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La cultura, primo e ultimo impegno di Francesco Felice D’Agostino
di Pasqualino Pandullo
Lo chiamavo “professore D’Agostino” fin da quando, poco più che bambino, lo incontravo nel cortile delle due palazzine dove abitavano le rispettive famiglie, e che ancora oggi formano un unico condominio. Lo incontravo davanti il garage, dove lui lasciava la “125” color sabbia, poi riverniciata blu; oppure vicino al suo portone, dove io attendevo qualcuno degli amici di quella scala. “Buongiorno professore”. “Ciao bello!”. Sempre gentile, sempre un gesto di attenzione. Così per tanti anni. Però, davvero tanti.
Molto tempo dopo, lui presidente della Provincia di Catanzaro, io praticante giornalista , eccomi seduto accanto a lui sul sedile posteriore della sua auto, guidata dall’ autista e assieme al segretario, ad approfittare di un passaggio per Tropea. “Grazie professore, buonasera!” “Ciao! Quando vuoi…”
Un salto di altri anni ancora, e siamo nello studio del notaio, insieme con altri 18 amici, per fondare l’ “Accademia degli affaticati”: non era mancato neanche quel piovoso 22 marzo 2006, dopo aver partecipato a tutte le riunioni preparatorie.
Non sarebbe mancato neanche dopo, a nessuno degli appuntamenti successivi. Lo trovavo sempre già seduto in prima fila. “Sapete, per abitudine di una vita, arrivo sempre cinque minuti prima”. “Ma professore, mi date del voi, per favore…”. Quella sua puntualità, che poi si tramutava in attenzione per tutto quel che si diceva e nella voglia d’intervenire, e soprattutto quell’onorare l’impegno che aveva assunto come priorità, mi colpivano profondamente. Mi convincevano, passo a passo, che l’Associazione culturale cui stavamo dando corpo e vita era davvero una cosa importante. Mi convincevano che le responsabilità che andavo assumendo non erano delle pure amenità. Perché basate sulla convinzione, intima, che bisogna ripartire dalla cultura. Sempre. Ma soprattutto oggi.
Questo, era l’ultimo impegno pubblico che il professore Felice D’Agostino, classe 1922 come mio padre, artefice di mille battaglie politiche, generoso interlocutore di chi gli chiedeva aiuto, titolare di un “cursus honorum” da protagonista assoluto della scena regionale, aveva preso: l’impegno per la cultura. Per questo io lo ricorderò sempre. Per questo cercherò di onorare la memoria struggente di quei suoi occhi vividi che non smettevano di scrutarmi. Di questo, gli sarò sempre grato.
 
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