ADDIO, CARISSIMO LINO

L’Accademia degli Affaticati è in lutto. E’ morto Lino Daniele, il socio fondatore che più di tutti gli altri aveva voluto l’Associazione. Aveva 72 anni.

             

di Pasqualino Pandullo

                 

Ci eravamo sentiti, l’ultima volta, per telefono, tre giorni prima dell’ultima riunione dell’Accademia degli Affaticati. Mi diceva che sarebbe venuto, ci saremmo visti: un combattente, un ottimista, un appassionato, sempre con un’idea in tasca, con un progetto davanti a sé, un libro da leggere sul tavolo o un libro da scrivere nella mente. Oppure, sullo scrittoio, il libro che stava scrivendo.

Lino Daniele era la persona che più di tutti gli altri aveva voluto l’Accademia degli Affaticati, l’Associazione nata per realizzare il Premio Letterario Tropea: un evento – diceva - “di cui tutta l’Italia deve parlare”. Era stato lui a sceglierne i componenti, ad organizzare le riunioni preparatorie. Era stato lui a portarci dal notaio per farla nascere ufficialmente, l’Associazione. E lui, più di ogni altro, aveva esultato per il successo che il Premio Tropea coglieva anno dopo anno.

Intelligente, caparbio, senza fronzoli fino a sorprendere, Lino credeva profondamente nella cultura come strumento di elevazione personale e collettiva. Lo testimonia tutta la sua vita. Fin da quando, all’età di 17 anni, riuscì a sbaragliare migliaia e migliaia di concorrenti per partecipare al programma televisivo “Lascia o raddoppia?”, rispondendo sui “Promessi sposi” e divenendone campione per diverse settimane. Lo testimoniano i suoi libri, a cominciare da “Il figlio ribelle”, che è una storia autobiografica. Lo testimonia il suo lavoro di docente di lettere alle medie. Lo testimoniano i suoi incontri – più frequenti negli ultimi anni - con gli studenti, a parlare senza stancarsi mai di narrativa e d’impegno sociale e dunque, in fondo, di politica.

Ma in quella telefonata, la sua voce era fioca. Suonava come un triste presagio. A quella riunione, il 4 ottobre scorso, Lino non è venuto. Non era mai successo. Stavolta, proprio non poteva. L’abbiamo capito adesso che non c’è più, e ci scopriamo tremendamente tristi.

Alla moglie, signora Rita, alla figlia Mascia, a tutti i familiari, vanno le nostre condoglianze più sincere.

A noi dell’Accademia degli Affaticati, cui voleva un gran bene, il compito – un dovere, un onore - di non dimenticarlo.

 

Ultimo aggiornamento ( giovedý 17 ottobre 2013 )