Mario Desiati intervistato al “Balcone d’Argento”

di Carmen Putruele

   

Al terzo posto del Premio Tropea 2009, “il cuore infelice” del romanzo obsession, Il paese delle spose infelici (ed. Mondadori, 2008) del giornalista, Mario Desiati, originario di Martina Franca (Taranto) classe 1977, il first mover nonché il più giovane finalista all’evento letterario. Desiati, che oggi vive a Roma, laureatosi in legge, entra nella scrittura e attualmente è direttore della casa editrice “Fandango libri” (Roma). Con il suo terzo successo letterario ha notato e romanzato forme e storture della vita provinciale, attese, delusioni e accettazioni del vivere quotidiano inquadrato nella cornice della sua Martina popolana, ma come ha detto l’autore, Il paese delle spose infelici, potrebbe essere il paese di qualunque provincia italiana. È bastato un breve colloquio con lo scrittore per scoprire, oltre all’ingegno poliedrico, un trentènne <>. La sicura percezione dei fatti quotidiani viene dal fatto che fin dall’infanzia si è sforzato di capire ciò che i migliori e i più saggi di ogni epoca hanno cercato di comunicarci con le loro opere. L’autore lascia intravedere nel tono della narrazione, in cui si alternano passaggi più o meno veloci ad espressioni in cui le parole si fanno più aggressive e osano di più, un certo disgusto verso le forme più basse del vivere, tale da incoraggiare nel lettore più avveduto, una catarsi. Nel romanzo ben confezionato ci sono pagine vibranti le storie, che si mischiano, di un gruppo di ragazzi dalla vita intessuta di particolari ossessioni, soprattutto dei tre protagonisti: Annalisa <<[…]sempre in mezzo ai maschi e agli ultimi, i pazzi e gli ammalati[…], dannata calamita di brutalità e sensi[…]la regina dei segreti…>>, Domenico alias Zazà, Francesco alias Veleno, ed il loro dar libero corso a tali ossessioni, che hanno contaminato i cuori leggeri e infelici. Nel paesaggio intimamente connesso alla vicenda di sofferenza e di inquietudine dei suoi personaggi, ci si rivolge a < tentativi di suicidio>> (la sposa infelice, Valvolina, che nel giorno delle sue nozze tenta di buttarsi dal tetto della sinagoga di Monte d’Oro), alla tragedia (la misteriosa morte di Annalisa D’Efebo che non ha mai rivelato ai “suoi amori”, il suo matrimonio con un uomo malato), per recuperare una dimensione vivibile da un’altra parte, scavata con le unghie all’interno di una realtà opprimente. <<[…]In certe zone qui si sposano tra parenti quando ci sono gravi malattie. Neanche un secolo fa i tisici, i lebbrosi, gli appestati prendevano in moglie una cugina, una zia vedova, una donna che potesse accudirli con il vincolo del sacramento… e del sangue[…]>>dove si giocava sull’ossimoro riguardante il clima della generazione dei trentenni, dei “tutti precari”. I due protagonisti cercano di salvarsi, appunto, dando pienezza, ai loro sentimenti. Quindi, l’eterno inteso come intensità di sentimento, sul momento, ok. Ad esempio, quando sei innamorato, pensi che quella, sia la persona per sempre…. Ma siamo trentenni… cinici!!! … e sappiamo …!>>.

Desiati, come ha scovato Il paese delle spose infelici? Quale aiuto ha ricevuto dall’amico, poeta e musicista, Vittorino Curci?

R. < posti fondamentali per lo snodo narrativo del libro: come il lebbrosario(la tomba) un luogo della Puglia, dove ancora oggi, presso il Centro degli Hanseniani (l’unico Centro di ricovero e trattamento esistente in Italia, per la malattia dovuta al bacillo di Hansen, la lebbra), sono ricoverate 70 persone malate. Un altro luogo, a Castellana Grotte, (Bari) dove si svolge l’omaggio, come sa chi ha letto, che fa Zazà ad Annalisa morta>>.

Lei, crede più nell’amore “eterno” o nell’amicizia “eterna” ?

R. <Vita precaria amore eterno,(esatto!)

Con il libro Vita precaria e amore eterno (ed. Mondadori, 2006) ,lei, ha vinto il premio per l’impegno civile “Paolo Volponi”, il narratore scomparso nel 1994 ,che, guarda caso anch’egli era laureato in Legge e negli anni ‘50 svolse delle inchieste che composero un romanzo. Cosa rappresenta per lei questo riconoscimento?

R.<< È un premio molto importante, per una letteratura impegnata, non semplicemente di denuncia, ma che cerca di raccontare i meccanismi della società italiana. Con il libro in questione mi sono occupato di precarietà. Io, sono uno scrittore, che parte sempre da un dato reale, però la maggior parte delle volte, mi indigna, e ciò nutre la mia scrittura. Mi piace molto una frase dello scrittore napoletano, Maurizio Braucci (uno degli sceneggiatori del film “Gomorra”): Gli scrittori del Sud molte volte scrivono con le nocche, non scrivono con le dita, tanto che hanno la rabbia nei pugni>>.

I prossimi obiettivi di Desiati?

R. <<È appena uscito il mio ultimo lavoro letterario, sull’emigrazione, dal titolo Foto di classe (ed. Laterza). Il libro racconta di giovani, di età compresa tra i 25 e i 40 anni, che, hanno deciso di lasciare il Sud per andare a lavorare al Nord e di quelli che invece sono rimasti. Tutto nasce da un‘inchiesta che ho compiuto l’anno scorso. Cinquanta interviste a persone contattate con un “passaparola”. Impresa riuscita con la collaborazione della rivista letteraria “ Nuovi Argomenti” che ha formulato, appositi questionari, dai quali sono nate storie un po’ romanzate. Nei programmi, attualmente c’è soltanto la direzione editoriale “Fandango Libri”>>.

Secondo lei, la lettura e la scrittura aiutano a superare certe difficoltà interiori, emozioni contrastanti, specie di quei giovani e meno giovani di oggi, che faticano ad emergere?

R. Assolutamente si. La letteratura salva la vita… o te la rovina! Dipende dalle scelte letterarie. Comunque ti dà le chiavi per aprire le porte di un enorme castello: la tua esistenza. Le persone che hanno letto più libri sono sempre persone migliori. Ai giovani, manca lo spirito d’iniziativa, il coraggio. I ventenni ed i trentenni di oggi si poggiano ancora troppo sulla propria famiglia. Penso sempre a quello che successe in Francia nel 2006, a seguito di alcune leggi sul precariato, che, penalizzavano tantissimo il mercato del lavoro francese. Bene, Parigi fu bloccata per due mesi. In Italia, invece, di fronte agli stessi problemi, ci si limita a qualche manifestazione, poi tutto tace e si continua… a non emergere>>.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 agosto 2009 )