|
IL DETERSIVO DELLA CULTURA CONTRO LA “SINDROME DI CALIMERO”
TORINO - L’hanno chiamata “la sindrome di Calimero”, richiamandosi al pulcino di una famosa pubblicità di tanti anni orsono, quella propensione molto calabrese a lamentarsi di una scarsa considerazione altrui, che in realtà non esiste, se non quando suscitata dalla propria ignavia. “La sindrome di Calimero: la Calabria è davvero piccola e nera?” è stato il tema filo conduttore dell’incontro, con il quale il Premio Tropea Letterario Nazionale, giunto alla terza edizione, è stato presentato anche quest’anno alla Fiera Internazionale del Libro di Torino.
Ma se la Calabria soffre di una tale sindrome, definita in modo così originale, ci sono di converso tantissimi calabresi impegnati in campo culturale con un atteggiamento opposto a quello del “lamentismo”: convinti, cioè, delle proprie risorse, orgogliosi delle proprie iniziative e pronti a confrontarsi. Tutti d’accordo su questi contenuti i partecipanti all’incontro, ospitato dallo stand della Regione Calabria, presente alla kermesse torinese. A cominciare dal vice presidente e assessore alla cultura Domenico Cersosimo, per finire col giovanissimo scrittore calabro-lombardo Matteo Mazzuca (che a soli 19 anni si è visto pubblicare da Mondadori la sua opera prima, un romanzo di genere fantasy ambientato nel mondo dei pirati) … passando da due dei tre finalisti del Premio Tropea 2009: Carmine Abate e Mario Desiati, che hanno partecipato all’anteprima. Il presidente dell’Accademia degli Affaticati, Pasqualino Pandullo, che ha moderato l’incontro, ha annunciato che alle serate del Premio in programma dal 3 al 5 luglio, oltre ai tre finalisti (la terna è completata da Paolo Di Stefano) saranno presenti a Tropea come ospiti tanti altri scrittori e giornalisti, protagonisti della scena nazionale.
Il vincitore del Premio Tropea, come da regolamento, sarà deciso dai 409 sindaci calabresi, affiancati da una giuria popolare formata anche da studenti. A tutti loro, sono già stati consegnati i tre libri finalisti.
|