«IL LIBRO, UNA GRANDE RISORSA PER CRESCERE»
Di     FLAVIA MAMONE
Giuliano Vigini, membro del Premio Nazionale Letterario Città di Tropea, rilancia l’ importanza della lettura e analizza la realtà calabrese.


Definito da La Stampa “il guru dell’ editoria”, da Il Giornale il “pontefice massimo dell’editoria”, da Famiglia Cristiana “il massimo studioso del fenomeno libro”, Giuliano Vigini è attualmente uno dei nomi più noti del mondo editoriale. Editore e saggista, è il fondatore dell’Editrice Bibliografica, che pubblica manuali e strumenti professionali per editori, librai e bibliotecari, tra cui il Catalogo dei libri in commercio e il Catalogo degli editori italiani. Dirige Libri e Riviste d’ Italia e Accademie & Biblioteche d’Italia; insegna Sociologia dell’editoria contemporanea all’Università Cattolica di Milano (Master in Editoria e gestione del prodotto editoriale); è presidente del Premio Alassio – Un editore per l’Europa. Fra le sue recenti pubblicazioni, la nuova edizione di una biografia su Sant’Agostino, edita dalla San Paolo, la cui prefazione porta la firma dell’allora cardinale Joseph Ratzinger. Suo anche Stavo per chiamarti (2006), pubblicato da Lampi di Stampa: una spassosa raccolta di frasi fatte, luoghi comuni, tic linguistici.

Giuliano Vigini ha voluto far parte del Comitato tecnico- scientifico del Premio Letterario Nazionale Città di Tropea - Una regione per leggere. Una presenza che qualifica il Premio Tropea e contribuisce indubbiamente ad attribuire prestigio all’evento stesso.

Conoscere più da vicino Giuliano Vigini significa scoprire, al di là del personaggio, un uomo ironico e di una mitezza sorprendente; un divulgatore delle Sacre scritture, da cui «si impara la sapienza del cuore e si trova il modello per i nostri comportamenti»; uno studioso dell’ universo libro e un’osservatore curioso, attento alla realtà socio-culturale e ai suoi mutamenti.

1) Prof. Vigini, in Italia si legge poco. Ancor meno lo si fa in Calabria. I risultati dei più importanti sondaggi sull’ argomento concordano nel rilevare che la nostra è una tra le regioni dove è meno diffusa la pratica della lettura. Come si spiega questo “disinteresse”?

Purtroppo è vero che la Calabria, con il 69,5% di persone che non leggono nemmeno un libro all’anno, si trova nelle ultime posizioni di classifica. Questo dipende sostanzialmente da due fenomeni concomitanti (un minor grado di istruzione e uno status socio-economico più basso rispetto ad altre regioni), ma anche una situazione informativa, distributiva e promozionale più precaria, che permette meno facilmente l’accesso al libro.

2) Uno studio di Economia politica citato da Tuttolibri (LA STAMPA del 16 settembre 2006) rivela una strettissima connessione tra il tasso di lettura e la crescita della produttività delle regioni (e conseguentemente di un intero paese). Ciò che viene messo in luce è dunque la dipendenza dei processi di produzione e di sviluppo dal grado di conoscenza acquisita sui libri. Se davvero è così, perché questo aspetto sembra essere tenuto in così poco conto?

La ricerca presentata lo scorso anno da due economisti (Antonello Scorcu dell’Università di Bologna e Edoardo Gaffeo dell’Università di Trento) ha messo appunto in evidenza questa correlazione diretta tra i tassi di lettura e lo sviluppo economico di lungo periodo. Perché si tenga così poco conto di questo, dipende sia dal peso che si dà alla cultura in senso lato sia da quello che in concreto si può fare per rafforzarla, anche attraverso una politica regionale del libro e della lettura.

3) L’uso ormai diffusissimo del computer e della rete internet contribuisce secondo lei in maniera preponderante ad allontanare dal libro i potenziali fruitori?

L’uso della rete può rallentare i tempi di lettura, dato che quando si fa una cosa in genere non se ne fa un’altra. Ma Internet, come la televisione o altri media, non hanno il potere di sradicare l’interesse per la lettura, quando c’è. In realtà, le indagini statistiche ci dicono che quelli che leggono sono proprio quelli che fanno anche tutto il resto.

4) Attraverso una singolare metafora che fa riferimento alla luce, lei ha illustrato i vari compiti che appartengono rispettivamente alla famiglia, alla scuola e allo Stato nel processo di promozione della lettura. Ce ne parli.

Ho usato l’immagine della luce per dire che è prima di tutto nella famiglia e nella scuola dove la luce si accende o resta spenta per sempre. Dove cioè si attivano tutte quelle energie, passioni, emozioni che sollecitano il piacere di leggere e lo rendono stabile nel tempo. Anche lo Stato deve naturalmente fare di più per attivare quelle iniziative che possono favorire ed estendere la lettura su tutto il territorio.

5) E lei, quanti libri legge in media ogni mese?

Attualmente penso di leggerne una decina ma di consultarne molti di più.

6) Quali fattori decretano il successo di un libro?

Parlare di un best-seller o anche solo di un libro di buon successo richiederebbe un lungo discorso. Perché se da un lato una delle caratteristiche del successo è la sua imprevedibilità; dall’altro, è pur vero che, nel mercato e nel sistema mediatico di oggi, giornalisti, opinionisti, uomini di spettacolo, ecc. hanno una visibilità che li favorisce anche sul piano commerciale. Poi, naturalmente, conta molto l’editore nel traghettare verso il successo un libro che ha già qualità intrinseche per affermarsi.

7) Ci parli brevemente dei tre libri finalisti del Premio Tropea. Quali sono gli elementi caratterizzanti di ognuno e perché sono stati preferiti, a suo parere, dal comitato tecnico-scientifico?

La rosa di titoli segnalati da ciascun giurato era molto varia. Alla fine hanno prevalso (nel senso che sono stati i più votati) Gomorra di Saviano; Donne informate sui fatti di Fruttero e Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia. Fermo restando che è sempre difficile scegliere, i romanzi in questione sono tutti validi per la trama, l’attualità, la capacità di coinvolgimento, il tipo di scrittura, ecc. Questo non esclude naturalmente che non ci fossero opere altrettanto degne: come a me sono parse La leggenda di Redenta Tiria di Niffoi; Il passato davanti a noi di Arpaia e soprattutto Il cacciatore di aquiloni di Hosseini.

8) Che cosa pensa dell’ originale formula del Premio Tropea, che dopo la votazione espressa dagli “addetti ai lavori”, prevede ora il coinvolgimento dell’ intera regione tramite uno scrutinio finale che chiamerà in causa tutti i 409 sindaci della Calabria, affiancati da una giuria popolare?

La formula del Premio mi sembra ben congegnata e credo che possa essere l’occasione e il volano per coinvolgere l’intera regione in un lavoro organico di sensibilizzazione e promozione della lettura su tutto il territorio.

9) Durante la sua seppur breve permanenza a Tropea, cosa l’ ha maggiormente colpita, incuriosita, stupita?

Conoscevo già Tropea, ma un conto è visitarla in un periodo tranquillo, sentendo quasi il respiro delle pietre, e un conto è visitarla d’agosto, quando si fa fatica quasi a camminare. Direi che questa volta ho scoperto cose nuove o, perlomeno, le ho viste con occhi nuovi.

10) Cosa può dare il Premio Tropea ad un territorio e ad una cultura come quelli calabresi?E cosa rappresentano tali iniziative all’ interno di questa realtà?

Direi che, nel momento in cui il Premio Tropea riuscirà a imporsi per la sua qualità e la sua capacità di coinvolgimento, diventando il principale punto di riferimento per tutta la Calabria, allora l’intera regione potrà via via trovare forme di aggregazione, partecipazione e iniziativa feconde di sviluppi su vari fronti. Si tratta in pratica di non lasciare il Premio un’oasi felice, ma di farlo diventare un progetto condiviso, aperto alla collaborazione di tutti coloro che possono dare un contributo utile per dilatarlo e arricchirlo, in vista di un bene culturale comune.

Ultimo aggiornamento ( giovedì 26 aprile 2007 )