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| Presentato a Cosenza l’ultimo libro di Lino Daniele, pubblicato da Falco Editore |
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L’ultimo contadino di Bugurna
C’è un rapporto privilegiato che lega Lino Daniele alla città di Cosenza. Nel capoluogo bruzio ha visto la luce il suo primo romanzo, “Il figlio ribelle”, per i tipi di Periferia. Nella città di Telesio è stato pubblicato “L’ultimo contadino di Bugurna” da Falco Editore, la giovane, elegante casa editrice di Michele Falco, che del Pasquale Falco di Periferia è il figlio. E’ stato proprio Michele ad ospitare nella sede della “Falco editore” – un loft molto curato, attaccato al milleduecentesco Duomo di Cosenza – lo scrittore di Arena, tropeano adottivo, per la presentazione del suo ultimo lavoro. Una serata dal sapore vero, senza pomposità, ricca di contenuti. Moderato dal giornalista Pasqualino Pandullo, presidente dell’”Accademia degli affaticati”, l’incontro ha visto nelle annotazioni di Assunta Morrone l’intervento centrale della serata. “ ‘L’ultimo contadino di Bugurna’ – ha osservato l’intellettuale cosentina – può essere collocato in una contesto di sperimentazione, che ha a che fare con le ultime uscite sul romanzo: una sperimentazione che riguarda la cultura calabrese, ma che si apre anche all’esterno. Ci sono delle scelte di questo autore che approfondiscono il romanzo post-novecentesco . Il romanzo è uno degli elementi più ricchi della nostra storia letteraria, rappresenta una grande tradizione, e questa grande tradizione oggi ha bisogno comunque di novità. Questa innovazione può venire anche da un romanzo come L’ultimo contadino di Bugurna”.
Il romanzo di Lino Daniele si muove tra gli scenari di un paese del vibonese (Bugurna appunto, nome di fantasia, che in dialetto designa la pianta dell’erica) a cavallo della seconda guerra mondiale. Verrebbe voglia di dire, e non si sbaglierebbe, che esso dipinge un grande affresco di una cultura contadina che ormai possiamo trovare descritta solo in qualche buon libro e in qualche buon film. Ma nell’ultimo contadino di Bugurna c’è molto di più. C’è anzitutto il temperamento di Lino Daniele, la sua caparbietà, quella sua voglia di andare avanti, di superarsi e di superare: una volontà (non un volontarismo) di migliorare che andrebbe sottoscritto da un’intera società. C’è poi un messaggio pacifista. C’è un’ opzione preveggente per l’agricoltura biologica. Invece di emigrare, Damiano Talarico, il protagonista, vuole restare in Calabria e fare il contadino.
![]() Ma chi è Lino Daniele, appassionato fin da ragazzetto dei “Promessi sposi”, docente di lettere fresco di pensione, con un futuro dunque – c’è da scommetterci – totalmente proiettato verso l’impegno di scrittore e di animatore culturale? Si schermisce davanti ad accostamenti giganteschi, ma non rifugge da orgogliosi identikit, Lino Daniele: “Sono lo scrittore della borghesia calabrese – risponde -, degli uomini che sono emigrati al Nord e in America e hanno fatto onore a sé stessi e alla Calabria. E anche dei calabresi che vengono dalla gavetta e stanno riuscendo a far progredire e sviluppare turisticamente la Calabria. Io sono lo scrittore della borghesia progressista. Sono rimasto in Calabria – spiega lo scrittore vibonese - perché solo restando nella propria terra si vivono profondamente i problemi, e poi si riesce a scrivere. Uno scrittore, come diceva Manzoni, deve essere utile al proprio tempo e alla propria ragione. Se uno scrittore non riesce a incidere positivamente sulla società e sulla propria terra, può fare a meno di scrivere libri”.
L’ultimo contadino di Bugurna
C’è un rapporto privilegiato che lega Lino Daniele alla città di Cosenza. Nel capoluogo bruzio ha visto la luce il suo primo romanzo, “Il figlio ribelle”, per i tipi di Periferia. Nella città di Telesio è stato pubblicato “L’ultimo contadino di Bugurna” da Falco Editore, la giovane, elegante casa editrice di Michele Falco, che del Pasquale Falco di Periferia è il figlio. E’ stato proprio Michele ad ospitare nella sede della “Falco editore” – un loft molto curato, attaccato al milleduecentesco Duomo di Cosenza – lo scrittore di Arena, tropeano adottivo, per la presentazione del suo ultimo lavoro. Una serata dal sapore vero, senza pomposità, ricca di contenuti. Moderato dal giornalista Pasqualino Pandullo, presidente dell’”Accademia degli affaticati”, l’incontro ha visto nelle annotazioni di Assunta Morrone l’intervento centrale della serata. “ ‘L’ultimo contadino di Bugurna’ – ha osservato l’intellettuale cosentina – può essere collocato in una contesto di sperimentazione, che ha a che fare con le ultime uscite sul romanzo: una sperimentazione che riguarda la cultura calabrese, ma che si apre anche all’esterno. Ci sono delle scelte di questo autore che approfondiscono il romanzo post-novecentesco . Il romanzo è uno degli elementi più ricchi della nostra storia letteraria, rappresenta una grande tradizione, e questa grande tradizione oggi ha bisogno comunque di novità. Questa innovazione può venire anche da un romanzo come L’ultimo contadino di Bugurna”.
Il romanzo di Lino Daniele si muove tra gli scenari di un paese del vibonese (Bugurna appunto, nome di fantasia, che in dialetto designa la pianta dell’erica) a cavallo della seconda guerra mondiale. Verrebbe voglia di dire, e non si sbaglierebbe, che esso dipinge un grande affresco di una cultura contadina che ormai possiamo trovare descritta solo in qualche buon libro e in qualche buon film. Ma nell’ultimo contadino di Bugurna c’è molto di più. C’è anzitutto il temperamento di Lino Daniele, la sua caparbietà, quella sua voglia di andare avanti, di superarsi e di superare: una volontà (non un volontarismo) di migliorare che andrebbe sottoscritto da un’intera società. C’è poi un messaggio pacifista. C’è un’ opzione preveggente per l’agricoltura biologica. Invece di emigrare, Damiano Talarico, il protagonista, vuole restare in Calabria e fare il contadino.
![]() Ma chi è Lino Daniele, appassionato fin da ragazzetto dei “Promessi sposi”, docente di lettere fresco di pensione, con un futuro dunque – c’è da scommetterci – totalmente proiettato verso l’impegno di scrittore e di animatore culturale? Si schermisce davanti ad accostamenti giganteschi, ma non rifugge da orgogliosi identikit, Lino Daniele: “Sono lo scrittore della borghesia calabrese – risponde -, degli uomini che sono emigrati al Nord e in America e hanno fatto onore a sé stessi e alla Calabria. E anche dei calabresi che vengono dalla gavetta e stanno riuscendo a far progredire e sviluppare turisticamente la Calabria. Io sono lo scrittore della borghesia progressista. Sono rimasto in Calabria – spiega lo scrittore vibonese - perché solo restando nella propria terra si vivono profondamente i problemi, e poi si riesce a scrivere. Uno scrittore, come diceva Manzoni, deve essere utile al proprio tempo e alla propria ragione. Se uno scrittore non riesce a incidere positivamente sulla società e sulla propria terra, può fare a meno di scrivere libri”. |
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 20 giugno 2008 ) |
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