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Premio Letterario Tropea

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NEWS

PREMIO TROPEA 2010: LA RASSEGNA STAMPA

INCONTRATI AL PREMIO TROPEA Cinque domande di Cristina Marra al vincitore della quarta edizione, Mattia Signorini     Qual è stato l’input che ti ha sollecitato a scrivere “La sinfonia del tempo breve”? “I miei libri nascono da piccole “ossessioni”, da riflessioni. Prima di scrivere questo romanzo pensavo continuamente alla tristezza che mi dà vedere spesso la gente che non si interroga più, che non è più aperta al nuovo che arriva. Sono scioccato dal fatto di non vedere i bambini che giocano in cortile come facevo io da piccolo e mi chiedo dove siano finiti. Tutto questo mi fa paura perché è sintomo di inaridimento. Ecco il mio libro è una reazione a tutto questo”. Green, il nome di un colore per il tuo protagonista.Perché questa scelta? “L’ho chiamato Green, verde, perché è il colore che simboleggia la natura. Verde è anche la speranza di riuscire a realizzare qualcosa ed è la caratteristica del Novecento, un secolo che ci ha dato molto e che secondo me stiamo usando male”. Qual è la caratteristica di Green Talbot? “La curiosità. Green affronta il mondo con la curiosità e la sua caratteristica di ascoltare le persone nasce dalla sua curiosità. Green non è né coraggioso né avventuroso è solo curioso. Green era diverso dagli altri abitanti di Tranquillity e non era quindi collocabile in nessuna categoria.” L’isola delle bottiglie perdute é un luogo di raccolta delle parole non dette, dei messaggi non pervenuti al destinatario. “Si. Sin da bambino mi sono sempre domandato dove andassero a finire le famose bottiglie contenenti messaggi di vario tipo e mi sono immaginato un’isola che le contenesse, un luogo di raccolta di questi messaggi non arrivati. Mi piaceva anche l’idea che se queste parole non arrivavano ci fosse qualcuno di importante a custodirle per dare loro importanza e così è nato il personaggio di Farinata, una sorta di senso della giustizia per chi non ha avuto la possibilità di far arrivare a destinazione un suo pensiero”. Il tuo personaggio corre e “cavalca” luoghi e tempo. Dove risiede per Green il senso della vita? “ Talbot viaggia e scopre ma per lui ciò che è importante non è il percorso, sono le fermate”.    

La curiosità Green Talbot sostenuto da Greenpeace. Il protagonista di un libro di successo raccontato su carta amica vince la 4a edizione del Premio Tropea.    di Carmen Putruele          TROPEA(VV)- Col trionfo inaspettato di Mattia Signorini, nel Premio Letterario Nazionale Tropea, il secondo posto di Gad Lerner e il terzo di Alicia Giménez -Bartlett, “il libro”, costellato dalle giurie dei votanti, è stato celebrato per il quarto anno consecutivo, a conferma del team eccezionale assemblato dall’associazione “Accademia degli affaticati”. Di fronte ai nomi importanti, sopra citati, è indubbiamente una liquidazione sorprendente! Signorini è uno scrittore trentenne,  laureato in Scienze della Comunicazione, vispo come un grillo, indipendente, con un grande senso della giustizia, sta bene con gli altri e ha successo in società, di una galanteria vecchio stile, calmo , amante della pace e della natura, ha una grande gioia di vivere. Appare così nella nostra intervista. Dopo tre serate eccitanti, scandite da appuntamenti con ospiti di rilievo, musica, libri, interviste e novità, in questa nostra calda estate del 2010, ha vinto il bestseller: “La sinfonia del tempo breve- La storia di una vita che è tutte le vite” (ed. Salani); un tuffo nella curiosità, nell’avventura. In effetti questo libro, sin dal titolo, fa riferimento alla condizione umana di Green Talbot ( personaggio -protagonista), nato dalla fantasia di Signorini, in Inghilterra nel 1919.”[…] Un grosso pregio di Green Talbot, perlopiù sconosciuto alla maggior parte degli abitanti del mondo, era la curiosità[…]”. (Pag. 66 del libro). Lo scrittore introduce Green, 71 anni, che sta morendo, in un letto di ospedale, nel nord dell’Italia, e ha appena finito di raccontare la sua storia, al proprio medico. Nel capitolo 2, invece, sono narrate le vicende di Green, prima e dopo la sua nascita. Poi, la giovinezza tormentata da avversità: ha fatto la guerra, ha rischiato la vita, ma ha girato il mondo. Ha incontrato persone buone e cattive, amicizia e amore che hanno reso questo libro ricco di movimento. Green Talbot, non è solo lo specchio nel mondo sociale del Novecento, ma anche della società intesa in senso assoluto, cioè in quelle che sono le umane necessità e l’umana nobiltà, nell’implacabile avanzare del tempo. ”[…] La cosa peggiore che può capitare a un uomo è di morire in un ospedale- disse una volta, molto tempo prima[…]” Green.(Pag.5 del libro citato). L’intento, del talentuoso Signorini, entusiasta del suo personaggio, è di raccontare al lettore: come è possibile che l’uomo Green, con una vita incredibile alle spalle, si trova a dover morire come tante altre persone!? Ebbene, grazie alla curiosità, all’amore per la vita, alla capacità di vedere, di ascoltare il mondo, anche se in un ospedale, riesce a morire, in un modo diverso. “[…]la stanza di Green Talbot… il letto vuoto e la finestra spalancata… sul retro … un grande prato verde che stava nascendo… . In fondo, … il corpo di un uomo, raggomitolato su se stesso, che sembrava dormisse, sull’erba.” Scrive Signorini, e chiude con questi toni “ La sinfonia…”, di un romanzo, che tutti possono leggere. Il giovane scrittore ha raccontato che dai libri è rimasto attratto, innamorato perdutamente, sin da bambino.  ”Avevo tre anni -me lo raccontano i miei genitori- e ogni volta che vedevo la gigantesca biblioteca personale di uno zio, a Rovigo (città natale), rimanevo incantato”. “Ho imparato a leggere molto presto, perché, quando non capivo le parole mi arrabbiavo”. ”La mia non è una passione per la letteratura -dichiara- in fondo ho sempre manifestato interesse per il mondo, il cinema, la musica, gli animali, le persone. E il modo di esprimere, agli altri, questa curiosità, si è incanalato nei libri, che, servono per aprire una finestra e guardare quello che c’è fuori”. L’autore, appare determinato nella volontà di adottare “ogni forma di avvicinamento all’altro”, “cosa che non facciamo continuamente- chiosa Signorini- e ciò sta disgregando la nostra società”. Ci vuole più dialogo e capacità di esprimersi e di ascoltare, per non rimanere chiusi nella prigionia dell’esistenza. Avvicinarsi alle buone letture diventa quindi indispensabile. Curiosamente, prima di consegnare il suo stravagante genio alla stampa, lo scrittore, ha pensato di contattare Greenpeace, uno dei più grandi movimenti ambientalisti del mondo, con lo scopo di pubblicare libri su carta riciclata, amica della natura; impresa difficile in Italia, riuscita molto bene in Austria, che ha rifornito il proprio editore, Salani. ”Da piccolo -rivela l’autore- parlavo con gli alberi, li abbracciavo, per me erano vivi. Conservo, sempre, una forte passione per la natura”. Una passionalità che sa trasformare in coinvolgimento, visto il successo, in termini di vendita, anche, del suo libro precedente, dal titolo “Lontano da ogni cosa”, in cui il protagonista è un pittore che disegna solo alberi. “L’iniziativa -dice- vuole mandare un piccolo segnale, in attesa di ulteriori segnali, di tante altre persone”. Sono aiuti importanti per salvare l’ambiente. Alla domanda: ”è vero che leggere e/o scrivere cambia la vita?” Risponde: “Si, ma solo se noi siamo pronti a cambiare. Un albero non nasce da solo, ci deve essere il seme sotto la terra”. Concludiamo: Mattia Signorini, qual è il tuo libro preferito? Voglio dire: quello che ti ricorda un momento importante della tua vita”. “ Sono due- ammette- “Il maestro e Margherita” del medico-scrittore russo, Michail Bulgakov (1891-1940) e “Il Piccolo Principe” dell’aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry (1900-1944). Entrambi in modi diversi mi hanno raccontato il mondo, me lo hanno aperto e svelato”!          

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Premio 2009, prima serata: un salotto culturale senza alcuna parete PDF Stampa E-mail

Pubblico numeroso ed attento per la ‘Prima’ della Terza edizione

           

La pioggia, quasi come se anche lei non volesse mancare ad una delle manifestazioni più importanti del panorama letterario italiano, dopo essersi fatta viva per tutta la giornata, ha poi magicamente lasciato il posto ad una serata estiva calda, ma frizzante allo stesso tempo, insomma il clima ideale per l’inizio del Tropea 2009. Piazza Galluppi, nel cuore del centro storico, è come ce la ricordavamo lo scorso anno, forse ancora più bella ed elegante, con le luci soffuse che si proiettano sul Palazzo Giffone, sulla Chiesa di San Demetrio e sull’ex convento francescano, con il via vai delle tante persone presenti e con l’immancabile banchetto dei libri. Sul palco poi, grazie all’arredamento sobrio e raffinato, la sensazione è quella di guardare il salotto della propria casa; è questo dopotutto quello che vuole essere il Premio Tropea, non una semplice competizione tra libri, bensì un luogo dove ci si incontra, dove si parla un po’ di tutti e tutto, si conoscono persone e fatti nuovi, ci si emoziona e ci si diverte. Il benvenuto quest’anno è dato dalla musica festaiola ed allegra della Binghillo Blues Band che si muove suonando tra palco e platea, quasi a farci ancora capire che tra i due luoghi non esistono differenze al Premio Tropea. Pasqualino Pandullo e Livia Blasi dopo un breve ma affettuoso saluto invitano sul palco il commissario straordinario del Comune di Tropea, Giovanni Cirillo, che ringrazia e saluta le autorità presenti, gli organizzatori e tutti i sindaci giunti ad assistere al Premio. Nel suo breve intervento anticipa o apre, se vogliamo, quello che sarà uno dei temi della serata: la sindrome di Calimero. Il premio Tropea - dice in sintesi il commissario Cirillo - è una delle cure con cui sconfiggere questa sorta di malattia culturale che affligge non solo la Calabria ma un po’ tutto il Meridione, perché il Tropea è un premio coraggioso che sa unire il gusto per il bello con la capacità di essere utile, interessante, motivante. Subito dopo si incomincia con i libri, tanti, belli, per tutti i gusti. Pamela Muscia, attrice tropeana di fama nazionale, attualmente impegnata con il regista Aurelio Grimaldi, ed Eugenio Masciari, attore ed autore teatrale catanzarese di indiscussa fama, con alle spalle una carriera lunga e prestigiosa a fianco e a guida dei più grandi interpreti del cinema e del teatro italiano, recitano brillantemente alcuni intensi e significativi passi dei libri finalisti. Ad ogni lettura segue l’entrata dello scrittore letto: prima Abate, poi Desiati, infine Di Stefano. Ognuno dei tre scrittori parla, commenta e risponde alle domande dei presentatori sul libro come se parlasse ad un amico, ad un conoscente, raccontando nel libro un po’ se stesso. Un calabrese, un siciliano, un pugliese. Tutti e tre emigranti dal Sud al nord: chi in Germania, chi in Svizzera, chi in giro per il nord Italia; chi è emigrato per costrizione, chi per scelta, chi per impegni lavorativi; tutti e tre comunque legati, oltre che dall’attaccamento viscerale per le proprie radici, anche dalla convinzione che il Sud del nostro paese regala, al pari del Nord, intelligenze profonde, culturalmente elevate ma soprattutto bei libri. Scrittori tutti meridionali, dunque, quest’anno al Premio Tropea, un altro schiaffo alla sindrome di Calimero. Scrittori veri, umili, aperti, che si lasciano ‘intervistare’ dal pubblico senza alcun problema, trattando chi vuol parlare con loro come dei vecchi amici. Libri diversi dunque ma che parlano in fondo di cose comuni: d’amore, di sofferenza, di crudeltà e di degrado urbano e sociale. Una gara avvincente tra libri importanti che domenica consacrerà il più gradito per la giuria calabrese. E’ la volta poi della giornalista RAI Calabria Annarosa Macrì con il libro “L’ultima lezione di Enzo Biagi” (Rubbettino); Biagi suo “maestro” ed amico dal ’90 fino alla morte le ha insegnato parecchie cose: il rispetto per tutti, specie per gli umili, il valore sacro del punto di vista, la realtà interpretata diversamente a seconda dei modi di intendere i fatti e la vita stessa. Il giornalista - aggiunge ancora la Macrì - ha il dovere di non piacere a tutti, non deve correre a cercare il consenso, altrimenti non è più un vero giornalista. Poi la Macrì rivela l’ultima e forse più importante lezione giornalistica di Enzo Biagi data a lei ma forse un po’ a tutti i calabresi: guardare questa terra “dall’esterno” facendo finta di essere di un altro posto, per comprenderla fino in fondo per analizzare problemi e aspetti positivi. Santo Gioffrè poi sale sul palco per ricevere l’applauso del pubblico tropeano grazie al suo libro “Artemisia Sancez” divenuto intanto un fiction RAI (Premio Efebo d’oro 2009 per le fiction), dallo straordinario successo di pubblico e critica, venduta in tutto il mondo, perfino in Australia. Gioffrè parla poi della storia della Calabria, ricca ed importante per tutta l’Umanità ed esalta il romanzo storico ambientato in Calabria come forma di riscoperta della nostra cultura. Poi parla del suo nuovo romanzo “Leonzio Pilato” (Rubbettino): un calabrese che nel 1300 tradusse per primo dal greco al latino l’Iliade e l’Odissea, un personaggio dunque determinante per l’umanesimo culturale europeo. E’ poi la volta di Paola Bottero e del suo libro “Ius Sanguinis” (Città del Sole): 4 storie di donne tra cui quella di Federica Monteleone. 4 storie di sofferenza e di sangue appunto. Il silenzio – dice la giornalista piemontese trasferita per amore e per lavoro in Calabria - è il vero problema della Calabria. Ornella Milella e Domenico Nunnari parlano poi nel libro “Media arabi e cultura nel Mediterraneo” (Gangemi) di Mediterraneo: come i media arabi nel mondo della globalizzazione vedono noi occidentali? Questa il cuore del libro-ricerca, frutto di un lavoro decennale. C’è poi l’omaggio del Premio a Saverio Strati “da Scandicci”: lo scrittore calabrese per antonomasia, il più grande, ancora vivente, il vero narratore, l’intellettuale d’altri tempi che non vuole parlare con nessuno, non vuole vedere nessuno, l’uomo solo, l’uomo che riflette e che forse sta scrivendo, nella sua chiusura, qualche altro capolavoro. La Macrì lo ha intervistato di recente e per questo raccoglie l’invidia di tutti i presenti. Ognuno degli ospiti lo omaggia con un pensiero: chi ne consiglia un libro, chi lo esalta, chi lo rimpiange perché non si dà al pubblico come questo lo vorrebbe, chi semplicemente lo adora. La Binghillo Blues Band regala a tutti un attimo di allegria fatto di sola musica finché il Sindaco di Panettieri (CS) il più piccolo della Calabria con sole 350 abitanti, un comune che vive di pastorizia e agricoltura e che sembra quasi lo sfondo ideale per farci su un bel libro o un film, parla di come, secondo lui, l’interesse dei sindaci calabresi al Premio Tropea sia assolutamente autentico. Poi Pandullo scende dal palco ed incontra Maria Chiapparo figlia dell’etnografo tropeano Giuseppe Chiapparo di cui di recente è stata pubblicata l’opera omnia per i tipi di Meligrana dal titolo “Etnografia di Tropea”. Ed ancora Bruno Gallo con il suo libro “Nicotera tra passato e presente…” per parlare della cittadina tirrenica vicina a Tropea. Un saluto veloce al dottore e omeopata Giovanni De Giorgio, agli amici dell’Altea fashion club e poi sul palco sale una scolaresca dell’Abruzzo, in vacanza a Tropea grazie ad un’offerta della Regione Calabria, un atto di solidarietà e di vicinanza di una regione, la Calabria, che sente l’Abruzzo, nonostante la lontananza, molto simile a sé. Poi libri, libri ed ancora libri… Per ricordare altri personaggi famosi, per accendere lampadine nelle menti, per suscitare emozioni che altrimenti non emergerebbero mai dal nostro inconscio. C’è Stefano Vincenzi con il suo “Verso Costantinopoli” (Romagraf), un romanzo storico ambientato nell’Impero Romano d’Oriente, ci sono Nunzio Laquinti e Santino Salerno che ricordano in un libro Leonida Repaci, grande scrittore, pittore e intellettuale calabrese che, tra le altre cose, ha fondato il Premio Viareggio. Poi sul palco sale Antonio Panzella che, insieme a Salerno, ha scritto un libro su un altro calabrese illustre, Vincenzo Talarico, attore, sceneggiatore e giornalista di fama indiscussa. Poi sale Luigia Barone dell’Associazione “Attivamente coinvolte” che ricorda Anna Morrone e che discute con Pandullo e la Blasi del delicato argomento della violenza sulle donne; c’è Guglielmo Lento che parla della sue esperienza parlamentare con il suo libro “Onorevole per caso” e del suo amore per Tropea ed infine il giovane e brillante Luigi Ambrosi che parla del suo libro “La rivolta di Reggio” (Rubbettino) mettendo in luce il fatto che nel 1970 l’insurrezione reggina sicuramente non fu un fatto politico bensì il frutto della rivalità tra le provincie e le città calabresi, tutt’oggi ancora non sopita. Il saluto finale a sponsor, ospiti e pubblico e il rinnovo dell’appuntamento alla sera successiva fa chiudere ai due brillanti presentatori la magia della sera. Sale dal fondo della platea una musica viva, nonostante sia quasi mezzanotte, che riaccende di colpo la serata. E’ ancora la Binghillo Blues Band che saluti tutti in musica. Anche loro ci saranno ad allietare il Premio Tropea la sera seguente.

       

Giuseppe Meligrana

 

 

Ultimo aggiornamento ( giovedì 09 luglio 2009 )
 
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