Un pomeriggio appassionante tra giornalismo e memorie familiari al TropeaFestival Leggere&Scrivere

Il pomeriggio del 12 dicembre al TropeaFestival Leggere&Scrivere si è svolto all’insegna del giornalismo e del ricordo. Le sorelle Bice e Carla Biagi hanno allietato il Sistema Bibliotecario Vibonese raccontando dell’indimenticabile papà Enzo da una prospettiva diversa da quella che conosciamo, quella televisiva, giornalistica, mediatica: il ritratto di “un uomo per bene che ha fatto anche il giornalista”, un personaggio, cioè, che ha segnato un cinquantennio di storia italiana con i suoi reportage, i suoi incontri con i migliori personaggi del ‘900, le sue inchieste, che ha narrato ogni aspetto politico-sociale dell’Italia di questo secolo da una prospettiva del tutto familiare e intima. Il libro “Casa Biagi. Una storia familiare” (edito da Rizzoli), che è stato presentato all’incontro, è infatti il racconto di più generazioni, dal punto di vista di due adolescenti che guardavano il padre con amore e timore, poi divenute donne di inscalfibile moralità capaci di raccontare con pungente ironia e la medesima capacità di coinvolgimento del loro padre molti aneddoti della loro vita di bambine prima, di giovani donne poi, mettendo in evidenza la figura di un uomo rigoroso quanto affettuoso, anche se “uno scapolo con famiglia” a causa del suo lavoro, la più grande passione della sua vita. E del suo lavoro è stato inevitabile discutere durante l’incontro al Complesso Santa Chiara, moderato dalla giornalista Rai Karen Sarlo: rispondendo alle domande dell’intervistatrice e del pubblico, in un’atmosfera piuttosto intima e delicata, Bice e Carla Biagi hanno raccontato della “ruvidezza appenninica” del padre, una consapevolezza che accompagnava Enzo e così anche la sua famiglia, del suo amore per la Calabria, per i calabresi e la loro letteratura (in particolare Corrado Alvaro), del particolare conflitto generazionale con Carla, fra le due quella più impegnata politicamente nelle proteste del ’68. Alla domanda classica sulle assenze frequenti del padre e sulle conseguenze di questo in famiglia, le sorelle Biagi hanno risposto con la consapevolezza di chi è cresciuto alla luce di una figura straordinaria, la cui professione era parte integrante del suo carattere, sebbene mantenuta lontana dall’intimità familiare, un uomo “presente anche quando non c’era” per via della sua forza caratteriale immensa e contagiosa. In un clima di regole rigorosissime ma educative, sereno e protetto dagli sconvolgimenti del mondo che pure Enzo Biagi raccontava ogni giorno, sono cresciute Bice e Carla, che ora lo ricordano con molta commozione ma senza mai abbandonarsi al sentimentalismo. In mezzo a un pubblico entusiasta, emozionato e a tratti anche divertito trova il suo meritato riscatto la storia di un grande uomo prima di un grande giornalista, vittima del potere proprio negli ultimi anni della sua vita, tristemente segnati da lutti personali e da un affronto professionale come il purtroppo celebre “Editto Bulgaro” di Berlusconiana memoria. Convinto che togliere il lavoro ad un uomo significhi togliergli la dignità, Enzo Biagi considerava il giornalismo come una missione e il giornalista come un vendicatore di ingiustizie – raccontano Bice e Carla Biagi – passione, quella del giornalismo, che Bice ha ereditato. In memoria di Enzo, le due custodi della memoria familiare fanno tesoro dei suoi insegnamenti ogni giorno, del suo giornalismo rigoroso e la sua eleganza e gentilezza nell’entrare ogni sera nelle case degli italiani, un giornalismo discreto ma insieme innovativo che ha fatto dell’inchiesta e della correttezza il suo baluardo. Per diffonderlo, insieme hanno istituito il Premio Enzo Biagi, che ogni anno gratifica il lavoro di giovani giornalisti garantendo la trasparenza e l’onestà di uno dei mestieri più rischiosi e affascinanti dei nostri tempi.