L'ARGENTERIA DELL'ANIMA BRILLA DI PIU' COL PANNO DELLA CULTURA

Presentata alla Fiera internazionale del libro di Torino, la seconda edizione del Premio Tropea

di Pasqualino Pandullo

TORINO - Un Premio, soprattutto un Premio letterario, in fondo è un pretesto. Almeno per noi del Premio Tropea questo è: fin dall’inizio. Lo abbiamo sempre detto. Anche se Mariolina Venezia dopo essere stata da noi ha vinto il Campiello. Anche se il Tropea fa già parte dell’elenco dei principali Premi italiani, redatto da “Libri e riviste d’Italia”, il Bimestrale di cultura editoriale e promozione della lettura del Ministero per i Beni e le attività culturali.

Lo abbiamo ripetuto questa mattina, alla nostra conferenza stampa nel tempio sacro del libro, la Fiera internazionale di Torino. C‘era più gente dell’anno scorso, alle 11.30, nello stand K175, quello della Regione Calabria, la “casa” diretta da Gilberto Floriani che ha ospitato noi e altre realtà, gli editori in primis, segni tangibili del fermento culturale che attraversa la nostra regione.

Isabella Bossi Fedrigotti, presidente del Comitato tecnico-scientifico che ci ha onorato della sua presenza, ha detto delle cose bellissime. E verissime. Hanno un senso i Premi, perché ha un senso la lettura: chi legge – ha detto la Fedrigotti – è come chi ha un panno per lucidare l’argenteria che è la sua anima. Benché la nostra prima edizione sia andata benissimo, anche al di là delle aspettative – ha concluso – la ricaduta di un Premio non si misura con le persone e con gli articoli: il nascosto è molto di più.

Giuliano Vigini, tra un Javier Marìas e il Premio Alassio che lo vede tra i registi e una diretta per “A sua immagine” su Raiuno, ha trovato il tempo di venire da noi. Anche questo è un segno, e gliene siamo profondamente grati. “Non si tratta di dare una stampella agli editori – ha detto Vigini in conferenza stampa –, un Premio come il Tropea comincia ad essere molto di più”. Maria Faragò, con tutta la grazia e il garbo di cui è capace, ha spiegato bene questo bisogno d’incontrarsi (e in un posto così bello come Tropea) da cui nasce la nostra iniziativa: un’iniziativa – si è spinta a dire – che si svolge in Calabria, sì, ma senza voler a tutti i costi ricorrere a quel concetto così trito e ritrito che è la “calabresità”. Con noi, anche Giacinto Gaetano, il dirigente regionale che con tanta attenzione ci segue già dall’anno scorso, soprattutto nella capitale sabauda: e dopo aver portato il saluto del vice presidente della giunta regionale Domenico Cersosimo, ha spiegato che obiettivo prioritario dell’Assessorato alla cultura è quello della diffusione della lettura, coccolando i lettori forti e invogliando i lettori potenziali.

Un obiettivo ampio, ma che va perseguito concretamente territorio per territorio: il Premio Tropea converge su questo obiettivo – ha affermato il direttore del Sistema bibliotecario Vibonese, Gilberto Floriani – ed anche per questo va sostenuto. Ed io? Io ho annunciato che quest’anno le serate di luglio avranno a loro interno uno spazio dedicato al Concorso intitolato a Federica Monteleone: un articolo o un racconto breve riservato agli studenti calabresi. Lo organizza la Consulta delle associazioni tropeane, presieduta da Vittoria Saccà. Poi, ho ricordato quali sono i tre finalisti, ho ringraziato Confindustria Vibo Valentia quest’anno al nostro fianco, ho ringraziato il segretario generale del Comune di Torino, Adolfo Repice, che è tornato al Lingotto per seguirci e che ci vuole bene (“Io originario di Tropea? No, no: io sono tro-pea-no!”) ed ho invitato tutti a Tropea.

Ci sarà anche Bottega editoriale, l’agenzia che anche da Torino ci ha dato una grande mano d’aiuto. A cominciare dal “mastro Bottega”, Fulvio Mazza, che ha moderato benissimo anche la conferenza stampa di oggi.

Adesso, comincia la gran volata verso le tre serate di luglio.

Ultimo aggiornamento ( luned́ 12 maggio 2008 )