PARLA MALE DEI PREMI CHI NON NE HA MAI VINTO UNO

Cresce la qualità del Premio Tropea che vanta un forte legame col territorio

 

di Mauro Francesco Minervino

  

Ogni anno in Italia vengono banditi oltre mille premi letterari. Sicuramente sono troppi e non tutti di qualità. Le crescenti perplessità sul Premio Strega, l’accapigliarsi intorno al Premio Viareggio di qualche tempo fa, e infine il recente scandalo scoppiato intorno al Premio Grinzane Cavour (ma a proposito: com’è che solo dopo che la bolla è scoppiata, politici e amministratori locali, banchieri, sponsor, scrittori e giornalisti, critici e giurati, tutta una folla di presenzialisti di mestiere che affollavano in giro per l’Italia le memorabili cene del Grinzane, adesso sembrano tutti colpiti da improvvisa amnesia e si affrettano a prenderne le distanze?), con le polemiche e gli strascichi giudiziari che ne sono scaturiti, hanno comunque portato a riflettere sul senso dei grandi premi e dei concorsi letterari nazionali. Resta il fatto che quello dei premi è un sistema che fa parte dell’industria editoriale, di cui i libri e la letteratura sono un prodotto, e se il sistema dei premi ha goduto e gode di così ampi sostegni, anche istituzionali, e perché è indispensabile all’industria culturale e alla circolazione dei libri. Non tutto quello che viene promosso in un premio è buono, ma nemmeno è detto che ogni premio nasconda una pastetta o premi opere che sono porcherie. E gli unici vantaggi concreti di un premio non è sempre detto che siano solo gli assegni guadagnati dagli autori. Certamente concorsi e premi letterari servono per conoscere e farsi conoscere. E’ indubbio che il vincitore dello Strega guadagnerà notorietà e lettori, e questo, e se il libro che vince vale davvero, è un bene non solo per lui e per il suo editore, ma per la cultura in genere. Ci sono poi meritevoli eccezioni che vanno in controtendenza rispetto alla deriva che in Italia discredita oggi i grandi premi. Dopo tre edizioni di successo, grazie anche a un meccanismo trasparente e democraticamente partecipato, da autentico concorso letterario, ci è invece piaciuto molto il clima di fiducia e la crescita nella qualità che caratterizza il Premio Letterario Tropea. Per il Tropea basta dare una scorsa a titoli e autori selezionati, all’elenco di finalisti e vincitori delle prime tre edizioni per farsi un’idea della qualità. Mentre è già tra i 50 premi letterari italiani più importanti per montepremi assegnato. Ma il pregio del Tropea non sta solo in questi primi dati, ma piuttosto nel suo carattere partecipato e nel suo originario compito culturale. E’ un premio che nasce per promuove la lettura in una Calabria che legge poco, e la sua missione dichiarata “una regione per leggere”, stabilisce un fortissimo legame con il territorio, offrendo così un sostegno concreto non solo alla promozione della cultura del libro ma anche ai processi di sviluppo civile e di crescita della legalità nella regione. E’ interessante anche per il tipo di giuria e per i metodi di selezione e di voto. Un sistema misto che prevede un voto tecnico, riservato agli esperti, e un voto popolare. Nel caso dei premi non è infatti l’idea di mettere in gara la cultura che dovrebbe far storcere il naso, quanto piuttosto la necessità di fare un bel repulisti degli «asset tossici» che anche tra le patrie lettere inquinano la circolazione dei buoni libri. E ripartire come ha fatto il Tropea da regole originali oltre che trasparenti, che alla fine premiano chi davvero se lo merita. Perché da quando è nato, il premio non è nelle mani delle lobby editoriali e degli uffici stampa o sotto il controllo delle sigle concentrate nei grandi gruppi editoriali. Il Tropea nasce infatti dalla selezione locale di un nucleo di giurati e di lettori indipendenti. In testa il giornalista Rai Pasqualino Pandullo e gli “Affaticati” tropeani, assieme ai rettori delle università calabresi, a operatori della cultura e dei servizi editoriali e librari della regione. Infine la giuria del Tropea è guidata da una personalità libera e garantista, una gran signora del giornalismo e della cultura italiana come Isabella Bossi-Fedrigotti, che a parte tropea mette la sua firma solo sotto lo storico premio Bagutta. Tutti insieme i giurati del Tropea, semplicemente discutendo sulla base del gusto letterario e del gradimento personale, segnalano le opere e i titoli da ammettere alla prima fase del concorso. Che non sono solo quelli spinti dai grandi gruppi, ma anche prodotti di singoli editori e autori che pubblicano per sigle di nicchia. C’è poi il vaglio di una giuria di qualità che comprende studenti e giovani, che sceglie e conferma la terna, e infine il voto di una giuria popolare che fa capo ai 410 sindaci o delegati dei comuni della Calabria. E sono questi lettori finali, è il caso di dire rappresentanti dei lettori “comuni”, che nella serata conclusiva esprimono il vincitore con un voto segreto, attraverso una rete telematica certificata e verificata da un ente terzo. Altra scelta interessante in un tempo in cui il marketing editoriale che rafforza la penetrazione dei libri è in mano a pochi “grandi” editori che dettano le leggi del mercato, è anche quella di presentare e offrire al pubblico libri di autori ed editori diversi (anche calabresi) ospiti del Tropea con la formula del talk, pescando al di fuori della terna e non solo in occasione delle serate estive in cui si assegna il premio. Lo scopo del Tropea è quindi raggiunto: quello di promuovere la lettura e portare gli scrittori in mezzo alla gente, rendendo più popolare l’accesso e la diffusione del libro e della buona letteratura in Calabria. In un tempo in cui la circolazione della cultura e la diffusione dei libri è in mano a pochi circuiti e sotto il controllo delle “grandi” centrali della comunicazione, è un risultato notevole e degno di riconoscimento, anche da parte dei poteri pubblici. Insomma, il Tropea è un bel premio, ben organizzato e culturalmente autorevole, ed è certamente un premio utile alla Calabria. Anche per promuovere e mettere assieme, non solo a parole, turismo e cultura. E poi spesso a parlar male dei premi sono solo quelli che non ne hanno mai vinto uno.

Ultimo aggiornamento ( venerd́ 21 agosto 2009 )