E SE FOSSIMO SULLA STRADA GIUSTA?

Alberoni, Cersosimo, Baricco: crisi o non crisi, l'incremento di consumi culturali serve allo sviluppo

     

di Sandro D’Agostino

         

Ho letto con interesse l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 23.3.2009, a firma di Francesco Alberoni, sia perché l’argomento (Cultura e voglia di far bene: i pregi dei tempi di crisi) era stato trattato alla presentazione dei libri finalisti del “nostro” premio letterario città di Tropea, sia poiché mi è sembrata una visione edulcorata del periodo di crisi. Più convincente mi è apparsa la disamina del Prof. Cersosimo, intervenuto alla presentazione di cui si è detto appena sopra, il quale ha evidenziato come per le popolazioni del Sud Italia non è “periodo” di crisi ma la crisi appare una costante – tanto da non avvertire le conseguenze negative dei traumi che l’economia sta vivendo – specie se rapportata alle economie industriali del centro-nord Italia. E’ senza dubbio incoraggiante la positiva tendenza all’incremento dei consumi culturali ma i dati statistici appaiono contraddittori e comunque di dubbia interpretazione: il 12,5% delle famiglie italiane non posseggono neanche un libro presso la propria abitazione eppure, dicono gli statistici, che chi legge maggiormente si senta più felice. Io non credo che la crisi abbia una funzione pedagogica per cui gli studenti diventano più bravi, le madri ed i padri più assennati, i professori più attenti nel loro lavoro; e non quale sia il criterio scientifico per cui gli studiosi abbiano potuto stabilire che chi legge di più è più felice. Sono però certo che la cultura aiuti a vivere meglio. Non è un caso che la provincia di Vibo Valentia abbia un solo cinema ed abitiamo in una Regione che è la penultima nella classifica che certifica l’acquisto di libri. Ciò spiega la presenza capillare sul territorio di una delle più grandi organizzazioni cd. mafiose. E badate bene che la mafia è tutt’altro che ignorante, la mafia è colta, all’avanguardia nelle tecnologie, pronta a comprendere il cambiamento dei tempi. E’ il popolo calabrese che legge poco, che non si ciba di cultura perché è convinto che un destino avverso lo ha condannato alla crisi permanente; per cui viviamo in case che non sono intonacate e non è così grave se le nostre aiuole non hanno fiori, se i Tribunali sono pieni di procedimenti penali per abusi edilizi. E la crisi è di ogni giorno perché abbiamo abbandonato di ricercare ciò che è bello. Ha ragione Stefano Benni quando prudentemente dice ”io ripeto sempre che scrivere è un atto nobile nel migliore dei casi, ingenuo nel peggiore … scrivere non peggiora il mondo”. La cultura non porta necessariamente ricchezze ma può costare poco; rende liberi, ti consente di amare il bello, non ti fa sentire solo e, forse, nei periodi di crisi, lascia sperare in un mondo migliore.

Ultimo aggiornamento ( domenica 29 marzo 2009 )