ed. Laterza). Il libro racconta di giovani, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, che, hanno deciso di lasciare il Sud per andare a lavorare al Nord e di quelli che invece sono rimasti. Tutto nasce da un‘inchiesta che ho compiuto l’anno scorso. Cinquanta interviste a persone contattate con un “passaparola”. Impresa riuscita con la collaborazione della rivista letteraria “ Nuovi Argomenti” che ha formulato, appositi questionari, dai quali sono nate storie un po’ romanzate. Nei programmi, attualmente c’è soltanto la direzione editoriale “Fandango Libri”>>.

Secondo lei, la lettura e la scrittura aiutano a superare certe difficoltà interiori, emozioni contrastanti, specie di quei giovani e meno giovani di oggi, che faticano ad emergere?

R. Assolutamente si. La letteratura salva la vita… o te la rovina! Dipende dalle scelte letterarie. Comunque ti dà le chiavi per aprire le porte di un enorme castello: la tua esistenza. Le persone che hanno letto più libri sono sempre persone migliori. Ai giovani, manca lo spirito d’iniziativa, il coraggio. I ventenni ed i trentenni di oggi si poggiano ancora troppo sulla propria famiglia. Penso sempre a quello che successe in Francia nel 2006, a seguito di alcune leggi sul precariato, che, penalizzavano tantissimo il mercato del lavoro francese. Bene, Parigi fu bloccata per due mesi. In Italia, invece, di fronte agli stessi problemi, ci si limita a qualche manifestazione, poi tutto tace e si continua… a non emergere>>.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )
 
Si chiude il Premio Tropea con Abate vincitore

Parterre delle grandi occasioni e pubblico numerosissimo

          

             

Cala il sipario sul premio Tropea 2009. Il verdetto, da molti già pronosticato, è stato chiaro: Carmine Abate, il calabrese, è il terzo detentore del Premio città di Tropea per il libro “Gli anni veloci” (Mondadori). Con ben 263 voti su 348, il 76% dei suffragi, Abate ha stravinto, in casa, si dirà più in là. Straordinaria la partecipazione al voto dei sindaci calabresi, o di chi per loro ha letto e giudicato i libri finalisti, con ben 302 su 409 (il 74%) espressioni di preferenza giunti al consorzio Asmez, incaricato della consegna e della raccolta dei voti. Della Giuria popolare su 46 votanti 29 hanno espresso il loro favore per Abate con il 63% sul totale dei voti. E’ stato proprio Gennaro Tarallo per Asmenet-Asmez ha proclamare il vincitore premiato dal vicepresidente della Regione Calabria, Domenico Cersosimo, con la splendida realizzazione artigiana dell’orafo T. Belvedere di Tropea e con un assegno di ben 10.000 euro. Secondo classificato con 53 voti, il 15% dei totali, Paolo Di Stefano con “Nel cuore che ti cerca” (Rizzoli); il premio, un trofeo e un assegno di 5.000 euro, è stato consegnato dal Presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi. Tra i Sindaci sono stati manifestati 42 voti con il 14% dei gradimenti, mentre dalla Giuria popolare ha ottenuto 11 voti pari al 24% dei consensi. Terzo posto per Mario Desiati con Il paese delle spose infelici (Mondadori) che ha ottenuto 32 voti totali pari al 9% dei consensi. I voti dei Sindaci sono stati 26 pari al 9%, mentre dalla Giuria popolare sono stati espressi 6 voti a favore pari al 13%. Il premio, anche per lui un trofeo e un assegno di 5.000 euro, è stato consegnato dalla Presidente della Giuria tecnico-scientifica del Premio, Isabella Bossi Fedrigotti. Sicuramente a determinare questo plebiscito è stato il fatto che Abate è un calabrese, uno di quelli doc, innamorato della sua terra, nonostante viva in Trentino. Un calabrese che nei suoi libri sa descrivere bene la Calabria e i calabresi. Ma non è sicuramente questa la causa di tale successo: il libro è un bel libro, al di là di geografie e carte d’identità, e, azzardiamo noi, molto probabilmente, avrebbe vinto, forse non con quei numeri, ma avrebbe vinto ugualmente, anche se Abate fosse stato un ligure ed il libro fosse ambientato a Genova anziché a Crotone. Il libro ha vinto semplicemente perché parla d’amore, parla di Lucio Battisti, parla di Rino Gaetano, tratta insomma di tematiche che ammaliano e emozionano facilmente. Alla fine della serata lo abbiamo intervistato: “Carmine, tu che hai vinto premi anche fuori della Calabria, per usare il gergo calcistico, è più bello vincere in casa o in trasferta? Nel calcio, si sa, le vittorie fuori casa valgono doppio, per te è lo stesso?”. “In Calabria - dice lui – ho già vinto molti premi ma il Tropea è oggi il premio più importante poiché la coinvolge tutta. Sapere che il libro ha vinto significa godere di una conferma che non era per niente scontata con queste cifre. La “sconfitta” avrebbe sicuramente fatto male. L’aver negato il detto “nemo profeta in patria est” significa tanto per me. Sicuramente rispondo che vincere in casa, per me, è più bello che vincere in trasferta”. La serata, aperta ancora dagli stravaganti, eclettici e sempre itineranti Binghillo, oramai amati dal pubblico tropeano, era incominciata con la Bossi Fedrigotti che, invitata sul palco da Pandullo e dalla Blasi ha ancora una volta affermato che il Tropea, per fortuna, sceglie i libri che gli piacciono, senza costrizioni o condizionamenti editoriali. Di fronte alla domanda a riguardo dell’esclusione dalla terna di una penna femminile, ha risposto: “Non dobbiamo salvare panda e non dobbiamo sottostare alle logiche delle quote rosa. La terna è ciò che ci è piaciuto. Non esiste differenza in letteratura oramai tra uomini e donne perché loro fanno oramai la stessa vita, hanno quasi le stesse abitudini, così come non esiste differenza tra il Nord ed il Sud, almeno per ciò che riguarda i libri”. Salgono poi i tre scrittori per un breve intervento. Oggi si parla di stile. E se Abate ama mischiare dialetto calabrese e italiano nel libro finalista per creare una lingua colorita fatta di parole che aumentano l’espressività dei personaggi e Di Stefano in “Nel cuore che ti cerca” scrive a più voci, come in un coro polifonico, affinché una voce richiami un'altra, Desiati invece è molto più crudo, più diretto, come i giovani protagonisti della storia, ragazzi alla ricerca di una moralità. I tre rappresentanti delle Università calabresi, il prof. Barni per Catanzaro, il magnifico Rettore La Torre per Cosenza e il prorettore Tamburino per Reggio parlano di cultura e dei luoghi adatti a questa: ogni luogo - è il giudizio comune - è utile alla promozione della stessa, anche di quella non prettamente accademica, purché sia di alta livello e fatta bene. E mentre Eugenio Masciari recita egregiamente uno spezzone del suo spettacolo su Pasolini il tempo sembra volare al ritmo delle sue parole; sale sul palco Gilberto Floriani, direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese, nonché membro della Giuria Tecnica del Premio, che parla dell’importanza delle biblioteche per la società; queste sono il simbolo della cultura perchè conservano documenti e libri per disporli a tutti. La Calabria non è una terra di biblioteche efficienti e funzionali ma la realtà di Vibo è un’eccellenza. Ancora la Binghillo sul palco e subito dopo si aprono gli interventi istituzionali: parla Mario Caligiuri, nuovo sindaco di Soveria Mannelli, un piccolo comune calabrese che, anche grazie alla sua opera, è il più culturalmente evoluto della Calabria. Poi interviene Francesco De Nisi che ribadisce ancora una volta l’impegno della provincia di Vibo a voler fare della cultura un asse portante dell’economia locale al pari del turismo. Poi l’onorevole Giamborino per il Consiglio Regionale della Calabria insiste sul concetto che investire in cultura è utile perché è una scommessa vincente. E poi, ancora una volta, Domenico Cersosimo per l’esecutivo calabrese che, portando i saluti di Loiero, dice che, in una società dove si è perso il senso della comunità e della società, dove imperversano le crisi delle relazioni sociali, i libri “sono la soluzione”. E’ poi la volta del presidente di SPI, main sponsor del Premio Tropea, Francesco Mangione, uomo di cultura e di intelligenza umana ed imprenditoriale forse unica nella nostra provincia; egli giudica positivamente il Premio Tropea 2009 ed osserva come i tre finalisti abbiano guardato con attenzione al mondo dell’impresa nelle pagine degli stessi volumi. Sale poi Giuseppe Meligrana, segretario del Premio Tropea e giovane editore tropeano, che in nome dell’Accademia degli Affaticati ringrazia il patron del Premio, Pasqualino Pandullo, per il lavoro svolto alla buona riuscita del Tropea 2009. Infine i ringraziamenti e poi il verdetto, Carmine Abate, il vincitore, e poi un saluto, un arrivederci alla quarta edizione del Premio, al 2010.

             

di Giuseppe Meligrana

Ultimo aggiornamento ( lunedì 06 luglio 2009 )
 
Premio Tropea: aspettando il vincitore…

Ancora successo di pubblico per il secondo round della kermesse

    

La copertina della seconda serata è data ancora dalla Binghillo Blues Band, gruppo musicale come non se vedono tanti in giro oggi, autoironico, professionale, e che sa valorizzare ogni singola nota di un brano come un bravo scrittore valorizza ogni parola di un libro. Libri appunto. Anche la seconda serata ce ne regala tanti; “libro chiama libro, autore chiama autore, premio chiama premio” - dirà più in là Pandullo che insieme all’elegantissima Livia Blasi dà il benvenuto ai numerosi spettatori del premio che si affannano alla ricerca degli ultimi posti rimasti vuoti, “lottando” maggiormente per quelli più vicini al palco, quasi come se questo emanasse una “energia” da cogliere prima degli altri oppure per avere un contatto più diretto con gli scrittori e magari captare meglio espressioni e sguardi. Il caldo della prima serata regala una tregua ed un leggero venticello rende gli animi e le menti più serene e concentrate, facendo sì che l’ascolto degli attori-lettori, Pamela Muscia ed Eugenio Masciari, bravissimi come la prima sera, sia più piacevole. Letture intense, passionali, teatrali, drammatiche che ti proiettano nella mente degli autori finalisti e ti fanno cogliere meglio le sensibilità artistiche ed estetiche degli scrittori. Come la prima serata ad ogni lettura segue l’intervento del finalista: Abate, Desiati, poi Di Stefano. Ognuno dei tre risponde alle domande sempre più intime dei presentatori; Abate parla dell’amore che c’è nel suo libro, ma anche dei problemi sociali, degli operai calabresi, lui, che è figlio di un operaio di Crotone. Mario Desiati invece riflette su l’uso dei soprannomi nel suo libro, dicendo che i soprannomi, al sud in particolare, sono come la letteratura e la storia perché attraverso questi si possono capire molte cose di persone e luoghi; poi, partendo sempre dal suo libro, parla del nostro paese e fa una riflessione secca e precisa, senza dilungarsi tanto, che strappa l’applauso della platea perché è una di quelle frasi che ognuno si porterà dentro per qualche tempo: “…al nord si va per vivere, mentre al sud per morire”. Di Stefano infine descrive il suo volume come un libro non autobiografico, a differenza dei suoi precedenti, un libro dove ha cercato, da bravo giornalista qual è, di analizzare la famiglia di oggi e i rapporti che si vivono all’interno di essa. Sale poi Pierfranco Bruni, scrittore ed editore, nonché membro della giuria del Tropea che ci fa ricordare Francesco Grisi, scomparso nel ‘99. Perché è importante ricordarlo e valorizzarlo? Innanzitutto perché calabrese in quanto nato da genitori calabresi e poi soprattutto perché è stato uno scrittore con la s maiuscola. Lui supera il realismo regalandoci - dice Bruni - il segreto del tempo e della memoria senza mai usare il rimpianto. Lui non si era mai fermato, nelle sue opere, all’esteriorità ma è sempre andato ‘all’interno’, al di là. Poi Bruni presenta il suo ultimo libro “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura del Novecento” con cui egli parla delle diverse culture e delle interazioni tra le sponde del Mare Nostrum. E’ poi la volta di Mauro Minervino che presenta “La Calabria brucia”, il suo ultimo successo. Oggi forse la Calabria frana – dice ironicamente l’antropologo – ma comunque il sud, secondo lui, nonostante tutti i problemi, resta un luogo bello da vivere. Lui è contro la nostalgia dei “bei tempi andati” ed incita pertanto i calabresi, nel suo volume, grazie ad aneddoti e richiami socio-politici, a vivere il presente e ad apprezzare i colori della Calabria di oggi, il verde, il blu. Matteo Mazzuca di Amantea poi è, forse, il personaggio che interessa e colpisce di più nella serata culturale tropeana. Ha appena 20 anni, ma già la Mondadori ha puntato su di lui. E’ un autore di fantasy, con il suo libro, “L’ultimo pirata”, ha già venduto migliaia di copie nonché i diritti alla Ravensburger in Germania e sta preparando il seguito. Racconta di lui, della sua passione per il leggere e lo scrivere, di come iniziato. Parla di Salgari, Stevenson e Tolkien, i suoi maestri. Parla dell’importanza di entrare ed uscire dalla realtà attraverso la fantasia e l’immaginazione. Insomma sorprende ed affascina tutto il pubblico. Poi Pandullo, richiamando ancora la fantasia, chiama sul palco Domenico Cersosimo, assessore alla cultura della regione Calabria, il the black man della politica regionale (poi autodefinitosi the black-out man a causa di un temporaneo spegnimento delle luci), l’amministratore non politico più fantasioso appunto. Quanta fantasia ci vuole per governare la Calabria? - domanda Pandullo. Tanta, tantissima - risponde. Cersosimo l’ha usata. Ma la fantasia dei suoi progetti si è applicata nella realtà perché è riuscito a svincolarsi dai problemi tecnici e gestionali della cosa pubblica. Dove i politici possono trovare un po’ di fantasia? Cersosimo è secco: nella lettura, nei libri, nella letteratura. I libri, la cultura, lo sviluppo dei neuroni dei calabresi sono più importanti dello stesso sviluppo economico della regione. Dopo il momento ‘di pausa’ con la Binghillo Blues Band, Pandullo scende dal palco ed incontra il pubblico. Saluta la presidentessa del gruppo oncologico “Insieme per” che esalta il ruolo dell’assistenza psichica e morale al malato di cancro; saluta Cinzia Marra, autrice di “Neanderthal a Reggio Calabria”, libro che apre allo studio della preistoria in Calabria; saluta Maria Rosaria Vallone che nel suo libro “La campagna di Celestina” ricorda i tempi passati nella sua Parghelia; saluta i fondatori del tetro “Torre Marrana” di Ricadi, in fase di apertura; saluta Tiziana Scarcella in nome del comune di Gioia Tauro che segue dal primo anno il Tropea cercando di coinvolgere i giovani alla lettura; e si ricordano gli altri eventi dell’estate tropeana: il Tropea Film Festival ed il Tropea Blues Festival che avverranno rispettivamente in agosto ed in settembre. Sul palco poi Pippo Corigliano dell’Opus Dei che parla del suo libro “Un lavoro Soprannaturale” in cui rievoca un po’ tutta la sua vita ed il suo interesse per l'Obra. Nel libro, tra l’altro, parla di come sia riuscito ad organizzare l’incontro tra Montanelli, suo grande amico, e Giovanni Paolo II. Felice Cimatti, professore, filosofo e conduttore di Fahrenheit (RadioRai3), calabrese di adozione in quanto insegnante di filosofia del linguaggio all’UNICAL, parla del suo libro “Il possibile e il reale”. Lui non crede in Dio ma crede al valore della sacralità e delle fede, ammira ed analizza la forza dei credenti. Lui è un ex comunista che si indigna contro i subdoli e meschini messaggi della classe dirigente politica italiana perché falsi e neganti dei valori che loro stessi dichiarano di professare. Sale Luigi Lombardi Satriani, l’antropologo più importante d’Italia, che parla ancora dell’opera del noto etnologo tropeano Giuseppe Chiapparo e della storia di Tropea. Poi lui affronta quello che sembra essere un tema caro a molti studiosi, la nostalgia per la propria terra: secondo il noto studioso, la nostalgia, quando non porta all’atarassia, è un sentimento positivo, dinamico. I presentatori poi salutano e ringraziano l’ex sindaco di Tropea, Antonio Euticchio, per il sostegno e l’impegno profuso all’organizzazione del Premio fino all’ultimo giorno.Infine, è la volta di Isabella Marchiolo, giornalista del Quotidiano della Calabria, che in un precedente articolo ha considerato il Premio Tropea, con un’analisi del tutto imparziale e spassionata, come uno dei pochi eventi culturali che si impongono fuori dai confini della regione. Chi vincerà il Premio Tropea 2009? E’ la domanda-saluto dei presentatori, che sotto le note della sigla finale della Binghillo Blues Band, danno appuntamento a domani.

       

di Giuseppe Meligrana

Ultimo aggiornamento ( giovedì 09 luglio 2009 )
 
Premio 2009, prima serata: un salotto culturale senza alcuna parete

Pubblico numeroso ed attento per la ‘Prima’ della Terza edizione

           

La pioggia, quasi come se anche lei non volesse mancare ad una delle manifestazioni più importanti del panorama letterario italiano, dopo essersi fatta viva per tutta la giornata, ha poi magicamente lasciato il posto ad una serata estiva calda, ma frizzante allo stesso tempo, insomma il clima ideale per l’inizio del Tropea 2009. Piazza Galluppi, nel cuore del centro storico, è come ce la ricordavamo lo scorso anno, forse ancora più bella ed elegante, con le luci soffuse che si proiettano sul Palazzo Giffone, sulla Chiesa di San Demetrio e sull’ex convento francescano, con il via vai delle tante persone presenti e con l’immancabile banchetto dei libri. Sul palco poi, grazie all’arredamento sobrio e raffinato, la sensazione è quella di guardare il salotto della propria casa; è questo dopotutto quello che vuole essere il Premio Tropea, non una semplice competizione tra libri, bensì un luogo dove ci si incontra, dove si parla un po’ di tutti e tutto, si conoscono persone e fatti nuovi, ci si emoziona e ci si diverte. Il benvenuto quest’anno è dato dalla musica festaiola ed allegra della Binghillo Blues Band che si muove suonando tra palco e platea, quasi a farci ancora capire che tra i due luoghi non esistono differenze al Premio Tropea. Pasqualino Pandullo e Livia Blasi dopo un breve ma affettuoso saluto invitano sul palco il commissario straordinario del Comune di Tropea, Giovanni Cirillo, che ringrazia e saluta le autorità presenti, gli organizzatori e tutti i sindaci giunti ad assistere al Premio. Nel suo breve intervento anticipa o apre, se vogliamo, quello che sarà uno dei temi della serata: la sindrome di Calimero. Il premio Tropea - dice in sintesi il commissario Cirillo - è una delle cure con cui sconfiggere questa sorta di malattia culturale che affligge non solo la Calabria ma un po’ tutto il Meridione, perché il Tropea è un premio coraggioso che sa unire il gusto per il bello con la capacità di essere utile, interessante, motivante. Subito dopo si incomincia con i libri, tanti, belli, per tutti i gusti. Pamela Muscia, attrice tropeana di fama nazionale, attualmente impegnata con il regista Aurelio Grimaldi, ed Eugenio Masciari, attore ed autore teatrale catanzarese di indiscussa fama, con alle spalle una carriera lunga e prestigiosa a fianco e a guida dei più grandi interpreti del cinema e del teatro italiano, recitano brillantemente alcuni intensi e significativi passi dei libri finalisti. Ad ogni lettura segue l’entrata dello scrittore letto: prima Abate, poi Desiati, infine Di Stefano. Ognuno dei tre scrittori parla, commenta e risponde alle domande dei presentatori sul libro come se parlasse ad un amico, ad un conoscente, raccontando nel libro un po’ se stesso. Un calabrese, un siciliano, un pugliese. Tutti e tre emigranti dal Sud al nord: chi in Germania, chi in Svizzera, chi in giro per il nord Italia; chi è emigrato per costrizione, chi per scelta, chi per impegni lavorativi; tutti e tre comunque legati, oltre che dall’attaccamento viscerale per le proprie radici, anche dalla convinzione che il Sud del nostro paese regala, al pari del Nord, intelligenze profonde, culturalmente elevate ma soprattutto bei libri. Scrittori tutti meridionali, dunque, quest’anno al Premio Tropea, un altro schiaffo alla sindrome di Calimero. Scrittori veri, umili, aperti, che si lasciano ‘intervistare’ dal pubblico senza alcun problema, trattando chi vuol parlare con loro come dei vecchi amici. Libri diversi dunque ma che parlano in fondo di cose comuni: d’amore, di sofferenza, di crudeltà e di degrado urbano e sociale. Una gara avvincente tra libri importanti che domenica consacrerà il più gradito per la giuria calabrese. E’ la volta poi della giornalista RAI Calabria Annarosa Macrì con il libro “L’ultima lezione di Enzo Biagi” (Rubbettino); Biagi suo “maestro” ed amico dal ’90 fino alla morte le ha insegnato parecchie cose: il rispetto per tutti, specie per gli umili, il valore sacro del punto di vista, la realtà interpretata diversamente a seconda dei modi di intendere i fatti e la vita stessa. Il giornalista - aggiunge ancora la Macrì - ha il dovere di non piacere a tutti, non deve correre a cercare il consenso, altrimenti non è più un vero giornalista. Poi la Macrì rivela l’ultima e forse più importante lezione giornalistica di Enzo Biagi data a lei ma forse un po’ a tutti i calabresi: guardare questa terra “dall’esterno” facendo finta di essere di un altro posto, per comprenderla fino in fondo per analizzare problemi e aspetti positivi. Santo Gioffrè poi sale sul palco per ricevere l’applauso del pubblico tropeano grazie al suo libro “Artemisia Sancez” divenuto intanto un fiction RAI (Premio Efebo d’oro 2009 per le fiction), dallo straordinario successo di pubblico e critica, venduta in tutto il mondo, perfino in Australia. Gioffrè parla poi della storia della Calabria, ricca ed importante per tutta l’Umanità ed esalta il romanzo storico ambientato in Calabria come forma di riscoperta della nostra cultura. Poi parla del suo nuovo romanzo “Leonzio Pilato” (Rubbettino): un calabrese che nel 1300 tradusse per primo dal greco al latino l’Iliade e l’Odissea, un personaggio dunque determinante per l’umanesimo culturale europeo. E’ poi la volta di Paola Bottero e del suo libro “Ius Sanguinis” (Città del Sole): 4 storie di donne tra cui quella di Federica Monteleone. 4 storie di sofferenza e di sangue appunto. Il silenzio – dice la giornalista piemontese trasferita per amore e per lavoro in Calabria - è il vero problema della Calabria. Ornella Milella e Domenico Nunnari parlano poi nel libro “Media arabi e cultura nel Mediterraneo” (Gangemi) di Mediterraneo: come i media arabi nel mondo della globalizzazione vedono noi occidentali? Questa il cuore del libro-ricerca, frutto di un lavoro decennale. C’è poi l’omaggio del Premio a Saverio Strati “da Scandicci”: lo scrittore calabrese per antonomasia, il più grande, ancora vivente, il vero narratore, l’intellettuale d’altri tempi che non vuole parlare con nessuno, non vuole vedere nessuno, l’uomo solo, l’uomo che riflette e che forse sta scrivendo, nella sua chiusura, qualche altro capolavoro. La Macrì lo ha intervistato di recente e per questo raccoglie l’invidia di tutti i presenti. Ognuno degli ospiti lo omaggia con un pensiero: chi ne consiglia un libro, chi lo esalta, chi lo rimpiange perché non si dà al pubblico come questo lo vorrebbe, chi semplicemente lo adora. La Binghillo Blues Band regala a tutti un attimo di allegria fatto di sola musica finché il Sindaco di Panettieri (CS) il più piccolo della Calabria con sole 350 abitanti, un comune che vive di pastorizia e agricoltura e che sembra quasi lo sfondo ideale per farci su un bel libro o un film, parla di come, secondo lui, l’interesse dei sindaci calabresi al Premio Tropea sia assolutamente autentico. Poi Pandullo scende dal palco ed incontra Maria Chiapparo figlia dell’etnografo tropeano Giuseppe Chiapparo di cui di recente è stata pubblicata l’opera omnia per i tipi di Meligrana dal titolo “Etnografia di Tropea”. Ed ancora Bruno Gallo con il suo libro “Nicotera tra passato e presente…” per parlare della cittadina tirrenica vicina a Tropea. Un saluto veloce al dottore e omeopata Giovanni De Giorgio, agli amici dell’Altea fashion club e poi sul palco sale una scolaresca dell’Abruzzo, in vacanza a Tropea grazie ad un’offerta della Regione Calabria, un atto di solidarietà e di vicinanza di una regione, la Calabria, che sente l’Abruzzo, nonostante la lontananza, molto simile a sé. Poi libri, libri ed ancora libri… Per ricordare altri personaggi famosi, per accendere lampadine nelle menti, per suscitare emozioni che altrimenti non emergerebbero mai dal nostro inconscio. C’è Stefano Vincenzi con il suo “Verso Costantinopoli” (Romagraf), un romanzo storico ambientato nell’Impero Romano d’Oriente, ci sono Nunzio Laquinti e Santino Salerno che ricordano in un libro Leonida Repaci, grande scrittore, pittore e intellettuale calabrese che, tra le altre cose, ha fondato il Premio Viareggio. Poi sul palco sale Antonio Panzella che, insieme a Salerno, ha scritto un libro su un altro calabrese illustre, Vincenzo Talarico, attore, sceneggiatore e giornalista di fama indiscussa. Poi sale Luigia Barone dell’Associazione “Attivamente coinvolte” che ricorda Anna Morrone e che discute con Pandullo e la Blasi del delicato argomento della violenza sulle donne; c’è Guglielmo Lento che parla della sue esperienza parlamentare con il suo libro “Onorevole per caso” e del suo amore per Tropea ed infine il giovane e brillante Luigi Ambrosi che parla del suo libro “La rivolta di Reggio” (Rubbettino) mettendo in luce il fatto che nel 1970 l’insurrezione reggina sicuramente non fu un fatto politico bensì il frutto della rivalità tra le provincie e le città calabresi, tutt’oggi ancora non sopita. Il saluto finale a sponsor, ospiti e pubblico e il rinnovo dell’appuntamento alla sera successiva fa chiudere ai due brillanti presentatori la magia della sera. Sale dal fondo della platea una musica viva, nonostante sia quasi mezzanotte, che riaccende di colpo la serata. E’ ancora la Binghillo Blues Band che saluti tutti in musica. Anche loro ci saranno ad allietare il Premio Tropea la sera seguente.

       

Giuseppe Meligrana

 

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 09 luglio 2009 )
 
PREMIO TROPEA: un primo appuntamento ma non di certo al buio!

Nella splendida cornice di una città magica come Tropea, questa sera inizia il Premio “Tropea”, che quest’anno vede come tre finalisti Carmine Abate con Gli anni veloci (edito Mondadori), Mario Desiati con Il paese delle spose infelici (pubblicato sempre Mondadori), e Paolo Di Stefano con Nel cuore che ti cerca (edito Rizzoli). La prima serata che comincerà intorno alle 20:00 e che sarà condotta dai giornalisti Rai Livia Blasi e Pasqualino Pandullo, vedrà come protagonisti i tre autori e i loro romanzi, di cui verranno letti alcuni brani nel corso della manifestazione dagli attori Eugenio Masciari e Pamela Muscia. Non solo cultura, ma anche spettacolo, con la musica della Binghillo Blues Band, che aprirà la kermesse e farà divertire il pubblico nel corso dell’evento. Tanti i nomi legati al mondo della letteratura che interverranno: la giornalista Rai Annarosa Macrì, autrice del libro L’ultima lezione di Enzo Biagi (Rubbettino editore), Santo Gioffrè, assessore alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria, ma anche autore di Artemisia Sanchez (edito Mondadori) e Leonzio Pilato (edito Rubbettino). Sarà poi la volta di Paola Bottero e del suo libro Ius sanguinis (Città del Sole edizioni) e alla fine di questa prima parte della serata saliranno sul palco Ornella Milella e Domenico Nunnari autori del libro Media arabi e cultura nel mediterraneo (edito Gangemi). Un momento importante sarà poi l’omaggio reso a Saverio Strati, scrittore assai conosciuto nel panorama culturale ed editoriale calabrese. Diversi gli ospiti che interverranno dal parterre: il Gruppo Oncologico, il Festival Blues Tropea, il Gruppo Seat Altea. La recente tragedia dell’Abruzzo sarà ricordata attraverso la testimonianza di una famiglia abruzzese ospite a Tropea. Ancora libri e letteratura con Stefano Vincenzi, autore di Verso Costantinopoli, (edito Romagraf), Nunzio Laquaniti, assessore alla Cultura della Città di Palmi, e Santino Salerno, autore insieme ad Antonio Panzarella di Vincenzo Talarico, un calabrese a Roma (edito Rubbettino). La parola passerà poi a Federico Guglielmo Lento autore di Onorevole... per caso (edito ilmiolibro.it), Nicola G. Grillo che ha scritto Perché fuggire dalla Calabria (pubblicato Geva) e Luigi Ambrosi autore di La rivolta di Reggio (edito Rubbettino). Atteso anche l’intervento di Luigia Barone, presidente dell’associazione “Attivamente coinvolte”, che presenterà il libro di Teresa Scotti Le ali spezzate. La tragica storia di Anna Morrone (targato Editoriale progetto 2000). Il sipario sulla prima serata calerà con il saluto di Rino Gattuso, presente all’evento in qualità di scrittore, con il libro Se uno nasce quadrato non muore tondo (edito Rizzoli). In attesa della proclamazione del vincitore, buon divertimento!

 
PREMIO TROPEA 3a EDIZIONE: LA CONFERENZA STAMPA ACCENDE UFFICIALMENTE I RIFLETTORI

Ci sono tanti giornalisti presso la sala stampa della Camera di Commercio di Vibo, sita al primo piano dello splendido palazzo del Valenziano di Vibo Valentia che, a dire il vero, più che una sede amministrativa sembra un vero e proprio museo, visti i numerosi reperti archeologici e la splendida pinacoteca. Fulvio Mazza di Bottega Editoriale, l’ufficio stampa del Premio Tropea, modera l’evento anticipando, nel suo intervento di apertura, quello che sarà il tema centrale della conferenza: il rapporto tra il Premio e la stampa calabrese o anche il vincolo tra lettura e la crescita civile di una regione. “Il premio Tropea – dice Mazza - sarebbe l’evento, o meglio un evento “normale”, in altre parti d’Italia ma ciò non in Calabria dove la cronaca nera o i casi di disservizio rimangono i fatti del giorno”. Un Premio, dunque, che, grazie alla sua valenza nazionale, vuole “normalizzare” la nostra regione e la nostra provincia per renderla, almeno culturalmente, pari alle altre. Il Commissario straordinario della Camera di Commercio di Vibo Valentia, Michele Lico, il padrone di casa, ha poi lodato il Tropea; l’Ente, da sempre attento alle tematiche culturali, è stato fin da subito pronto ad appoggiare questo progetto che coniuga cultura, arte ed economia. Vico ha poi elogiato gli “Affaticati” per i successi delle prime due edizioni e l’impegno profuso con passione e coraggio affinché la terza sia ancora più ricca: “un progetto – ha aggiunto il commissario – per essere valido deve essere continuativo ed il Tropea lo è nonostante il contesto in cui è inserito sia difficile”. Il Premio, ha tenuto a sottolineare Lico, può fare da volano a tutto il comprensorio di Tropea al fine di promuovere il turismo culturale, quello che è stato meno valorizzato. È stata poi la volta, di Gilberto Floriani, Direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese che ha presentato i tre libri finalisti tuttora al “vaglio” dei 409 Sindaci della regione, che ricordiamo sono Mario Desiati con Il paese delle spose infelici (edito Mondadori), Carmine Abate con Gli anni veloci (targato sempre Mondadori) e Paolo Di Stefano con Nel cuore che ti cerca (edito Rizzoli). A dimostrazione di come l’evento “Premio” stia permeando il territorio, ha inoltre sottolineato il concreto interesse suscitato dai libri finalisti, presso le scuole provinciali e le Biblioteche del “Sistema”, da parte degli studenti.L’Assessore alla Cultura della Provincia di Vibo Valentia, Michelangelo Mirabello, ha poi spiegato il senso del sostegno “provinciale” al Premio, in quanto proietta la cittadina tirrenica nel cuore del Mediterraneo, non solo dal punto di vista naturale ma anche culturale dando il giusto riconoscimento alla provincia di Vibo. Il premio, ha aggiunto l’assessore, è pensato bene perché non si limita a dare un riconoscimento ma coinvolge, con la formula del talk-show, per ben tre giorni, tutta la comunità “invitandola” ad occuparsi ed interessarsi di libri e di cultura: una manifestazione che interesserà sempre l’ente provincia di Vibo Valentia al fine di rendere il Tropea un appuntamento fisso nella prospettiva di far riscattare il territorio a livello nazionale. È poi intervenuta Rosa Luzza, Subcommissario prefettizio del Comune di Tropea, dicendosi lieta ed onorata di ospitare il Premio che ha tutte le potenzialità per continuare a crescere. Un plauso particolare è stato rivolto agli organizzatori che stanno promuovendo l’immagine della cittadina in tutta Italia. Come ha ben sottolineato il moderatore Mazza, poche aziende riescono, e soprattutto vogliono, coniugare impresa e cultura, ma non è il caso - ha sottolineato Mazza - della SPI, che è, difatti, il main sponsor del Premio. Il Presidente della Spi, Francesco Mangione, ha difatti sottolineato come un’impresa possa essere non solo business, ma debba anche avere un impatto sociale tastando ed arricchendo l’humus culturale di un territorio. Mangione ha poi dichiarato che le aziende in Calabria ci sono ma non comunicano e dunque non intervengono, appoggiandole, in manifestazioni che danno visibilità. La SPI invece c’è e vuole comunicare di esserci con il “Tropea” e con altre iniziative. Così ha spiegato l’investimento che la SPI ha voluto fare sul Premio per ben 3 anni, nonostante la crisi economica ancora in atto. Mangione ha poi voluto soffermarsi su un concetto preciso: non è il Premio, a suo avviso, che deve rendere lustro al territorio ed alla città di Tropea bensì il contrario, invitando così indirettamente molti a fare la loro parte. Angela Procopio, del Consorzio Asmez, ha illustrato il ruolo del Consorzio nel Premio “Tropea” con riferimento all’elaborazione dei voti dei 409 Sindaci, da cui scaturirà il vincitore. La cura dei problemi passa per i libri, così il Vicepresidente della Giunta regionale Domenico Cersosimo ha esordito nel suo intervento.Contano molto meno gli asset fisici – ha spiegato – contano ben di più gli asset immateriali. Insomma contano di più le teste e i neuroni. Bisogna investire sulla Cultura. Dopo essersi congratulato con il Presidente Lico per la bella sede della Camera di Commercio e con il patron del Premio Pasqualino Pandullo per l’iniziativa ma soprattutto per la programmazione (parola rara in Calabria), è entrato nel vivo della problematica. Ha dichiarato senza mezzi termini che i libri sono la soluzione. Una società che legge ha risolto i suoi problemi. Esiste un dualismo strutturale nella cultura della lettura, molti che leggono nulla e pochi che leggono moltissimo, ma in Calabria si legge molto poco anche perché mancano le librerie. Se in Calabria si leggesse di più i problemi sarebbero molti di meno. Leggere è un atto rivoluzionario, il rapporto con il libro è l’atto più libero che esista. Il libro alimenta il circuito dell’immaginazione, il libro apre finestre cognitive, ti costringe a misurarti con il tuo intimo. I libri rappresentano la chiave della felicità perché costringono a interrompere la finzione dello sterile affaccendarsi quotidiano. Il libro ti riporta in un altro universo, ti apre al mondo aiutandoti a superare riti e tradizioni arcaiche, ancestrali. Coltivare l’anima dei calabresi, che vivono in una società chiusa e individualista, con il libro è basilare sia culturalmente ma anche economicamente: i paesi che leggono di più sono i paesi più ricchi”. Ha infine sottolineato l’importanza del Premio che è data da due motivi: il primo è perchè “si è scelto di lavorare con gli attori più importanti della filiera politica, coloro che più di tutti sono a contatto con i bisogni delle cittadinanza: i Sindaci”, il secondo perché “Il Premio riduce la distanza cognitiva del nostro paese, lanciando la Calabria sul piano nazionale. Pasqualino Pandullo, patron del Premio, esaltando la letteratura come l’unico “mezzo” con cui l’uomo può comprendere la “bellezza assoluta” ha espresso la sua soddisfazione per come la terza edizione del Premio stia andando avanti e sia giunta oramai alla fase finale. Comprendere la bellezza attraverso i libri in un posto bello come Tropea è dunque uno degli scopi del Premio, il cui fine principale, a parte tutto il resto, è senz’altro quello di promuovere la lettura in Calabria. Egli ha infine evidenziato brevemente il programma delle tre serate. Ha annunciato che il perno saranno i tre finalisti, Carmine Abate, Mario Desiati e Paolo Di Stefano, ma che intorno a loro si alterneranno numerosi scrittori, intellettuali, giornalisti. Fra gli altri, a parte i presenti alla Conferenza stampa, citiamo Sveva Casati Modignani, Rino Gattuso, Annarosa Macrì, Pierfranco Bruni, Paola Bottero, Mauro Francesco Minervino, Matteo Mazzuca, Felice Cimatti, Luigi Lombardi M. Satriani, Mario Caligiuri, i Rettori delle tre Università calabresi, Francesco Lucifero, ecc. A coadiuvare Pandullo nella conduzione delle serate sarà, anche quest’anno, la giornalista Rai Livia Blasi; mentre l’atmosfera musicale sarà affidata alle note di Sergio Coniglio e ai fiati della Binghillo Blues Band. Pandullo ha poi ringraziato gli intervenuti alla conferenza e, particolarmente, la coordinatrice della kermesse Maria Faragò e la presidentessa della giuria tecnica, la giornalista e scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti.

 
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